«Oggi chi vuole fare qualcosa di buono lo deve fare da solo, per conto proprio», dice Maddalena, personaggio di un romanzo di Viola Ardone (Il treno dei bambini, 2019). Un tempo, invece, c’era il partito. «Mo sono rimasti solo i preti a fare questo… che, non dico di no, male non fanno, anzi spesso fanno pure bene. Ma non è una cosa politica, non so se mi spiego, è carità. È differente».
L’intuizione di Maddalena è notevole e non c’entra con le antiche contrapposizioni tra cattolici e comunisti. Piuttosto riconosce che la cura per una società giusta è qualcosa che non può stare a margine rispetto all’impegno delle istituzioni civili. Altrimenti anche la lodevole generosità del volontariato diventa una scusante che autorizza il mantenimento di un sistema di privilegi distribuendo briciole di tempo e di risorse per tamponare le falle più vistose. Lavorare per un mondo equo che salvaguardi la qualità dei legami sociali e la dignità di ciascuno è il compito della politica. Non ci si può rassegnare a lasciarlo al buon cuore di qualcuno.
S’intende che proprio in questo senso riduttivo il romanzo utilizza la parola carità, come sinonimo corrente di elemosina o di benevolenza. D’altra parte, il magistero dei papi, da Pio XI a Francesco, continua a ricordare che proprio «la politica è la forma più alta di carità». Il termine, in questo caso, risuona nel suo significato autenticamente cristiano e restituisce alla politica la sua vocazione a promuovere il profilo etico della convivenza civile.
È urgente riguadagnare questo valore della carità che si realizza nella costruzione dello spazio pubblico, accanto a quello, ugualmente importante, che si esprime nello slancio della pietà individuale. Entrambi, per altro, sono minacciati dalla stessa cultura che induce a privilegiare l’interesse personale, la difesa dei propri diritti e dei propri averi. E che compromette la fiducia nel prossimo e persino nell’utilità del proprio apporto al bene comune.
Per questi motivi, anche l’idea di educazione deve cambiare recuperando la consapevolezza della «finalità propriamente politica della scuola»: educare non può avere come obiettivo il mero adattamento degli studenti alle richieste della società attuale, ma deve abilitarli a entrare in un dialogo creativo e responsabile con il presente. Occorre insegnare ai giovani (e ricordare a noi stessi) che trovare il proprio posto nel mondo non significa inserirsi in uno schema, magari nelle posizioni più illustri e remunerate, ma in una rete di relazioni che diventa preziosa proprio nel momento in cui si è disposti a impegnarvisi con piena affidabilità. Cioè con la più alta carità.
Editoriale
La forma più alta di carità
Nel romanzo Il treno dei bambini di Viola Ardone si distingue tra carità e politica: la prima non può sostituire l’impegno per una società più giusta, che spetta alla politica intesa come «forma più alta di carità». Anche l’educazione deve formare cittadini capaci di responsabilità e dedizione al bene comune
di Fabio LANDI
15 Gennaio 2025


