I decani don Riccardo Festa e don Paolo Citran (facente funzioni) presentano le loro realtà alla vigilia della visita pastorale del cardinale Scola (7 ottobre)

di Luisa BOVE

Don Riccardo Festa

Venerdì 7 ottobre la visita pastorale del cardinale Angelo Scola fa tappa nel Decanato Gallaratese a Milano: alle 21, nella chiesa Maria Regina Pacis (via Kant 8), l’incontro con i fedeli del Decanato e quelli del Decanato di Baggio. Abbiamo intervistato i due decani, don Riccardo Festa e don Paolo Citran (facente funzione)

Il Gallaratese, realtà “anziana” che punta sui giovani

Il cardinale Scola torna al quartiere Gallaratese dopo soli tre anni: nel 2013 ci andò per ricordare la presenza di Giovanni Paolo II nel 1983, ora per la visita pastorale decanale che coinvolge anche il Decanato di Baggio.

Il Gallaratese è formato da sei parrocchie, di cui quattro (Maria Regina Pacis, San Giovanni Battista in Trenno, San Leonardo da Porto Maurizio e Santi Martiri Anauniesi) fanno parte della Comunità pastorale Trasfigurazione del Signore. «Le altre due – spiega il decano don Riccardo Festa – sono Sant’Ilario (dove fino a un anno fa c’erano i Betharramiti e ora c’è un oblato, in attesa di decisioni future) e San Romano, dove sono presenti i Rosminiani».

Oggi il quartiere conta 36 mila abitanti, ma nel giro di due anni potrebbe crescere di altri 6 mila con le nuove costruzioni nella zona Expo, da Cascina Merlata e dintorni. «Il quartiere ha 50-60 anni di vita, prima c’era solo il piccolo Borgo di Trenno che poi è stato inglobato, pur conservando alcune sue caratteristiche», spiega il decano. Negli anni Sessanta e Settanta sono arrivate tante famiglie giovani, ma ora la popolazione è decisamente anziana. «Siamo il quartiere più vecchio di Milano, qualcuno dice addirittura d’Europa – spiega don Festa -. Allora c’erano tantissimi ragazzi e ora diversi asili e scuole sono diventati centri per gli anziani o adibiti a servizi del Comune, mentre le elementari e le medie sono diventate scuole superiori».

Il centro commerciale Bonola, luogo di ritrovo per tanti abitanti, è quasi una piazza del paese: «Siamo confinanti con il Palasharp dove si ritrova la comunità musulmana e dove ora portano i rifugiati, ma a parte qualche problema di traffico in alcuni periodi, non abbiamo problemi».

Dal punto di vista ecclesiale il Gallaratese ha puntato molto sugli oratori, spaziosi e in mezzo al verde: i risultati si vedono, nonostante qualche fatica. Le parrocchie nel complesso sono abbastanza vivaci e il rapporto di collaborazione tra i preti «è molto buono – assicura il decano -. Siamo cinque preti della Comunità pastorale, tre di San Romano e uno di Sant’Ilario, poi c’è un diacono permanente e due preti residenti: monsignor Antonio Costabile, che ha incarichi pastorali in Curia, e monsignor Gianni Colzani, che insegna a Roma». Oltre agli oratori, ci sono attività sportive, un cineteatro e sala della comunità a Regina Pacis, unica del quartiere, ristrutturata di recente, animata soprattutto da compagnie teatrali locali o utilizzata per incontri vari.

Nelle sei parrocchie si celebrano solo 15 matrimoni all’anno: più della metà delle coppie che frequentano il corso fidanzati infatti vanno a sposarsi fuori, in particolare in Meridione, nei paesi di origine. Anche i battesimi vengono spessi celebrati fuori città, a volte senza neppure avvisare i parroci. «I bambini dell’iniziazione cristiana sono circa 190 all’anno in tutto il decanato – spiega don Festa – e alcuni vengono da noi perché hanno i nonni in quartiere che li portano prima a scuola e poi a catechismo».

A Baggio aumentano i fedeli la domenica

Sarà una serata di confronto e dialogo con l’Arcivescovo, quella di venerdì 7 ottobre, per i Decanati Baggio e Gallaratese. Sono già pronte alcune domande che i fedeli rivolgeranno direttamente all’Arcivescovo.

Il Decanato di Baggio sorge nella periferia ovest della città e confina con Cesano Boscone, Settimo Milanese e Pero. Il quartiere, che oggi conta 60 mila abitanti, in origine era un antichissimo centro agricolo che prendeva il nome da una famiglia di proprietari terrieri di origine longobarda, i Badaglum (citati addirittura in alcuni atti del 873). Nelle vicinanze esisteva il Cenobio dei monaci benedettini Olivetani, il loro primo monastero su terra lombarda, risalente al XV secolo e in seguito adibito a usi civili.

Le diverse parrocchie sono sorte nel corso dei secoli: in particolare quella di San Giovanni Bosco vedrà crescere il numero di fedeli quando alcune abitazioni in costruzione verranno abitate da nuove famiglie.

«Attualmente esistono 9 parrocchie – spiega don Paolo Citran, facente funzione di decano fino alle prossime elezioni -, a cui si aggiunge la cappellania dell’ospedale San Carlo. Oltre ai 22 sacerdoti in servizio nelle dieci comunità, in decanato operano anche due diaconi permanenti». Due parrocchie sono gestite da religiosi, rispettivamente dai Padri oblati di San Giuseppe e dai Sacramentini. Inoltre in sei parrocchie sono presenti altrettante congregazioni religiose che svolgono attività pastorali e sono impegnate nelle scuole.

Le parrocchie hanno dimensioni molto diverse: si va dalla piccola Figino (1.800 abitanti) a Sant’Apollinare (13.250), ma anche la configurazione a livello sociale e culturale varia molto dall’una all’altra. «Ovviamente sono presenti anche quasi tutte le grandi problematiche della città di Milano – spiega don Citran -: microcriminalità, droga, abbandono degli anziani, immigrazione straniera, presenza di nomadi, nuova disoccupazione (anche giovanile), pendolarismo abitativo e lavorativo…». «Il decanato di Baggio – continua il sacerdote – è ancora oggi la somma di una serie di quartieri, spesso fisicamente separati tra loro, che faticano a formare una realtà omogenea nella quale gli abitanti si possano riconoscere».

Il principale insediamento abitativo è costituito da nucleo dell’originale paese di Baggio, incorporato nel Comune di Milano nel 1923, ma fino a una quarantina di anni fa ancora staccato, come separati sono ancora oggi i centri di Figino, Muggiano e in parte Quinto Romano. Tuttavia in decanato c’è la «Rete Baggio», un insieme di associazioni e realtà che operano a livello culturale e socio-educativo, mentre altri gruppi di volontariato (anche di ispirazione cristiana) sono impegnati in ambito sportivo, socio-assistenziale e culturale.

A Baggio non ci sono Comunità pastorali, ma solo diverse commissioni a livello decanale: Caritas, famiglia, Pastorale giovanile… Inoltre alcune comunità, dice don Citran, «stanno attraversando una fase di “nuova partenza”». E aggiunge: «I nostri oratori sono frequentati e attivi grazie a tenaci “comunità educanti” costituite da sacerdoti, religiose, catechiste ed educatori in collaborazione con la Fom e la Pastorale giovanile». Altro dato interessante è che «negli ultimi anni abbiamo constatato una partecipazione costante alla Messa festiva, a fronte di un calo dei battesimi, di una diminuzione incisiva dei matrimoni e di un incremento significativo dei funerali».

Questa in sintesi la situazione sociale ed ecclesiale del decanato di Baggio. Ora non resta che attendere l’Arcivescovo per un confronto diretto.

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