Un ambito particolare in cui incontrarli. Anche se la percentuale di quanti si accostano al confessionale è minima, si possono fare esperienze pastoralmente interessanti. Il Duomo di Milano è, in questo senso, un osservatorio significativo

di Fausto GILARDI
Penitenziere maggiore Duomo di Milano

confessionale

Siamo ormai vicini all’inizio della XV Assemblea generale del Sinodo dei vescovi. «Attraverso un nuovo percorso sinodale sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, la Chiesa ha deciso di interrogarsi su come accompagnare i giovani a riconoscere e accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza, e anche di chiedere ai giovani stessi di aiutarla a identificare le modalità oggi più efficaci per annunciare la Buona Notizia» (documento preparatorio).

Come preparazione a questo significativo appuntamento ecclesiale sono stati indagati diversi ambienti frequentati dai giovani. Si è pensato alla loro presenza in famiglia, tra i coetanei, nella scuola, nel mondo del lavoro, del divertimento, nelle parrocchie, nei movimenti e, certamente, l’indagine offre un’immagine significativa e provocatoria del mondo giovanile. Oltre centomila giovani hanno risposto al questionario on line predisposto in diverse lingue e da qui è scaturito l’instrumentum laboris attorno a tre grossi temi: riconoscere, interpretare scegliere.

C’è un luogo particolare in cui incontrare i giovani: il confessionale. Non è certamente il luogo in cui incontrare masse di giovani. La percentuale dei giovani che si accostano al sacramento della riconciliazione è certamente minima e il più delle volte è data da giovani che vivono già una qualche forma di appartenenza ecclesiale. Avvengono però anche sorprendenti inizi da esperienze di lontananza e magari anche di disorientamento morale.

Non è trascurabile il dato oggettivo che viene dal Duomo di Milano dove, attraverso un sondaggio di questi ultimi mesi, si può dire che, settimanalmente, vengono in confessionale duecento/trecento giovani. Per lo più sono studenti universitari, giovani professionisti e anche giovani sposi.

Vengono per confessarsi per diversi motivi. Alcuni hanno operato questa scelta nel loro cammino di formazione; parecchi sono inizialmente indotti da una situazione particolare di incertezza, di dubbio, di ricerca e magari anche di sofferenza. Non mancano i giovani che arrivano in Duomo perché invitati da qualche amico che li ha preceduti e ha trovato risposte per la sua vita. La disponibilità di confessori dalle sette del mattino fino alla sera li assicura che comunque trovano un sacerdote per ascoltarli e invocare il dono del perdono. Spesso però fotografano col telefono gli orari del prete che li ha confessati e ritornano. Si stabilisce così un rapporto che non riduce la confessione all’accusa dei peccati e all’assoluzione. Cercano un ascolto che, a partire da quanto stanno vivendo, diventi aiuto per riconoscere, per interpretare e scegliere. A partire dalla confessione e magari in un contesto che la differenzia si crea una vera occasione di direzione spirituale.

È un’esperienza pastoralmente interessante anche per i presbiteri che accostano la realtà giovanile cogliendone la fragilità, ma anche le potenzialità presenti che, adeguatamente sviluppate, recheranno un apporto fecondo alla società e alla chiesa.

In genere il giovane non si limita a un elenco dei peccati, ma, a partire dall’accusa, rivela un profondo desiderio di verità su se stesso. Vuole, alla luce della Parola e con l’aiuto del confessore, conoscere se stesso, il perché dei suoi limiti, il motivo della sua fragilità, la possibilità di dare concretezza ai suoi sogni, l’attendibilità dei suoi desideri. Non rivela principalmente una modalità narcisistica di conoscersi, ma un bisogno spirituale di comprendersi e di camminare. Il confronto con la Parola del Signore e l’attenzione del confessore li aiuta a non limitarsi da una indagine di ordine psicologico, ma li predispone a una lettura spirituale di sé.

È a questo punto che matura la volontà di stendere un progetto non principalmente in ordine a che cosa fare, ma a come essere. Qui viene proprio da dire che ancora il cuore dei giovani è abitato da ideali grandi, seppure in una società che sembra distrarli dalla concentrazione e avviarli a scelte emotive e quindi provvisorie e, a volte, perfino contradditorie.

Nella fase del progetto appare come indispensabile, richiesta dai giovani stessi, una regola di vita costruita attorno ad alcuni valori vissuti come obiettivo da raggiungere e ad alcune scelte di vita nell’ambito delle relazioni, della carità e della preghiera. Il desiderio di verità e la delineazione del progetto li conduce verso un “affidamento” al Signore e alla sua Parola che li aiuta a mettere a disposizione i doni ricevuti, a capire che la vita è veramente vissuta quando è interamente donata. La fede è così giustamente accolta come vocazione. La vita spirituale non si riduce solo al momento della preghiera, ma è tutta la propria esistenza gestita dallo Spirito di Gesù.

Papa Francesco, annunciando il Sinodo, scriveva ai giovani: «Mi vengono in mente le parole che Dio rivolse ad Abramo: “Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò” (Gen 12,1). Queste parole sono oggi indirizzate anche a voi: sono parole di un Padre che vi invita a “uscire” per lanciarvi verso un futuro non conosciuto ma portatore di sicure realizzazioni, incontro al quale Egli stesso vi accompagna. Vi invito ad ascoltare la voce di Dio che risuona nei vostri cuori attraverso il soffio dello Spirito Santo» (13 gennaio 2017). Pare proprio che queste parole trovino una realizzazione nell’itinerario che questi giovani con sorprendente impegno stanno compiendo.

È un vero motivo di speranza, di rilettura positiva di in mondo fragile e intelligente, di una situazione che propone la distrazione, ma incontra anche tanta generosità.

Forse la Cattedrale ha un fascino particolare, diventa un’attrazione discreta e sicura per i giovani che osano passare la soglia. Questa esperienza dice che, se siamo disponibile ad ascoltare almeno quanto ad organizzare, ad ascoltare proprio attraverso la confessione, questi semi di impegno possono diventare fecondi e aprire una prospettiva grande per loro e per la chiesa nel mondo di oggi.

 

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