Oltre 12 mila tra studenti, insegnanti e genitori hanno partecipato il 10 maggio all’incontro in piazza San Pietro organizzato dalla Cei. Parla don Michele Di Tolve, responsabile del Servizio per la pastorale scolastica e l’Irc

di Luisa BOVE

Papa_scuola
Roma 10/05/2014 Piazza San Pietro Papa Francesco incontra tutte le scuole cattoliche. In Piazza migliaia di giovani e famiglie PH: CristianGennari/Siciliani

Hanno partecipato più di 12 mila persone tra studenti (4 mila), insegnanti e genitori al grande appuntamento del mondo della scuola con papa Francesco che si è svolto in piazza San Pietro sabato scorso. Una partecipazione di cui ringrazia tutti don Michele Di Tolve, responsabile del Servizio per la pastorale scolastica e l’Irc: «Docenti, insegnanti di religione, le scuole statali e non, le federazioni degli insegnanti, le associazioni dei genitori… perché insieme abbiamo cercato di realizzare questo evento in profonda unità».

Che cosa ha significato per gli ambrosiani?
Per noi come Diocesi, che investiamo tanto nel mondo della scuola, è stato un momento in cui con il Papa e tutta la Chiesa italiana abbiamo aiutato la realtà civile a mettere la scuola di nuovo al centro, non dico delle preoccupazioni, ma delle buone occupazioni della Chiesa e della società stessa.

Che cosa ha colpito delle parole di papa Francesco?
È piaciuto molto quando ha detto subito: questo evento non è “contro”, ma “per”, non è un lamento, ma una festa per la scuola. Poi ha aggiunto: “Sappiamo bene che ci sono problemi e cose che non vanno, ma voi siete qui, noi siamo qui, perché amiamo la scuola. E dico noi, perché io amo la scuola”. Ne ha spiegato il motivo e poi ha ripercorso tutta la sua vicenda di studente, prete, Vescovo e Papa.

E poi?
Ero là con tanti direttori degli uffici diocesani e quello che li ha colpiti molto è che la scuola deve aiutare a rimanere aperti alla realtà. Questo è bellissimo, perché soltanto quando la scuola è aperta alla realtà così com’è, senza dare immediatamente un colore, un profumo o un’immagine, educa a incontrarla, a scoprirla, capirla, studiarla, conoscerla. Il Papa ha fatto l’esempio della piazza in cui ci trovavamo, quando ha detto: “La scuola ci educa al vero, al bello e al bene”. Questo permette di capire che l’educazione non è neutra: o è positiva o è negativa. Per la scuola italiana questo è fondamentale, perché oggi si pensa di dover educare in modo neutro per rispettare tutti, invece in questo modo si perde la realtà.

Sul ruolo della scuola che cosa ha detto?
“La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, il senso del bene, il senso del bello. E questo avviene attraverso un cammino ricco, fatto di tanti ingredienti, ecco perché ci sono tante discipline”. E ha aggiunto: “Lo sviluppo è frutto di diversi elementi, che agiscono insieme e stimolano l’intelligenza, la coscienza, l’affettività, il corpo. Per esempio, se studio la piazza San Pietro apprendo cose di architettura, storia, religione, anche di astronomia: l’obelisco richiama al sole, ma pochi sanno che questa piazza è anche una grande meridiana”. Da un elemento semplice il Papa ha fatto capire che il modo di incontrare la realtà è l’atteggiamento più bello e semplice di un adulto che vuole introdurre i propri ragazzi nel futuro. Non sono io che ti do l’interpretazione ideologica della realtà, ma ti racconto ciò che i nostri padri hanno scoperto, compreso, vissuto… è ciò che noi oggi ti consegniamo affinché tu possa essere protagonista del futuro. Ma vero, bello e buono devono stare sempre insieme.

Il Papa si è rivolto direttamente anche agli insegnanti invitandoli alla formazione.
È un aspetto su cui noi stiamo lavorando tanto. “Se un’insegnante non è aperto a imparare non è un buon insegnante. E non è nemmeno interessante”, ha detto il Papa. Spero proprio che tutti gli insegnanti colgano l’occasione per dire: questo è il percorso di convergenza che il Papa ci chiede. Convertiamoci a guardare alla scuola come a un bene così prezioso che nessun componente del mondo e della realtà della scuola deve rimanerne fuori o deve pensare di camminare slegato agli altri: genitori, studenti, docenti, personale, dirigenti scolastici, Chiesa, Stato italiano, enti e società civile. Dobbiamo lavorare per questo.

È quando il Papa ha detto: “Per educare un figlio ci vuole un villaggio”?
Sì, esatto. Molti ragazzi mi hanno riferito di essere stati davvero colpiti quando il Papa ha citato quel proverbio africano conosciutissimo indicandolo come modello da seguire. Questo dice davvero che non è possibile che i problemi della società usino la scuola come luogo di scontro. La scuola è il luogo dove deve regnare la serenità, la pace, la gioia, perché abbiamo la responsabilità del futuro di 8 milioni di studenti italiani.

Quale ricaduta potrà avere questo evento per il prossimo futuro?
L’esperienza che abbiamo vissuto e l’incontro del cardinale Scola il 22 gennaio scorso e poi questo camminare per la Diocesi della nostra Curia, di tutte le associazioni e federazioni della scuola, del convergere di tanti insegnanti che durante l’anno hanno partecipato agli appuntamenti zonali, ci fa dire in maniera decisa che l’anno prossimo, per costruire sul territorio la comunità educante, la scuola ambrosiana ci sarà! Contribuiremo a far crescere questa comunità educante che il nostro Arcivescovo tanto desidera, ma che desidera in fondo ogni persona che ama la scuola, la comunità cristiana, la società civile.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi