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Editoriale

Il dovere di raggiungere e consolare tutti

Il Vangelo, incontrando la vita delle persone, illumina le vicende individuali e dona concretezza al testo sacro. Anche chi affronta difficoltà o fallimenti, come separati e divorziati, può trovare guarigione, speranza e rinnovata fiducia nell’amore umano e divino

di Fabio LANDI

15 Marzo 2025
Don Fabio Landi

È sempre commovente intercettare il momento in cui il vangelo raggiunge una persona aiutandola a capire se stessa, a interpretare un certa situazione o a superare una difficoltà. Sono circostanze che toccano anche chi non ne è direttamente coinvolto: la nostra fede – quella di tutti, anche di noi preti – vi trova conferme e si scrolla di dosso i dubbi e le freddezze di tanti giorni.

Nell’incontro tra il vangelo e la vita si produce infatti un doppio chiarimento. Da una parte le vicende individuali si illuminano; dall’altra, il testo guadagna concretezza e per questo ci pare di intenderlo per la prima volta. Non importa se magari lo conosciamo fin dall’infanzia: ora lo vediamo all’opera sotto i nostri occhi, ci accorgiamo che parla di fatti tangibili e che mentre ne parla li trasforma, li ordina e li sbroglia. Così, il senso di parole che tante volte abbiamo avvertito come retoriche e banali diviene limpido e convincente, semplicemente esatto.

Questo tipo di esperienza è un piccolo miracolo di fronte al quale altre questioni, pure importanti, finiscono subito sullo sfondo. Bisogna ricordarselo parlando dei percorsi con cui la nostra diocesi accompagna i gruppi di separati e divorziati che si incontrano per pregare e rileggere la propria storia a partire dal vangelo (Rottini a pag. 24).

Nelle comunità cristiane non manca chi storce il naso per motivi di natura morale, sacramentale o canonica. Oppure perché si teme una sorta di ghettizzazione a cui sarebbe da preferire un immediato riassorbimento nella pastorale ordinaria della parrocchia. Spesso sono obiezioni da prendere in considerazione che nulla tolgono, però, al fatto centrale: il vangelo raggiunge chiunque, in qualunque situazione si trovi, e innanzitutto medica, guarisce, consola, apre spazi di speranza senza i quali anche la responsabilità del passato si riduce a insopportabile schiavitù.

Nell’ordinarietà della nostra cura pastorale accompagniamo i fidanzati che si preparano al matrimonio, i giovani genitori a cui è nato un figlio, chi attraversa la malattia e chi si avvicina alla morte. Per ciascuna di queste persone sappiamo che il vangelo ha una parola appropriata che interpreta il passaggio delicato che sta affrontando. Non diversamente chi si trova a fare i conti con il fallimento del proprio matrimonio ha bisogno di essere raggiunto dalla sapienza cristiana che libera dal male, quello subìto e quello compiuto, e insegna a credere ancora nell’amore, quello degli uomini e quello di Dio. Quando questo avviene è una benedizione per tutti.