«Semi di un nuovo umanesimo» è il tema dell’incontro in programma mercoledì 27 maggio, alle 18, presso la Fondazione Ambrosianeum di Milano (via Delle Ore 3, Milano), in cui saranno proiettati in anteprima due film-intervista realizzati da Marco Manzoni con monsignor Mario Delpini (Arcivescovo di Milano) e il cardinale Matteo Zuppi (Presidente della Cei).
Delpini: l’umanesimo dello sguardo
La conversazione con monsignor Delpini (dal titolo «La speranza come responsabilità») parte dalla difficile condizione del mondo e dell’uomo contemporaneo, attorniati da guerre, diseguaglianze sociali, fenomeni migratori, emergenza ecologica e climatica. Per Delpini la buona notizia è che ogni giorno ci sono molte persone che si danno da fare perché il mondo vada un po’ meglio, che vogliono essere costruttori di pace e di una storia umana che sia buona e positiva.
Vengono poi richiamati due significativi passaggi dell’Arcivescovo di recenti Discorsi alla Città. Il primo è relativo alla «stanchezza» della città e della Terra e alla conseguente necessità di momenti di pausa individuali e collettivi che aiutino a restare in contatto con la propria interiorità. Il secondo è rappresentato dall’invocazione «Ma essa non cadde», relativa alla tenuta etica di Milano. La narrazione di Milano per Delpini deve tenere conto certamente delle sue ombre – in primo luogo la circolazione di denaro proveniente da attività illecite -, ma senza offuscare le tante qualità e energie positive presenti nella città, capitale del volontariato in Italia. Si tratta perciò di ritrovare un nuovo slancio sociale, etico, culturale, una nuova alleanza tra le diverse istituzioni per il bene della città. Il secondo aspetto riguarda la complessa condizione dei giovani che vengono spesso rappresentati solo al negativo e che invece in più occasioni hanno mostrato interesse e disponibilità verso l’altro, la pace, la giustizia sociale e che forse quasi rifiutano di diventare adulti perché vedono i “grandi” spesso senza valori e insoddisfatti della loro vita.
In questo contesto, ricordando il valore simbolico della Madonnina, Delpini invita tutti, credenti e laici, a guardare in alto, a guardare oltre, verso un futuro auspicabile che si innesti su un umanesimo adeguato ad affrontare le inedite problematiche del nostro tempo. Per Delpini è l’umanesimo dello sguardo, del sorriso, delle gesta delle mani, dell’operosità. All’insegna di quella che, per l’Arcivescovo, è la speranza come responsabilità, una responsabilità che ci interroga e riguarda tutti, credenti e laici.
Zuppi: la persona vittima dell’individualismo
In una conversazione ricca di spunti riflessivi (intitolata «Età della forza, egolatria e identità che cresce nel dialogo»), il cardinale Zuppi riflette sulla nostra contemporaneità denominata «l’età della forza», una metafora proposta a suo tempo da Giorgio La Pira: la forza brutale che prevarica la forza del diritto, la giustizia sociale e le istituzioni sovranazionali. Lo spirito del tempo si fonda su un individualismo che diventa egolatria, una forma di malattia sociale e dell’anima che cancella la relazione con l’altro che diventa un diverso, un nemico da emarginare. Dunque, il rischio è quello della «morte del prossimo» e di cadere nel nichilismo, in quella che il presidente della Cei ha chiamato «la globalizzazione dell’indifferenza e dell’impotenza». Ma secondo Zuppi la prima vittima dell’individualismo è in realtà proprio la persona e la sua complessità composta di razionalità, sentimenti, dimensione interiore, poiché è la relazione che ci costituisce e che ci restituisce la nostra irripetibile identità.
Inoltre per Zuppi lo sviluppo impetuoso e incontrollabile dell’IA pone seri interrogativi per la sua autoreferenzialità e per la difficoltà di conoscerla e di porle dei limiti. C’è la necessità, come ha sottolineato più volte anche papa Leone, di un’algoretica, di un governo etico di questo strumento affascinante e, nel contempo, inquietante per le prospettive sempre più evidenti di una deriva verso il post umano.
In questo contesto, per Zuppi è significativo alimentare la prospettiva di un umanesimo contemporaneo cui quello cristiano può dare un rilevante contributo all’insegna del primato della persona e del dialogo con i non credenti e con le altre spiritualità. Chi ha un’identità culturale e spirituale non teme il confronto con l’altro, anzi lo ricerca perché l’autentica identità cresce e matura proprio nel dialogo tra diversi.
I relatori
All’incontro, insieme all’autore delle interviste Marco Manzoni (curatore del sito www.nuovoumanesimo.it), interverranno Umberto Ambrosoli (Presidente della Fondazione Banca Popolare di Milano), monsignor Luca Bressan (Vicario episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione Sociale della Diocesi di Milano) e Roberta Osculati (Vicepresidente del Consiglio Comunale di Milano). Modera Fabio Pizzul, Presidente della Fondazione Ambrosianeum.



