3000 preadolescenti della Professione di Fede hanno percorso il Cammino tra le Cappelle del Sacro Monte, conclusosi incontrando con l’Arcivescovo: «Per superare la paura cattiva, occorrono amicizia, mistica e fiducia»

di Annamaria Braccini

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L’amicizia, la mistica e la fiducia. Può solo definire le tre parole con cui bisogna guardare alla vita, l’Arcivescovo, rivolgendosi ai più di 3000 14enni della Professione di Fede che, incuranti della pioggia e con l’entusiasmo indistruttibile dei ragazzi, salgono tra le Cappelle del Sacro Monte.
È il tradizionale loro Cammino – il primo con monsignor Delpini come Pastore della Chiesa ambrosiana – che, quest’anno si intitola “Tu sei necessario” con un’espressione di una delle più belle preghiere di Paolo VI, nel cui nome si percorre l’itinerario fino alla XIV° Cappella dove i preadoloscenti incontrano l’Arcivescovo. Il quale, comunque, sosta tra loro anche prima dell’inizio della tappa finale, quasi accogliendo, all’arrivo, i gruppi di ragazzi provenienti da tutta la Diocesi.
Il cielo si ancora più scuro, piove davvero forte e, allora, il bel momento finale, pensato tra musica, animazione teatrale e dialogo, diventa necessariamente più veloce. E così anche l’omelia, sintetizzata, appunto, in tre termini «per guarire dalle paure cattive». Esistono, infatti, una paura buona e una cattiva, quella che aiuta a essere realisti e quella che paralizza, perché si ha paura «di non essere all’altezza dei compiti assegnati e di non poter essere abbastanza amati».
Da qui la prima parola: «L’amicizia salva dalla paura di non essere interessante per nessuno: non è guardarsi negli occhi, ma guardare insieme verso un compimento desiderabile, un orizzonte promettente».
Poi, «la mistica che è la grazia di pregare con il cuore e non solo con le labbra e i segni». Una grazia, oggi, troppo trascurata e che, pure convince che il Signore ci è necessario.
Tu ci sei necessario, Gesù, perché la comunione con Te avvolge ogni aspetto della vita con gloria inattesa, illumina ogni momento difficile, ogni paura inquietante, ogni ferita dolorosa di una luce che la trasfigura. La mistica è come immergersi in un roveto ardente che trasforma tutto, trasforma in fuoco».
E, infine, la fiducia «che non è l’ingenuità del bambino che fantastica di poteri magici che risolvono tutto; non la presunzione della persona “vissuta” che si vanta delle sue imprese. Piuttosto l’audacia del giovane che si fida di Gesù e si mette in cammino sulle strade del bene perché si rende conto che Gesù si fida di lui e si aspetta qualche cosa di buono da lui».
Quella fiducia che è «l’arte di sciogliere le vele e affidarsi al vento», anche se si è ancora una piccola barca giovane nel mare della vita.
Il Padre Nostro recitato a voci spiegate, per farsi sentire anche con il temporale, e la benedizione del vescovo Mario che subito dopo, sotto l’ombrello, si porta vicino ai gruppi di 14enni per salutarli, quasi a uno a uno, suggella il Cammino 2018. Vissuto con qualche imprevisto, ma con la gioia e l’affidamento di sempre.

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