Don Franco Fontana, direttore dell’Istituto Sant’Ambrogio di Milano, illustra la “galassia” educativa e formativa salesiana in città e nell’hinterland e spiega: «Nella Messa con l’Arcivescovo in Duomo chiederemo al Santo di risvegliare in noi un'attenzione verso i ragazzi che sia capace di proposte significative»

di Cristina Conti

Don Franco Fontana
Don Franco Fontana con alcuni studenti

Scuole elementari, medie, licei e istituti professionali. Questa la realtà salesiana oggi a Milano. Il 7 dicembre 2019 si festeggeranno i 125 anni della presenza di questa istituzione nel capoluogo lombardo. Un’attenzione costante verso i ragazzi, anche i più difficili, secondo il carisma di don Bosco. Ne parliamo con don Franco Fontana, direttore dell’Istituto Salesiano Sant’Ambrogio di Milano.

Com’è organizzata la vostra presenza in città?
A Milano siamo presenti come Istituto Salesiano Sant’Ambrogio – Opera don Bosco, con la parrocchia e l’oratorio Sant’Agostino e con una scuola di circa 2000 studenti. La formazione comprende elementari, medie, liceo classico e liceo scientifico tradizionale, liceo scientifico delle scienze applicate (che offre competenze avanzate di cultura scientifica e tecnologica), un istituto tecnico tecnologico con indirizzo di grafica e comunicazione, e istituti professionali per elettricista, meccanico e grafico. In via Rovigno abbiamo il Collegio Paolo VI per studenti universitari, la parrocchia e l’oratorio Milano San Domenico Savio. Per quanto riguarda il ramo femminile, invece, in via Bonvesin de la Riva ci sono le Figlie di Maria Ausiliatrice, con una scuola che va dalle materne alle superiori, con liceo delle scienze umane, liceo scientifico con opzione scienze applicate e istituto professionale per servizi socio-sanitari. In via Timavo, infine, si trovano un collegio universitario e un centro per la formazione professionale.

E nell’hinterland?
A Sesto San Giovanni abbiamo una scuola che comprende medie e superiori, con un istituto tecnico superiore per le nuove tecnologie meccaniche e meccanotroniche, e corsi di formazione professionale. A Treviglio c’è invece un istituto con circa mille studenti, che comprende elementari, medie, licei e formazione professionale. A Cinisello ci sono una scuola materna ed elementare e un centro professionale, E poi siamo presenti anche a Melzo, con la Casa San Giuseppe, e a San Donato, con la Scuola Maria Ausiliatrice.

Don Bosco è sempre il vostro punto di riferimento…
Don Bosco è educatore, padre e amico dei giovani. Ci ha trasmesso la capacità di vedere Dio in ogni ragazzo, anche nel più difficile. Durante la celebrazione eucaristica che l’Arcivescovo presiederà in Duomo il 31 gennaio gli chiederemo di risvegliare in noi un’attenzione verso i ragazzi che sia capace di proposte significative e graffianti. Dal recente Sinodo dei giovani, infatti, sono emerse una visione di speranza e di positività: i ragazzi sono persone capaci di scelte, di sogni grandi e abitati dalla salvezza di Dio. Don Bosco è stato santo della Chiesa e non solo dei Salesiani. Per la Chiesa, soprattutto dopo il Sinodo, è un riferimento in campo educativo. Ha messo i giovani al centro, come protagonisti di un cambiamento vero. Noi adulti dobbiamo essere capaci di ascoltarli in silenzio, di farci abitare dai loro silenzi, di comprenderli. L’ascolto è un tempo donato e non perduto nella frenesia della vita. Dobbiamo offrire ai ragazzi parole che possano accompagnarli nel percorso che affrontano. Dobbiamo essere capaci fare la strada con loro e di scoprire il modo giusto per stare insieme a loro.

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