A partire dall'1 febbraio, in ogni Zona pastorale un appuntamento di animazione culturale e spirituale, per rileggere il messaggio del Papa con un appropriato accompagnamento musicale

di Giovanni GUZZI

Dialoghi di pace

«Noi vogliamo bene al Papa. E questo si esprime ascoltando la sua voce e leggendo i suoi testi. Noi non dipendiamo dai titoli dei giornali.». Detto e già fatto. Nella Diocesi di Milano l’esortazione dell’arcivescovo, mons. Mario Delpini, trova infatti dal 2007 chi si sforza di portare integralmente all’attenzione di tutti uno dei più importanti messaggi che ogni anno il Papa indirizza all’umanità: il messaggio di Capodanno per la Giornata mondiale della pace, istituita nel 1967 da Paolo VI che, nell’occasione, dichiarava: «La proposta di dedicare alla Pace il primo giorno dell’anno nuovo non intende qualificarsi come esclusivamente nostra, religiosa cioè cattolica; essa vorrebbe incontrare l’adesione di tutti i veri amici della pace, come fosse iniziativa loro propria, ed esprimersi in libere forme. La Chiesa cattolica, con intenzione di servizio e di esempio, vuole semplicemente “lanciare l’idea”, nella speranza ch’essa raccolga non solo il più largo consenso del mondo civile, ma che tale idea trovi dappertutto promotori molteplici, abili e validi». E proseguiva: «Occorre sempre parlare di Pace! Occorre educare il mondo ad amare la pace, a costruirla, a difenderla; […] occorre suscitare negli uomini del nostro tempo e delle generazioni venture il senso e l’amore della pace fondata sulla verità, sulla giustizia, sulla libertà, sull’amore».

Proprio per rendere concrete queste indicazioni sono stati ideati i Dialoghi di Pace: iniziativa che si prefigge di rendere attraente, porgendolo in forma artistica, un documento che, nonostante il tema sia sempre all’ordine del giorno, solo pochi leggono per intero, mentre i più si accontentano delle sue mediazioni giornalistiche.

La formula adottata vede il testo suddiviso in brevi e veloci battute che tre lettori interpretano, facendole proprie e incalzandosi l’un l’altro nella lettura, come se fossero impegnati in un’animata discussione.

A darle “respiro” e incisività contribuisce poi la musica che la contrappunta di interludi, a partire dal benvenuto col quale si accoglie il pubblico per creare subito in chiesa un’atmosfera di raccoglimento adeguata a predisporsi all’ascolto e rispettosa del luogo sacro.

Come il Messaggio che diffondono, i Dialoghi di Pace sono rivolti a tutti e perciò espressamente pensati come un tempo che i cattolici possono vivere anche in preghiera, mentre la spiritualità di chi ha altri riferimenti religiosi, o non ne ha alcuno, suggerisce sempre a ciascuno il modo migliore di prendervi parte; anche piacevolmente, come dichiara chi vi assiste.

Così facendo ci si prefigge di dar valore ai discorsi del Papa nella loro interezza, per superare l’emotività della “cultura del selfie” e aiutarlo a raggiungere credenti e non credenti anche con i contenuti del suo messaggio universale, oltre che con la simpatia umana che suscita.

Avviati nella chiesa Regina Pacis di Milanino – quasi il compimento di una “vocazione” all’inizio non conosciuta (si è infatti scoperto solo successivamente che il cardinale Ferrari la volle come «Tempio votivo diocesano per la pace ridonata all’Europa dopo la Prima guerra mondiale»), negli anni i Dialoghi di Pace si sono affermati come un appuntamento stabile con decine di date in Lombardia e altre regioni d’Italia.

Dal 2021 la Diocesi di Milano li propone in un programma che vede in ogni Zona pastorale un appuntamento di riferimento organizzato in collaborazione con numerose associazioni e istituzioni religiose e della società civile.

Un programma che non è “chiuso” ed “esclusivo”, ma vuole incoraggiare altre comunità pastorali e associazioni ad “appropriarsi” dei Dialoghi di Pace affinché, come già avviene, cresca sempre più il numero di chi decide di “copiarli” autonomamente.

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