Maurizio Ottonello, portiere di notte in un albergo di Milano, ha pagato la crisi provocata dalla pandemia al settore turistico: cassa integrazione in ritardo, difficoltà nella sospensione del mutuo, incertezza sulla ripresa. «Ma dal Fondo ho ricevuto un aiuto concreto»

di Cristina CONTI

Maurizio Ottonello
Maurizio Ottonello

Il blocco di viaggi, fiere e congressi è solo uno dei tanti effetti della pandemia in corso ormai da quasi un anno. E chi lavora nel turismo ne fa le spese più di altri. Come Maurizio Ottonello, portiere di notte in un albergo di Milano, ora aiutato dal Fondo San Giuseppe. Prima un colloquio con la Caritas, poi la scoperta del Fondo che aiuta chi ha avuto gravi problemi economici legati all’emergenza sanitaria. «Sono in cassa integrazione da marzo – racconta -. Parlando con una signora che abita sopra di me ed è volontaria della Caritas nella chiesa di San Martino, ho saputo di questo Fondo. Per me è stata una grandissima opportunità, perché mi ha dato un aiuto concreto per affrontare la situazione che sto vivendo».

Il mutuo da pagare, la spesa di ogni giorno, le bollette. E la cassa integrazione che arriva con il contagocce. «Una signora mi ha contattato per telefono – spiega -. Ho raccontato loro la mia storia e le difficoltà a cui dovevo far fronte. Mi hanno dato alcuni documenti da compilare, mi hanno chiesto di inviare copie dell’atto di mutuo e, dopo pochi giorni, ho potuto pagare alla banca una rata di 400 euro. Dalla Caritas mi hanno anche mandato un pacco alimentare». Per venire incontro alle difficoltà economiche legate alla pandemia, il Governo ha attuato infatti alcune misure, tra cui la possibilità di sospendere i mutui. Ma non è una procedura così semplice: chiedere spiegazioni agli istituti di credito richiede tempo, perché nelle filiali l’accesso è consentito solo su appuntamento e on line il personale riceve un altissimo numero di richieste da smistare. Continua Ottonello: «A marzo ho provato a chiedere alla banca una sospensione di sei mesi delle rate. Pensavo che in questo lasso di tempo le cose si sarebbero risolte. Ho dovuto firmare molti documenti. Poi all’improvviso mi hanno avvertito che la procedura era cambiata e che avrei dovuto anche presentare l’Isee. Intanto però il tempo passava velocemente…». Per fortuna abita da solo in un appartamento di periferia. «Adesso ho appuntamento con il Caf e spero finalmente di avere il blocco delle rate che attendo da tempo», commenta. Anche la cassa integrazione arriva con difficoltà, come in molti ormai lamentano in tutti i settori coinvolti dalle chiusure. “È arrivata solo in queste settimane quella relativa al mese di ottobre», aggiunge.

I dati della pandemia in Lombardia hanno segnato un’emergenza senza soluzione di continuità. «Abbiamo lavorato 10-15 giorni a luglio. Ad agosto non c’è mai nessuno. Poi abbiamo ripreso un po’ in settembre», precisa. Ma Milano è la città del turismo business per eccellenza: fiere di settore, congressi e meeting internazionali. Con le frontiere chiuse e i viaggi nazionali ridotti al lumicino è difficile ripartire. L’edizione di settembre di Homi è saltata, così come i tanti momenti di aggiornamento dei medici e le riunioni aziendali fuori sede. «Il titolare dell’albergo ci ha detto chiaramente che per lui era più costoso rimanere aperto e pagare le bollette, che chiudere. E così la cassa integrazione è ricominciata», sottolinea Ottonello.

Ancora non si vede la luce alla fine del tunnel per il settore in cui lavora. Non si sa esattamente quando le strutture ricettive potranno riaprire, quando la campagna vaccinale darà i primi risultati e soprattutto quando riprenderanno gli eventi in presenza e le persone potranno tornare a muoversi liberamente. «All’inizio si parlava di gennaio. Al momento non so nemmeno se potrò tornare a lavorare a febbraio. Sono molto grato al Fondo San Giuseppe e spero di riprendere le mie mansioni al più presto possibile», conclude.

 

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