L’accesso a questi ministeri istituiti, disposto da papa Francesco in «Spiritus Domini», non contrappone ruoli, ma esprime una relazione di comunione, rendendo più effettiva la partecipazione di tutti nella Chiesa

di don Mario ANTONELLI
Vicario Episcopale per l’Educazione e la Celebrazione della Fede

lettorato

Con il Motu proprio Spiritus Domini papa Francesco ha disposto che le donne possano accedere ai ministeri istituiti del lettorato e dell’accolitato.

In una lettera al cardinale Ladaria, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, Francesco illustra motivazioni e senso di questo aggiornamento. Ogni servizio nella Chiesa è gemmazione del battesimo che concorre all’edificazione della Chiesa e al suo annunciare il Vangelo. Vale per i ministeri ordinati, vale per i ministeri istituiti: quelli in forza di un sacramento, questi con un atto liturgico del vescovo. Solo se plasmati dal sacerdozio di Gesù Cristo, solo se in esso trovano fonte e paradigma, il sacerdozio battesimale e il sacerdozio ordinato vivono in reciprocità feconda: dono di grazia. Scivolando invece fuori dal comune fonte battesimale e dall’attaccamento affettuoso a Gesù Cristo e al suo sacerdozio, ministri ordinati e ministri istituiti graverebbero sulla Chiesa come divi sgraziati, rinchiusi «in sterili logiche rivolte soprattutto a rivendicare spazi di potere».

Come risuona la lettera apostolica nelle Chiese, compresa quella ambrosiana, ancora sferzate da folate di clericalismo e incamminate in riforme promettenti?

  1. «È la Chiesa degli uomini e delle donne battezzati che dobbiamo consolidare promuovendo la ministerialità e, soprattutto, la consapevolezza della dignità battesimale». Oseremo un passo? Onoreremo meglio Ministeria quaedam che, 50 anni fa (!), configurava lettorato e accolitato quali ministeri istituiti non riservati ai seminaristi, ma affidati anche ai fedeli laici al di fuori dell’itinerario verso il sacramento dell’ordine?
  2. «La scelta di conferire anche alle donne questi uffici […] rende più effettiva nella Chiesa la partecipazione di tutti»: nel costituirsi ultimamente eucaristico della Chiesa e nella sua missione. «Questo fa anche sì che le donne abbiano un’incidenza reale ed effettiva nell’organizzazione, nelle decisioni più importanti e nella guida delle comunità, ma senza smettere di farlo con lo stile proprio della loro impronta femminile». Ascolteremo con pazienza e fermezza i sospetti timorosi e gli ammonimenti allarmistici? «La donna si fa troppo vicina all’altare, pericolosamente vicina!». Davvero a un passo dal sacramento dell’ordine? Ma se i ministeri istituiti non gravitano nell’orbita del sacerdozio ordinato, bensì disegnano, nella comunione fraterna con i ministri ordinati, forme di responsabilità battesimale, il «pericolo» temuto lo chiamiamo «provvidenza» desiderata; poiché la vita nuova, quella divina, è la prossimità fraterna in Gesù. Non già giustapposizione di ruolo sacrale maschile e genio ancillare femminile, ma relazione di comunione nell’ascoltarsi, nel promuoversi, nel donarsi: celebrando l’Eucaristia, amando piccoli e poveri e tutti, annunciando il Vangelo.
  3. E rendiamo grazie perché l’impegno di laici e laiche non è costretto in recinti sacri, il suo campo è il mondo, la sua tenda è la Chiesa e la sua missione; rendiamo grazie, in specie, per le donne che «forti e generose […] hanno tenuto in piedi la Chiesa con ammirevole dedizione e fede ardente» (Doc. finale del sinodo dei vescovi per la regione panamazzonica 99). Veglieremo perché, nel suo incanto battesimale, quell’impegno non si sciupi, raggrinzito e cadente, in funzioni ecclesiastiche da conventicola? Del resto, il rito stesso dell’istituzione dei lettori e, rispettivamente, degli accoliti è musica di Vangelo per un esercizio ecclesiale di quei ministeri. Francesco lo richiama con forza: non c’è aiuto alla comunità che non sia dedizione per la sua missione, non c’è servizio liturgico che non fiorisca in passione per il Vangelo a tutti, vivendo così «l’azione liturgica, il servizio ai poveri e l’annuncio del Vangelo nella fedeltà al mandato del Signore Gesù Cristo».

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