Il giovane Carlo nel ricordo di padre Gazzaniga, che l’ha conosciuto al Leone XIII di Milano: «Faceva il bene con una discrezione e un rispetto per gli altri notevoli»

di Luisa BOVE

Padre Roberto Gazzaniga
Padre Roberto Gazzaniga

Ha bruciato le tappe, il giovane Carlo Acutis, che sabato 10 ottobre sarà beatificato ad Assisi. A ricordarlo, nei suoi ultimi anni di vita, è padre Roberto Gazzaniga, guida spirituale al Liceo Leone XIII di Milano. Carlo infatti dopo aver frequentato le scuole delle Suore Marcelline, si è iscritto al Classico retto dai Gesuiti.

Padre Gazzaniga, che ricordi ha di Carlo?
Era un ragazzo molto dotato, benedetto dalla Provvidenza, che ha ricevuto molto dalla vita attraverso una bella famiglia e ringraziava il Signore per i doni ricevuti. Era generoso e magnanimo, di una signorilità e di una allure particolare. Era molto apprezzato e stimato anche dai suoi compagni.

Era un punto di riferimento per loro?
Lui non ci teneva a emergere, ma emergeva per le doti naturali che aveva e che gli altri gli riconoscevano. Non era per niente un arrivista, in un contesto e in una scuola dove l’ambizione è abbastanza comune.

Quali sono i tratti del carattere che più l’hanno colpita?
Oltre a una grandissima signorilità innata, la bontà di cuore, uno humor molto bello e sapido, una grande discrezione. Lui si era fatto carico di qualche compagno di classe che faceva fatica, e lui si è affiancato e l’ha sostenuto; questo è un gesto che i compagni gli hanno riconosciuto. Quello di aiutarsi non è uno “sport” che praticano facilmente, ma Carlo con grande signorilità ha aiutato chi aveva più difficoltà e ha ricevuto il riconoscimento da parte di tutta la classe.

Quindi rispettava la dignità dell’altro?
Sì, sì. Era attentissimo. Aveva una signorilità innata, che lo ha fatto grande in un’età non facile, quella dell’adolescenza, in cui di solito l’interesse è sulla propria persona.

Una signorilità che poi si è vista anche nei gesti di carità nei confronti dei poveri…
Faceva il bene con una discrezione e un rispetto per gli altri notevoli, senza mai renderla un’occasione di promozione della sua figura, ma da persona consapevole e adulta pur con i suoi 15 anni, senza arrivismi, anche perché Carlo era un vincente, non ne aveva bisogno. E di questa forza, di questo dono, di questo talento non ha mai abusato.

Era un ragazzo di fede e non lo nascondeva, ma neppure ostentava…
Non si tirava indietro quando c’erano discussioni di classe, per esempio sul problema dell’aborto lui aveva le idee chiare a riguardo e le sosteneva con molto rispetto, non denigrava nessuno, ma era chiaro e coerente. Questo anche grazie a una famiglia, a un papà e a una mamma che avevano un’attenzione spiccata verso l’educazione umana e cristiana del figlio.

La figura di Carlo Acutis quale messaggio comunica agli adolescenti e ai giovani di oggi?
Certamente che si può essere giovani e vivere la vita, aiutare gli altri ad apprezzarla e a viverla integralmente. Quella di Carlo è una figura che merita di essere messa in risalto, è un incoraggiamento per i giovani di oggi.  

Lei parteciperà alla celebrazione di beatificazione?
No, spostarsi in questo periodo di coronavirus non è il caso. Sono andato ad Assisi quando è stato sepolto e ho vivissima l’emozione di quel luogo di pace: allora era ancora al cimitero, non nel santuario.

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