Varcare una soglia per incontrare una persona, ascoltarla e lasciarsi interrogare dalla sua storia. Nasce da qui «Giovani insieme ai detenuti: condividere la Lampada della Speranza», il percorso che la Pastorale giovanile propone per l’anno pastorale 2026-2027. Presentato al termine dell’incontro del 12 ottobre con il professor Ivo Lizzola, il cammino intreccia visite negli istituti penitenziari e appuntamenti di approfondimento: un invito a superare i pregiudizi e a guardare oltre la colpa, alla luce del Vangelo.
A raccontarne la genesi è Giulia Aprigliano, laureata in Giurisprudenza e oggi impegnata nella pratica forense. Lo scorso anno ha partecipato agli ingressi in carcere della Pastorale giovanile. Da quegli incontri – insieme ad altri cinque giovani, Giuseppe Pitò, Emma Tidu, Sara Di Marino, Davide Dicasteri e Alessandro Frosio – ha dato vita a un gruppo di lavoro che ha dato la disponibilità a strutturare una proposta, a partire dall’esperienza dello scorso anno in Quaresima. Da qui un percorso “dentro e fuori dal carcere” lungo tutto l’anno.

La parabola del Buon Samaritano
Al centro c’è una domanda che riguarda anche la comunità cristiana. Nel dibattito pubblico si tende spesso a pensare che per contrastare il male servano pene sempre più severe: «Noi, come giovani cristiani, ci riconosciamo in questa idea della giustizia che, come società e comunità, decidiamo di mettere in campo?». Per cercare una risposta, il primo passo è avvicinarsi alle persone detenute, ed essere segni concreti di speranza: «Vogliamo partire dalla base, dal Vangelo e dall’incontro con i detenuti. Solo successivamente proveremo a mettere in parole gli sguardi che avremo condiviso». Il riferimento è anche alla parabola del buon Samaritano: vedere non basta, occorre assumersi la responsabilità di fermarsi. «Ciò che chiediamo è la disponibilità a incontrare l’altro e a lasciarsi incontrare», sottolinea Giulia.
Il programma delle visite
Gli accessi coinvolgeranno gli istituti di San Vittore, Bollate, Beccaria, Monza e Varese; queste le prime date (altri incontri sono già in programma tra febbraio e aprile 2027): per il carcere di San Vittore (Milano) sabato 7 novembre, ore 9.30-12, e sabato 12 dicembre, ore 9.30-12; per il carcere di Monza sabato 28 novembre, ore 15-17.. In gruppi di massimo venti partecipanti, i giovani leggeranno il Vangelo e vivranno un momento di condivisione in piccoli gruppi. Ciascuno potrà partecipare a un massimo di due visite.
Il programma degli incontri
Il prossimo appuntamento di approfondimento sarà lunedì 9 novembre, dalle 19 alle 21, in piazza San Giorgio 2 a Milano: «La giustizia riparativa: tre prospettive a confronto». A parlarne saranno un autore di reato, una vittima e un mediatore: tre voci per avvicinarsi a una possibilità di giustizia che prende sul serio la ferita provocata dal male e cerca strade per affrontarla. Interverranno Franco Bonisoli, ex brigatista che ha partecipato al sequestro di Aldo Moro, una vittima di reato, e Adolfo Ceretti, criminologo e docente all’Università di Milano-Bicocca, tra i protagonisti dello sviluppo della giustizia riparativa in Italia. «La giustizia riparativa – spiega Giulia – è un altro modo di fare giustizia: cerca di ricucire la ferita creata dal reato attraverso l’incontro tra l’autore, la vittima e un mediatore equiprossimo». L’appuntamento offrirà così l’occasione di ascoltare esperienze e interrogare la propria idea di giustizia, tenendo insieme responsabilità e dignità della persona.
Si consiglia di partecipare con continuità agli incontri esterni (che proseguiranno il 25 gennaio, il 1° marzo e il 19 aprile). Iscrizioni personali attraverso il modulo online; per l’esperienza in carcere occorre il documento d’identità in pdf.



