Alle 20.45 sul sagrato di San Giovanni Crisostomo il rito presieduto dall’Arcivescovo, che reciterà l’ultimo mistero; ai primi quattro daranno voce altrettanti parrocchiani provenienti da continenti diversi, a rappresentare la multietnicità della comunità

di Cristina Conti

San Giovanni Crisostomo
La chiesa di San Giovanni Crisostomo

Domenica 23 maggio, alle 20.45, sul sagrato della chiesa di San Giovanni Crisostomo, in via via Padova 116, l’Arcivescovo guida la recita del Santo Rosario a conclusione della solennità della Pentecoste e della Festa diocesana delle Genti.

Scelta non casuale, data la forte presenza nel quartiere di etnie diverse. La realtà è variegata: molti sono filippini, mentre negli ultimi anni sono diminuiti i sudamericani e sono aumentati gli immigrati dallo Sri Lanka. Un buon numero di ragazzi, poi, è figlio di badanti che provengono dall’est Europa. È cresciuto anche il numero dei ragazzi che chiede l’inserimento a scuola.

I primi quattro misteri gloriosi del Rosario verranno guidati a turno da quattro parrocchiani di quattro continenti diversi, nella lingua nativa, l’ultimo dall’Arcivescovo. Ad accogliere monsignor Delpini, nel 60° anniversario di fondazione della parrocchia, ci saranno in particolare i bambini del catechismo, gli animatori dell’oratorio estivo, i chierichetti e i giovani che stanno collaborando con la Caritas nella distribuzione degli alimenti alle famiglie indigenti del quartiere. Si vuole raccogliere così l’invito dell’Arcivescovo nella sua lettera Del tuo Spirito Signore è piena la terra: insegnare di nuovo a pregare, aprirsi alla fede, alla conoscenza di Gesù, alla pratica della vita secondo lo Spirito. Tutta la comunità adulta deve essere educante e dire ai ragazzi che la vita è una vocazione che merita di essere vissuta. Per prepararsi all’incontro i parrocchiani sono stati invitati a partecipare a tutta la novena di Pentecoste e alla vigilia.

In questi mesi pandemia la Caritas parrocchiale di San Giovanni Crisostomo ha rafforzato il suo servizio con il Centro d’ascolto e nella distribuzione di alimenti e abbigliamento per le famiglie bisognose «La novità più importante da questo punto di vista è che i giovani si sono aggiunti a dare una mano e che ancora adesso continuano con questo impegno», spiega il parroco, don Felice Capellini.

Un’attenzione particolare si è avuta anche nei confronti dei ragazzi migranti che frequentano la scuola: «La principale difficoltà che devono affrontare è la scarsa conoscenza della lingua italiana. Per questo motivo abbiamo attivato corsi di italiano online».

L’oratorio estivo si svolgerà secondo le modalità dello scorso anno, per quanto riguarda l’organizzazione del tempo estivo: i protocolli da parte della Fom sono arrivati proprio in questi giorni. «Non sarà un’attività portata avanti da sacerdoti e animatore, ma coinvolgerà tutta la comunità cristiana adulta – aggiunge don Capellini -. Non si tratterà solo di proporre qualcosa, ma di farlo con la forza di tutti». Sul territorio ci saranno infatti almeno sei proposte attive, tra Comune, gruppi sportivi e cooperative, per tutti i livelli di costo. “Abbiamo notato che lo scorso anno molti migranti sono rimasti a casa, valorizzando relazioni familiari e amicali: una scelta dettata soprattutto da motivi economici. Per questo motivo abbiamo attivato un prolungamento della catechesi: si svolgerà tutti i giorni dalle 16.30 alle 18 e sarà una sorta di merenda diffusa e condivisa sul territorio, in collaborazione con altre realtà, come per esempio Orti Urbani, la bocciofila e Cortili solidali. L’anno scorso questa esperienza è durata sei settimane. Se riusciamo ad avere più forza in campo vogliamo ampliare l’esperienza», aggiunge don Capellini.

 

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