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Testimonianza

«Io, accolto, ora studio per aiutare gli ultimi»

In questi giorni alcuni ragazzi della comunità «Una casa anche per te» sono impegnati con la maturità. C’è chi vorrebbe tornare utile nel Paese di origine

di Annamaria BRACCINI

24 Giugno 2020

Marinella viene dalla Romania e frequenta la famosa Accademia della moda a Milano, «una scuola super-impegnativa e ringrazio tutti di avermi dato questa opportunità». Lucas ha 23 anni e da otto è il cuoco assunto dalla comunità «Una casa anche per te». È nato in Egitto, come altri suoi amici che si presentano all’Arcivescovo, con vicende di straordinaria ordinarietà che avrebbero tanto da insegnare ai nostri ragazzi (e non solo a loro). Come Israel, che di anni ne ha 22, è appena arrivato dal Perù, non parla bene (ovviamente) la nostra lingua, ma verrà assunto, in questi giorni, grazie alla sanatoria per il lavoro agricolo. E, poi, ci sono quelli che studiano con passione, come Ahmed, anche lui egiziano, che ha appena svolto la maturità e che, negli anni scorsi, non solo è risultato il più bravo della sua classe, ma dell’intera scuola. Parola del preside.

È lui che racconta: «Sette anni fa sono giunto in comunità ancora minorenne, a 13 anni, e non sapevo nemmeno una parola di italiano. Il primo anno ho dovuto ripetere la terza media, ma già dal successivo ho avuto buoni risultati, tanto che i miei professori, il “don” e altre persone che mi sono state vicino, mi hanno consigliato di continuare gli studi. Ho ottenuto, grazie al profitto (ndr il migliore dell’istituto per quattro anni di seguito) diverse borse di studio, tra cui una della Regione Lombardia. E, ora, dopo la maturità, vorrei andare all’università, scegliendo o gli studi della comunicazione o scienza dell’educazione, in ogni caso, rimanendo nel campo del sociale». Facile comprendere il perché di una scelta che sembra essere la più bella risposta a quel divenire esempi di condivisione che chiede, a tutti loro, l’Arcivescovo. Lo stesso Ahmed spiega con semplicità: «Accolto da don Massimo, comprendendo cosa significhi, ad esempio, avere a disposizione dei beni sottratti alla mafia e, soprattutto, essendo stato io stesso aiutato, voglio stare accanto agli “ultimi della fila”. Mi piacerebbe tornare anche in Egitto – anche se, ormai, mi sento più italiano che egiziano – per poter realizzare qualcosa che contribuisca a un cambiamento del mio Paese di origine».

Tra i quattro giovani che hanno ricevuto gli attestati, anche Nazish, pakistana di nascita, 26enne, da quasi un decennio in Italia, che di «cose», come dice sorridendo, ne fa veramente tante. «Sono babysitter di un bambino di 4 anni, che ho iniziato a curare quando aveva un solo anno, e ora anche di un altro. Lavoro in cucina. Poi, nel pomeriggio, aiuto i ragazzi che vanno a scuola. Ora, iniziando l’estate, mi impegno nel laboratorio della comunità. Da tre anni frequento la scuola serale e sto per finire gli studi commerciali. Il 26 giugno avrò gli esami di maturità». Nazish ammette di avere «un poco di paura», chiaramente, però, è una ragazza determinata. «Vorrei fare un tirocinio, sempre nel settore, per imparare a tenere la contabilità della comunità. Per un anno vediamocome andrà, poi, vorrei continuare a studiare economia che è una materia che mi piace tanto».

 

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