Tradizione della carità e laboriosità civile si intrecciano in modo virtuoso nel Decanato di Vimercate, dove l’Arcivescovo è in visita pastorale fino al 17 maggio. Un territorio nel suo complesso ricco dal punto di vista produttivo e professionale, così come lo è di campanili, con 19 Comuni e 29 parrocchie.
Un tessuto sociale che favorisce anche l’iniziativa pastorale, nota il decano don Arnaldo Mavero (responsabile della Comunità pastorale Maria Maddalena, che raccoglie le parrocchie di Cavenago, Bellusco, Ornago e Mezzago). Anche i numeri, insomma, contano: il fatto di essere un Decanato popoloso, con circa 160 mila abitanti, non porta a disperdere le energie, ma, evidenzia don Arnaldo, è piuttosto «una ricchezza, un vantaggio se si guarda a quanti si impegnano nella vita della comunità cristiana». Ci sono insomma persone motivate, e pochi, assicura, «si fermano al “si è sempre fatto così”».

Tre capisaldi
In una società in evoluzione, don Arnaldo e i suoi confratelli invitano innanzitutto la stessa comunità cristiana a rinnovare il saldo riferimento all’Eucaristia e alla Scrittura, per continuare a proporre la prospettiva del Vangelo, nel dialogo tra fede e vita. A livello decanale, proprio la Scuola della Parola è l’iniziativa che richiama una numerosa partecipazione, insieme – rileva don Arnaldo – alla Giornata di preghiera per la vita promossa ogni anno dal Centro di Aiuto alla Vita di Vimercate in prossimità del 25 marzo (festa dell’Annunciazione), e alla Giornata di preghiera per i martiri missionari.
Fraternità ed educazione
Del resto, ricorda il Decano, questa è una «terra di santi»: hanno operato o sono originari di questi paesi don Mario Ciceri così come padre Clemente Vismara, ma anche madre Laura Baraggia (fondatrice delle suore del Sacro Cuore di Gesù), e madre Ada Bianchi, che ad Agrate fondò l’istituto delle suore Serve di Gesù Cristo. Una storia di santità che, dal canto loro, i pastori di oggi (sono 52 i consacrati in Decanato, tra presbiteri e diaconi) si impegnano a proseguire, sottolinea il Decano, vivendo innanzitutto, tra sacerdoti, un «bel clima di fraternità».
Assieme al lavoro sul piano della carità è viva anche l’attenzione educativa, insieme al confronto con la società civile. Ogni anno la Commissione socioculturale del decanato, di cui fanno parte anche alcuni sindaci e amministratori locali, riflette sul Discorso alla Città che l’Arcivescovo pronuncia a Sant’Ambrogio, per poi proporre una propria riflessione nell’incontro che monsignor Delpini tiene con tutti gli amministratori locali della Zona pastorale di Monza.
I sacerdoti che seguono la Pastorale giovanile hanno avviato proprio in questi mesi un percorso in cui mettono in comune le “buone pratiche” di ogni oratorio, un lavoro lungimirante non solo per non disperdere le energie, ma anche per formare al meglio gli educatori. Ed è stretta anche la collaborazione con il mondo della scuola: attraverso il Consultorio di Vimercate (intitolato al cardinale Martini) in molte classi vengono proposti percorsi di formazione affettiva, mentre il lavoro dell’Assemblea sinodale in questo triennio è sfociato in un progetto di supporto e formazione rivolto ai volontari di tutti i doposcuola del Decanato. Per l’assemblea sinodale, così come per tutta la comunità cristiana, «la sfida è ora quella della gemmazione», sottolinea il decano, ossia di coinvolgere nuove persone in questo cammino di corresponsabilità.

Stile sinodale
Un cammino verso il futuro che don Arnaldo si augura di poter vivere con lo stile della sinodalità. «Nella Proposta pastorale di quest’anno l’Arcivescovo diceva che “è tempo di portare il sinodo in casa”: sarebbe davvero bello – auspica il decano – che lo stile che lo Spirito Santo in questo millennio propone alla Chiesa divenga sempre più quello della comunità cristiana, e, a pioggia, anche quello delle nostre relazioni quotidiane». L’augurio, ribadisce, «è che questo stile dell’ascolto, dell’attenzione all’altro, dell’arrivare a scelte condivise sia anche lo stile dei rapporti in famiglia, al lavoro, e di tutte quelle relazioni che viviamo nella nostra comunità».





