L’Arcivescovo ha presieduto la preghiera mariana in cinque realtà del Decanato Turro, come farà per tutto ottobre in altri Decanati cittadini: «Vogliamo una Chiesa che sappia comunicare agli altri la vera volontà di Dio»

di Annamaria BRACCINI

rosario con delpini

Recitare il Rosario è «un modo per farmi coraggio nell’intraprendere un compito impegnativo e per camminare insieme come Chiesa». Questo il senso del gesto che l’Arcivescovo di Milano sta compiendo e compirà per l’intero mese di ottobre, recandosi nei Decanati cittadini. In cinque realtà di ogni Decanato, visitate a sera, monsignor Mario Delpini ha deciso, infatti, di pregare con la gente: per ogni sosta, una decina di rosario e una breve riflessione sulla preghiera per la Chiesa di Milano, da lui stesso composta e illustrata dalla Pietà Rondanini nell’immaginetta distribuita ai fedeli durante il pellegrinaggio mariano di questi mesi.

Il Rosario nella Rsa “Pindaro”

Nel popoloso Decanato Turro, zona nord-est della città, la prima tappa dell’Arcivescovo, accompagnato dal decano don Franco Amati, è con gli anziani della Residenza sanitaria assistenziale “Pindaro”. Un presidio moderno e funzionale con 120 posti-letto e un Centro diurno, affidato alla Cooperativa sociale “Anteo”. Ad accogliere l’Arcivescovo ci sono il direttore Diego Mastrorilli, il personale medico e infermieristico, i volontari e tanti degenti con i familiari. Il cappellano don Claudio Dell’Orto ricorda come proprio Delpini, allora Vicario generale, esattamente 3 anni fa, il 5 ottobre 2014, intitolò la struttura al “Mistero della Divina Misericordia”.

Dopo la recita della prima decina dei Misteri della Luce, “Il Battesimo di Gesù”, l’Arcivescovo dice agli anziani riuniti nella semplice Cappella dell’Istituto: «Questa non è una chiesa storica, ma è una Chiesa fatta da voi, dal bene che avete realizzato, dalla bellezza delle vostre vite. Vi lascio la mia immaginetta come segno di amicizia, impegnandoci a pregare gli uni per gli altri. La Pietà Rondanini (l’ultima scolpita da Michelangelo, intorno ai 90 anni), pone le figure del Cristo morto e della Madre in una posizione tale da ricavare il messaggio che la Madonna stia in piedi perché si appoggia al Figlio. Questa mi pare l’espressione profonda della nostra fede: Infatti ho scritto: “A questa morte si appoggia chi vive”. Una fede che mi fa coraggio e che vorrei condividere con voi, sapendo che, nelle difficoltà, non ci affidiamo solo alle nostre energie, ma a Gesù».

Chiaro il richiamo, esemplificato anche attraverso la preghiera, «per la Chiesa di Milano, alla quale chiedo quello che ci insegna il Padre Nostro. Pregare “Venga il Tuo Regno”, significa credere, avere speranza; significa che la vita non finisce in questi anni da trascorrere sulla terra, ma è attesa della vita felice per sempre con Lui».

La preghiera in Santa Maria Assunta

Poi è la volta della seconda decina – “Le Nozze di Cana” – nella parrocchia Cristo Re e della terza, “La Predicazione del Regno”, in Santa Maria Assunta in Turro. Ai ragazzi che l’accolgono sul sagrato e ai fedeli riuniti che già stanno recitando il Rosario con il parroco don Giuseppe Macchioni, l’Arcivescovo rivolge il suo pensiero: «Vi ringrazio molto di essere qui, magari in un orario scomodo e dopo una giornata di lavoro, per questo momento che dimostra che fare l’Arcivescovo non è un lavoro solitario, un’impresa da eroi, ma un cammino di popolo».

Il riferimento torna alla preghiera per la nostra Chiesa: «Gesù ci ha rivelato che Dio è padre. Noi non crediamo in un Dio indecifrabile, ma in Colui al quale possiamo chiedere ciò che dice il Padre Nostro. Una Chiesa che prega perché venga il Regno è in cammino, non è preoccupata della sua sopravvivenza, come si percepisce in certe comunità lamentose. È un popolo che va insieme verso la festa di Dio a cui tutti siamo invitati».

Nasce da qui l’interrogativo posto dall’Arcivescovo: «Cosa c’è nell’anima di chi prega: “Sia fatta la Tua volontà”?. È un’espressione intesa, talvolta in modo pagano, come se la volontà del Signore fosse il destino o ciò che capita. Non è così. Dio non vuole disgrazie e malattie di fronte a cui rassegnarsi, ma, come nota San Paolo, la salvezza. Vogliamo una Chiesa che sappia comunicare agli altri la vera volontà di Dio e per questo dobbiamo pregare».

Prima di lasciare la parrocchia, la benedizione di due sposi che si uniranno in matrimonio sabato prossimo e un’ultima raccomandazione: «Ciascuno stasera vada a casa con la persuasione che la vita è una benedizione di Dio». Infine, la recita degli ultimi due Misteri della Luce, “La Trasfigurazione” e “L’Istituzione dell’Eucaristia”, rispettivamente con i fedeli delle parrocchie San Giuseppe dei Morenti e Santa Maria Rossa in Crescenzago.

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