Magnifica humanitas, umanità magnifica. Fin dal titolo si capisce che la prima enciclica di papa Leone XIV ha uno sguardo aperto e ottimista sull’uomo. Lo sottolinea don Andrea Ciucci, sacerdote ambrosiano “prestato” al Vaticano, dove è cancelliere della Pontificia Accademia per la Vita e segretario generale della Fondazione vaticana RenAIssance.
«Questo documento, che non a caso esce nel 135esimo anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII, riprende alcuni aspetti specifici della Dottrina sociale della Chiesa e li rilegge alla luce della condizione attuale della società, segnata dalla transizione digitale e dal rapido sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale», spiega don Ciucci.
Tra le riletture, una delle principali riguarda il tema del lavoro. Uno dei timori più diffusi nella nostra società è che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale faccia sparire alcune professioni, generando disoccupazione. D’altra parte, però, c’è anche chi confida che l’AI possa liberare una volta per tutte l’uomo dal fardello del lavoro. Una tentazione, secondo don Ciucci, che fa notare: «Se davvero l’intelligenza artificiale affrancasse l’uomo dal lavoro, non sarebbe una buona notizia. Per questo Papa Leone, oltre a considerare i timori per una possibile crescita della disoccupazione, nel documento pone l’accento soprattutto sul tema della dignità del lavoro».
«Nel testo – prosegue don Ciucci – c’è una citazione importante della Laborem exercens, uno dei documenti meno ricordati di Giovanni Paolo II, nel quale il Santo Papa affermava che quando un lavoro è giusto e sicuro, è un bene fondamentale della persona. Noi non vogliamo una tecnologia per non lavorare. Al contrario, vogliamo una tecnologia per lavorare bene, tutti, in modo giusto, salubre e buono».

Un altro aspetto interessante della Magnifica humanitas, secondo don Ciucci, riguarda la riflessione sul posto dei cristiani nella storia: «Davanti alla grande rivoluzione rappresentata dall’intelligenza artificiale, papa Leone esorta i cristiani a non fuggire la realtà, nemmeno davanti alle sue complessità, e ad abitarla fino in fondo, senza paura di “sporcarsi le mani” e, soprattutto, collaborando con tutti». Osserva infatti il sacerdote: «La custodia della vita umana – che è anche il sottotitolo dell’enciclica – non può essere affidata a un solo soggetto, ma è un obiettivo che si realizza insieme, coinvolgendo l’intera società». In particolare, secondo Ciucci, «proprio ai cristiani, che hanno particolarmente a cuore la tutela della vita, spetta il compito di favorire e promuovere questa collaborazione».
Per questo, secondo don Ciucci, la scelta di dedicare un documento alle sfide dell’intelligenza artificiale ci dice di un Papa moderno, che «sta chiedendo alla Chiesa di abitare quello che lui definisce “il cantiere del nostro tempo” con forza, entusiasmo e serietà e con una profonda passione per l’umanità». Una visione, questa, tutt’altro che allarmista o apocalittica, di fronte a un futuro ipertecnologico che invece viene spesso evocato a tinte fosche. «L’approccio del Papa è semmai realistico – fa notare don Ciucci -: questi sono i cambiamenti in atto, questi gli strumenti che il nostro tempo ci mette a disposizione. La domanda è: quale futuro vogliamo costruire e come possiamo tutelare la dignità dell’uomo con i mezzi che abbiamo oggi?». In fondo, continua don Ciucci, il messaggio del Papa è un richiamo alla capacità decisionale e alla responsabilità dell’uomo: «Il suo sguardo è ottimista, ma non fa sconti. La nostra umanità è “magnifica” perché, davanti ai problemi, ci mettiamo in gioco e cerchiamo il modo di affrontarli insieme».





