Percorsi ecclesiali

La Pasqua 2024 nella Chiesa ambrosiana

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Giovedì Santo

«La parola che viene da Dio a vincere il male oscuro»

In Duomo l'Arcivescovo ha presieduto la Messa «in coena Domini», aprendo il Triduo pasquale. «Nella notte dell’abisso possiamo pregare e decidere di essere fedeli fino alla fine», sapendo che «Gesù è presente». La lavanda dei piedi a 12 membri del Consigli parrocchiali di Milano

di Annamaria BRACCINI

28 Marzo 2024
L'Arcivescovo durante la celebrazione (Agenzia Fotogramma)

La tristezza, la depressione, il tormento interiore e la malinconia. In una parola, il «male oscuro» che si diffonde, anzi è già diffuso, «come un veleno che inquina ogni cosa e rende amare le cose dolci, tristi i momenti lieti, noiosi gli incontri interessanti, angoscianti i pensieri del futuro, opprimenti anche gli adempimenti ordinari». Così come dice l’Arcivescovo in Duomo, dove presiede la Messa in Coena Domini che avvia il Triduo pasquale, concelebrata dal Vicario generale, dal Moderator Curiae e dai Canonici del Capitolo metropolitano della Cattedrale. Messa che si apre con il Rito della Luce, dopo che, nella penombra che avvolge le navate e l’altare maggiore, monsignor Delpini ha compiuto la Lavanda dei piedi su 12, tra uomini e donne, membri dei Consigli pastorali uscenti di altrettanti Decanati della Zona pastorale I (Milano). 

La Lavanda dei piedi (Agenzia Fotogramma)

Il “male oscuro”

Dalla ricchezza della parola di Dio, nelle Letture  – con l’angoscia che prende Giona negli abissi, la delusione di Paolo di fronte ai cristiani di Corinto, le lacrime di Pietro -, prende avvio l’omelia dell’Arcivescovo, che appunto parla del «male oscuro che spesso non si cura come una malattia, che tende a dissimularsi, a esprimersi in reazioni aggressive, in accuse sproporzionate, a giustificarsi con colpe altrui o con situazioni insopportabili».

E, quindi, che fare? «La testimonianza evangelica attesta che Gesù stesso ha vissuto la tristezza fino all’angoscia, è disceso agli inferi dell’abisso minaccioso che il male oscuro scava in ciascuno. Anche Gesù ha provato e sofferto del male oscuro. Se tu stai vivendo la notte della desolazione, continua ad avere fede: anche in questa situazione Gesù è vicino, Gesù sa quello che soffri», questa la parola dell’Arcivescovo per invitare alla fiducia in Dio che non abbandona mai.

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La preghiera per testimoniare la verità

«In questa notte di desolazione Gesù, sceso nell’abisso del male oscuro, prega. La preghiera di Gesù è come un grido, un gemito, uno strazio. In questa notte Gesù decide. Nella relazione con il Padre Gesù conferma la sua decisione di continuare a dire la verità di Dio e di se stesso; decide di amare sino alla fine perché questa è la verità di Dio e della sua missione: quella di rivelare che Dio vuole salvare tutti. E per dare testimonianza di questa verità non si sottrae alla violenza di coloro che vogliono decidere chi si deve salvare e chi deve essere condannato».

I fedeli presenti in Duomo (Agenzia Fotogramma)

La fedeltà nelle prove della vita

Perciò – conclude, rivolgendosi direttamente ai fedeli -, «se stai vivendo l’oppressione per la vita di cui intuisci i pericoli e le insidie, cerca nella comunione con il Padre la fortezza per decidere la fedeltà, per portare a compimento la tua vocazione».

Anche perché «i discepoli non sono esonerati delle prove della vita, la fede in Gesù non mette al riparo dal male oscuro che insidia ogni situazione e ogni persona. In questo abisso degli inferi, i discepoli riconoscono che anche lì è presente il Signore e perciò vegliano in preghiera e con la forza che viene da Dio decidono di perseverare fino alla fine».

Non ci sono soluzioni facili, aggiunge, ma tre cose nella notte dell’abisso del male oscuro ci possono aiutare, sapendo che Gesù è presente: «Possiamo pregare e quella notte è la notte in cui si può decidere di essere fedeli fino alla fine».

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Dopo tanti gesti e momenti di devozione e raccoglimento peculiari della Messa Intra Vesperas del Giovedì santo – come il canto Coenae tuae, tradizionale del rito ambrosiano eseguito dai fanciulli cantori -, è l’eucaristia a essere portata tra le mani dell’Arcivescovo accompagnato dai concelebranti, dai membri delle Confraternite e degli Ordini cavallereschi e da una rappresentanza di fedeli, in processione, all’altare della Riposizione, dove resterà fino alla Veglia pasquale.

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