Daniela Sangalli racconta la sua esperienza di lettrice a San Leone Magno e in Ecuador: «Un incarico da svolgere con amore, perché è un dono che si riceve e che fa entrare nel mistero stesso del Signore»

Daniela Sangalli
Daniela Sangalli

Quando ho saputo che papa Francesco aveva riconosciuto alle donne la possibilità di accesso al ministero istituito di lettorato e accolitato, ho ripensato alla mia esperienza di lettrice nel corso degli anni a Milano e in Ecuador.

Ho avuto la grazia di condividere per tre anni le sfide dell’evangelizzazione in una giovane Chiesa dal volto indigeno, dove molte donne, religiose e laiche, erano corresponsabili della pastorale, come messo in luce dal Sinodo sull’Amazzonia.

Io, donna europea nel cuore dell’Amazzonia ecuadoriana, ricordo l’emozione profonda (e anche un po’ il timore) la prima volta che il missionario salesiano che accompagnavo nelle visite pastorali alle comunità nella selva mi chiese di leggere la prima lettura durante la Messa celebrata in lingua indigena. Per me fu un momento molto forte: in una capanna nel verde smeraldo dell’Amazzonia, leggere la Parola di Dio, proclamare agli indigeni Shuar che Gesù è venuto per loro, nella loro lingua… Il miracolo dello Spirito Santo.

La Parola è la stessa, ieri, oggi e domani, e naturalmente ovunque. Ho sperimentato la grazia di portarla e proclamarla fino agli estremi confini del mondo, in un clima da Chiesa di Pentecoste. Anche con il semplice incarico di leggere una lettura, mi sentivo figlia della Chiesa ambrosiana, di antica tradizione, al servizio della giovanissima Chiesa amazzonica.

E ricordo il mio incarico di lettrice in parrocchia, a San Leone Magno, nella periferia di Milano, nelle Messe del sabato alle 18 e in quelle solenni con il Vescovo, con la stessa gioia ed emozione, consapevole della grandezza del compito di proclamare la Parola di Dio. Proclamare la Parola è entrare nel mistero stesso del Signore.

Credo che quando una persona inizia a leggere la Parola di Dio, sia come servizio in una assemblea liturgica, sia personalmente, non può rimanere indifferente al dono che riceve.

Avevo cominciato come lettrice in parrocchia, acquisendo negli anni una certa familiarità con i testi. Poi, grazie al cardinale Martini, ai suoi insegnamenti e alla sua testimonianza, mi sono “innamorata” della Parola di Dio, e ho sempre più desiderato conoscerla, meditarla, anche studiarla, e condividerla in gruppi di ascolto.

Sono convinta che bisogna veramente leggerla con amore, e sentire in noi lo stesso cuore che ardeva ai discepoli di Emmaus mentre ascoltavano il Signore spiegare le Scritture lungo il cammino.

di Daniela SANGALLI

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