All’inizio dell’Avvento, in ciascuna Zona pastorale, tre serate di riflessione e preghiera dal titolo «Andarono dunque e videro». L’Arcivescovo predica lunedì a Sesto San Giovanni e interviene mercoledì a Busto Arsizio

di Filippo MAGNI

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Ci sarà anche l’arcivescovo Mario Delpini agli esercizi spirituali di Avvento per i giovani: la prima sera, lunedì 13, predicherà dal pulpito a Sesto San Giovanni; l’ultima, mercoledì 15, siederà ad ascoltare tra i ragazzi di Busto Arsizio. È una delle novità delle meditazioni proposte ai 20-30enni in preparazione al Natale. Secondo don Massimo Pirovano, responsabile del servizio giovani diocesano, la presenza «inedita» dell’Arcivescovo è segno «del desiderio del Pastore di stare con i giovani, di parlare a loro direttamente di Vangelo». È il Pastore, aggiunge, che «vuole condividere un cammino di fede. Nella Redditio symboli aveva chiamato i ragazzi “cercatori della gioia”, invitandoli alla ricerca; ora ne percorre anche fisicamente un tratto con loro».

Le meditazioni si sviluppano alle 20.45 in tre serate: il 13, 14 e 15 novembre in ciascuna delle sette Zone pastorali della Diocesi, nelle sette sedi riportate a fianco. Delpini sarà con i ragazzi lunedì 13 alla chiesa di San Carlo (Sesto San Giovanni) e mercoledì 15 alla chiesa di San Giovanni Battista (Busto Arsizio). Ogni appuntamento, chiarisce Pirovano, «sarà caratterizzato dalla celebrazione della Parola accompagnata dalla predicazione (lectio); non mancherà ai giovani il tempo e il modo di riprendere quanto proposto loro dai predicatori (meditatio), che ogni sera li inviteranno a porre in essere un particolare gesto (actio) che li aiuterà a dare una testimonianza concreta della loro sequela del Signore Gesù». L’auspicio è che le riflessioni personali siano condivise, in giorni successivi, durante incontri di gruppo negli oratori. Proprio l’arcivescovo Delpini darà l’esempio a fine serata a Busto Arsizio, offrendo ai presenti una restituzione della propria meditazione.

Due parole-chiave delle serate saranno coraggio e concretezza. Affiancate dalla proposta di un gesto da mettere in pratica nel quotidiano. Il titolo degli esercizi di Avvento è infatti «Andarono dunque e videro (Gv 1,39)». Mette a tema, spiega don Pirovano, «il protagonismo dei ragazzi come chiave per poter camminare sulla strada della gioia». Il versetto del Vangelo di Giovanni scelto come titolo si riferisce alla reazione dei due discepoli di San Giovanni Battista. Quando chiesero a Gesù dove abitasse, Egli rispose loro «Venite e vedrete». E loro «andarono dunque e videro». Non diedero una risposta astratta. Fecero un’azione concreta, spiegano gli organizzatori degli esercizi, verso «Gesù che li invitava a mettere in gioco loro stessi, i loro talenti, le loro capacità, pur con tutti i dubbi che sicuramente in quel momento avevano nel loro cuore e le fatiche che questa scelta di seguire il Maestro avrebbe comportato loro». Ciascun discepolo mise in gioco se stesso, eppure si mossero insieme. Come è chiesto ai giovani che partecipano agli esercizi spirituali. «La fede – precisano – sempre ci chiede di metterci in gioco in prima persona per Qualcuno insieme a qualcun altro. In una risposta individuale e comunitaria».

«Il nostro desiderio – aggiunge Pirovano – è che i giovani, fortificati dall’ascolto della Parola di Dio, “scendano dal divano”, per usare un’espressione cara a papa Francesco, e “si compromettano” nella complessità delle relazioni e degli avvenimenti quotidiani, mettendo in gioco loro stessi e alla prova la loro fede». Perché, precisa, «l’unico modo che si ha per conoscere se stessi, la propria vocazione e ciò che rende felici, è sporcarsi le mani, compromettersi per il bene di qualcuno». Domandandosi «cosa si possa fare di bello con gli altri e per gli altri. Esercitando l’audacia di chi scommette sul vivere fraterno e in questo modo scopre sé». Buttarsi, senza paura di compromettersi, nelle vicende del mondo, afferma, «dando testimonianza della propria fede, sta a significare proprio il desiderio di vivere, non il far finta di vivere. L’avere gli occhi aperti. Il riconoscere che la terra è piena della gloria di Dio, come direbbe il nostro Arcivescovo. Questa non è altro che la logica dell’incarnazione, del farsi carne e sangue, del seme gettato nel campo del mondo».

 

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