Oltre 500 ragazzi durante la Redditio Symboli hanno consegnato la loro «Regola di vita» all’Arcivescovo impegnandosi come «cristiani veri» e non dando nulla «per scontato». Parlano Luca Quaglino e Ilaria Rusconi

di Luisa BOVE

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È sempre un’esperienza forte di condivisione quella vissuta dai giovani alla Redditio Symboli, in particolare per coloro che decidono di scrivere una Regola di vita e di consegnarla nelle mani dell’Arcivescovo. Erano più di 500 i ragazzi che dieci giorni fa hanno vissuto questa tappa importante del loro cammino di fede.

Di grande impatto è stata la testimonianza di uno di loro, Peter Farag (24 anni), egiziano copto che ha raccontato le difficoltà che aveva nel suo Paese a vivere la fede cristiana. L’applauso esploso in Duomo al termine della sua testimonianza è stato un segno di incoraggiamento e di solidarietà di migliaia di ragazzi ambrosiani presenti alla Veglia.

Le sue parole hanno colpito Luca Quaglino, 18 anni, della parrocchia S. Antonio Maria Zaccaria a Milano e iscritto al primo anno di biologia in Statale. «Peter mi ha fatto rendere conto di quanto siamo fortunati nella nostra Diocesi e in Italia, perché abbiamo la possibilità di partecipare senza limitazioni come invece capita in Egitto. Per noi testimoniare la fede dovrebbe essere più facile». Luca ha consegnato la sua Regola al cardinale Angelo Scola insieme ad altri tre amici ed è stato un gesto «importante», ammette, «mi sono impegnato a vivere da cristiano vero, autentico, la vita non solo in oratorio, ma anche in altri ambiti: all’università, con gli amici, in famiglia…». E aggiunge: «Mi è piaciuto molto ritrovarci in tantissimi giovani in Duomo per una tappa personale, ma condivisa con altri, mi fa sentire parte di una comunità, che è quella della Diocesi di Milano». Luca oltre allo studio ha tanti impegni: «Sono educatore dei ragazzi di terza media, cerimoniere con i chierichetti, poi faccio volontariato in un quartiere popolare vicino alla parrocchia per il doposcuola ai bambini e alleno una squadra di pallavolo under 14. Ora cercherò di vivere la mia Regola secondo gli impegni presi, tra servizio in oratorio e università».

Per Ilaria Rusconi, 19 anni compiuti, educatrice adolescenti nella sua parrocchia di Belledo a Lecco, scrivere la Regola di vita «è stata una scelta molto pensata», perché non era obbligatorio come le hanno spiegato i catechisti e il “don”. Una decisione «spontanea» presa alla sua età e guardando a un nuovo inizio: si è iscritta a psicologia alla Bicocca. In Duomo a consegnare la Regola di vita erano in 7 della sua parrocchia, lei si è emozionata anche a vedere tanti giovani «lì per lo stesso motivo e ognuno con il proprio vissuto». Da due anni col suo gruppo si preparava a questo momento. Prima ascoltando diverse testimonianze di ragazzi che avevano già fatto il grande passo, quest’anno partecipando a un incontro a Seveso insieme ai giovani di altre parrocchie. «Ci siamo confrontati tra noi e le motivazioni erano diverse». Per Ilaria la Regola di vita era «una conferma» alla sua vita di fede, per altri «un modo per riavvicinarsi alla comunità». Ma a incoraggiarla in quei giorni è stato anche l’invito a «puntare in alto». E lei non se l’è fatto ripetere. «Alla Veglia – dice – c’è stata una domanda potente da parte del ragazzo egiziano copto, che diceva: “Cosa faresti se distruggessero la tua chiesa?”. Con l’intervento dell’Arcivescovo c’è stato un ulteriore approfondimento perché ha chiesto: “Che cosa fai tu ogni giorno come cristiano per testimoniare la tua fede?”. Per noi è quasi facile, non abbiamo grandi difficoltà a credere per il contesto sociale in cui viviamo e non ci vengono messi i bastoni tra le ruote. E questo ci deve far pensare quanto siamo fortunati a poter esprimere la nostra fede. Però non dobbiamo mai darla per scontata».

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