«La Chiesa siete voi e la difesa del diritto del lavoratore a stare in famiglia, a vivere una vita privata dignitosa e la pratica religiosa, riguarda il sindacato. La difesa dei tempi è un valore universale e il capitalismo oggi indiscutibile, non può convincere i cristiani alla rassegnazione, ma semmai a sentirsi provocati a dare delle risposte. La presenza della Chiesa non è solo il Magistero dei documenti, ma è fatta dalla la gente nei contesti della vita di ogni giorno perché si faccia presente la bontà della vita umana»
Sono state espressioni dirette, chiare, senza mezzi termini, quelle che l’Arcivescovo, in un salone dei convegni, in Curia, gremito, ha rivolto ai delegati sindacali della Fai (Federazione Agricola Alimentare Ambientale Industriale Italiana) Cisl Milano Metropoli. Presenti, tra gli altri, il segretario generale Gennaro De Falco, Salvatore Ciarlone, del Direttivo Fai Milano (che ha moderato l’evento), il segretario generale Cisl Milano, Giovanni Abimelech, di Fai Cisl Lombardia. Daniele Cavalleri e il vicario episcopale monsignor Luca Bressan.
Superare le divisioni
Tutti riuniti per dialogare con monsignor Delpini sul lavoro, ovviamente, ma anche sulla vita, la verità, la giustizia, la speranza, la fede, il futuro e la pace. Molte le domande venute dai delegati come l’interrogativo su come rigenerare il mondo del lavoro e quali passi urgenti compiere per aiutare i lavoratori a ritrovare speranza nella costruzione della casa comune di fronte alle guerre e a tante divisioni.
«Chiediamoci cosa abbiamo da dire sui valori del lavoro che ispirano la nostra cultura di origine. Credo che accogliendo le situazioni concrete e il desiderio di compiere passi che migliorano il contesto in cui tutti operiamo, possiamo superare le divisioni», spiega monsignor Delpini che subito avverte: «Questo, però, presuppone un’intelligenza, un ragionamento, senza lasciarsi guidare solo dall’emotività e non fermandosi alle emozioni. Come Diocesi abbiamo voluto proporre un Sinodo sulla Chiesa dalle genti, per andare oltre il semplice benvenuto alle persone che vengono da altri Paesi. Questa è la sfida di oggi: se si vuole essere milanesi si deve contribuire a costruire la città del futuro, la Chiesa di domani. Così si fa con il mondo della scuola e così bisogna fare anche nel lavoro. I sindacati non devono incidere sull’indifferenziato delle situazioni, ma in questa logica».

L’importanza delle relazioni
Che fare, chiede una delegata, davanti alla mancanza di senso della religiosità e alla prevalenza delle esigenze produttive su quelle della persona, come per esempio, quando si tengono i supermercati aperti la domenica e il lavoratori devono adeguarsi?
«Ribadisco che la Chiesa siamo tutti, siete voi, e il sindacato ha un ruolo fondamentale. La complessità del presente deve essere affrontata con motivazione e competenza, senza rassegnazione, coltivando speranza e fiducia, entrando nel merito dei problemi, studiando le condizioni e individuando la strada da percorrere. Se l’organizzazione delle multinazionali e delle grandi compagnie, impediscono una gestione locale delle decisioni, non ci si può fermare, occorre un interlocutore politico perché non può essere la finanza – che è un mostro potente che non ha paura di nessuno -, a governare il mondo. La finanza è una perversione dell’economia perché i soldi oggi servono solo per fare altri soldi. Se non raggiungiamo i luoghi in cui si decidono le sorti del mondo è chiaro che perdiamo il volto dell’umano. Un primo passo concreto, in tale senso, è creare rapporti intergenerazionali, Per dire qualcosa ai giovani, gli adulti dovrebbero dimostrare di essere contenti di esserlo».

Creare bagliori di speranza
Si parla anche della violenza che pare dilagare. «Ho l’impressione – nota l’Arcivescovo – che vi sia una narrazione che fa torto alla realtà, perché tende al catastrofismo, mentre la gran parte delle persone è brava gente che fa del bene. Perché, allora, la cronaca è cosi deprimente, mentre la realtà è in gran parte incoraggiante? Vi invito a essere protagonisti di una narrazione più realistica. Il male, senza dubbio, c’è, ma c’è anche tanto bene».
In un secondo giro di domande, si parla del contributo che la Chiesa può dare nell’ambiente del lavoro, non solo a livello contingente, ma avendo una visione.
«Un tempo c’era un certo modo di rapportarsi del mondo del lavoro con il Vescovo. Pensiamo alla genialità di Montini nell’avviare un dialogo con gli operai delle fabbriche di Sesto San Giovanni, che visitò il giorno stesso del suo ingresso come arcivescovo di Milano, nel 1955. Io oggi visito imprese di tipo familiare. Voglio sottolineare l’importanza della presenza del sindacato di ispirazione cristiana nel lavoro, con la conoscenza di ciò che dice la Dottrina sociale della Chiesa e i principi da mettere in pratica. Per esempio, interroghiamoci su cosa voglia dire la persona al centro o la responsabilità sociale dell’imprenditore, quando, magari, quest’ultimo è un’entità astratta, distante. La nostra civiltà lombarda ha qualcosa di speciale, nella valorizzazione della persona, essendo capace di incidere nella realtà, basti pensare all’associazionismo, alle tante reti confronto, alla cooperazione. Quindi, forse, abbiamo un motivo in più per incoraggiare i lavoratori, anche coloro che vengono da altri Paesi. Quando parliamo di valori come la verità, la gioia, la speranza, ci troviamo, talvolta, davanti a un muro. Ma io dico che nei muri si creano delle crepe, per esempio quando l’altro è nella prova e nel dolore, che diventano fessure che possono portare dei bagliori di luce nell’impenetrabilità», conclude, tra gli applausi, l’Arcivescovo.

Infine, prima della consegna di alcuni riconoscimenti, in primis al segretario De Falco, è Abimelech a prendere la parola con una proposta. «I dipendenti a Milano sono 653 mila: se tutti i datori di lavoro donassero 1 euro al mese per dipendente si arriverebbe a una cifra di oltre 7 mln di euro e se 1 euro fosse dato anche dai lavoratori a 15 mln che si potrebbero destinare a uno strumento virtuoso che già abbiamo come la Fondazione Welfare ambrosiano, vedendo insieme dove sono problemi o quante case si possono ristrutturare. È poco: è un niente che diventa uno spiraglio di solidarietà». Appunto quella crepa nel muro che fa vedere una luce di speranza.



