Nella I domenica di Quaresima, in Duomo, l’Arcivescovo ha presieduto la Celebrazione eucaristica con il Rito dell’Imposizione delle ceneri. «Un periodo privilegiato per fermarsi, per pensare, per credere e convertirsi»

di Annamaria Braccini

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Gli uomini e le donne del nostro tempo che corrono e, così, anche i giovani, i nonni, persino i bimbi. Ma dove e perché si vada sempre di fretta nessuno lo sa. O meglio, nessuno si pone nemmeno la domanda. E, allora, certamente la quaresima – come tempo che conduce alla Pasqua – può divenire un periodo «privilegiato» per fermarsi, per pensare, per credere e per convertirsi.
In Duomo, si celebra l’Eucaristia nella I domenica della Quaresima ambrosiana e l’Arcivescovo, che presiede la Messa al cui termine si compie anche il rito dell’Imposizione delle Ceneri, indica 3 percorsi virtuosi per vivere al meglio questo tempo che inizia e nel quale – come dice, in apertura, l’arciprete del Duomo, monsignor Gianatonio Borgonovo -, «vorremmo essere condotti con lei ad ascoltare il Vangelo. C’è una dimensione comunitaria nel vivere la quaresima che è guardare con fiducia a un cambiamento, a un ritorno, a una conversione del cuore». Tutto ciò che si definisce, in una parola sola, “Teshuvàh”.
E, allora, l’appello del vescovo Mario è molto chiaro per uomini e donne che, appunto «vanno di fretta, che sono presi da una frenesia che li trascina in infiniti appuntamenti, in inesauribili adempimenti. Corrono per non perdere l’occasione, corrono per non mancare un incontro, corrono per fare un atto di presenza, corrono perché c’è gente che aspetta. Corrono. Ma forse si può oggi trovare un istante per porre la domanda: ma tu, fratello, sorella dove corri?».
Eppure, questo interrogativo sembra interessare poco «a gente che si è come accampata in un parcheggio perché non c’è ragione per mettersi in cammino se non c’è una mèta». E, questo, vale anche per i cristiani del Terzo millennio. «Si può forse descrivere così anche l’impegno delle nostre comunità, indaffarate in molte iniziative, impegnate per molte scadenze, dedite con generosità a replicare quanto sta scritto in calendario da tempo immemorabile, perché “abbiamo sempre abbiamo fatto così”». Ma la vera risposta dei credenti in Cristo, è un’altra ed è «scritta nel tempo che stiamo inaugurando verso la Pasqua, sapendo di avere un appuntamento con la vita, con la Risurrezione come gente motivata dalla speranza».
L’invito è a comprendere la quaresima come «tempo di grazia per lasciarsi trasformare dal Signore».
Da qui 3 indicazioni tratte dalla Prima Lettura, con il profeta Gioele. e dal Vangelo di Matteo al capitolo IV.
«“Laceratevi il cuore e non le vesti. Tu gradisci la sincerità nel mio intimo, nel segreto del cuore mi insegni la sapienza”: Siamo chiamati non a metterci una maschera, ma a metterci davanti al Signore con verità. È tempo di deporre la mascherala con la sincerità che permette a tutti di riconoscere, con umiltà, che siamo poveri peccatori e che abbiamo bisogno di misericordia. La sincerità fa emergere la verità che c’è nel profondo di noi stessi. Così forse, si può superare anche la depressione che, a volte, ci prende. Se ci poniamo davanti a Dio con sincerità di cuore, potremo sentirci dire dal Signore, “Sei mio figlio, ho stima di te”. La verità del cuore sconfigge sia la presunzione di chi se sente giusto sia l’umiliazione».
La seconda indicazione è dal Vangelo: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.
«Nell’intimità che si apre con sincerità alla sapienza che Dio insegna nel segreto del cuore, risuona la parola che fa vivere. Fa vivere perché comunica vita: la parola di Dio, infatti, non è un suono che comunica un pensiero, una dottrina, una disciplina. È invece il Verbo, che crea la vita degli uomini.
È parola che risuona nell’intimo e nelle assemblee, come principio di vita nuova, diventa anche messaggio che raggiunge gli altri e li convoca perché si riveli la meta verso la quale vale la pena di correre».
Infine, “Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, radunate i fanciulli”.
«Il cammino, la corsa verso la mèta, è il cammino di un popolo, non di un pellegrino solitario, radunatevi per meditare il mistero di Cristo. La vocazione è convocazione. Insieme è possibile quello che da soli diventa insostenibile».
Il richiamo è alla Via Crucis, «parrocchiale, comunitaria, cittadina, zonale». Via crucis – l’Arcivescovo la guiderà personalmente in ciascuna delle 7 Zone pastorali – che non sia una devozione che rinnova una tradizione, ma un esercizio di autentica conversione. «Date tempo alla preghiera comune perché il popolo in cammino senta crescere il suo vigore. Teniamo fisso lo sguardo su Gesù per camminare con lui fino alla Pasqua, operando insieme al servizio dei poveri e dei bisognosi».
Un appello che, a conclusione della Celebrazione, il Vescovo richiama ancora, sottolineando: «il nostro cammino verso la Pasqua sia serio e lieto con il desiderio di segnare i luoghi dove passiamo con un sorriso e un gesto di carità, espressione di amore e di gioia perché il Signore ci attira a sé con un principio di vita nuova».
Poi, il Rito dell’Imposizione delle ceneri, benedette dall’Arcivescovo, poste dapprima sul suo capo dal penitenziere maggiore della Cattedrale, monsignor Fausto Gilardi e, attraverso le mani dei Concelebranti, sui fedeli.

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