Gli abbracci, le confidenze reciproche sussurrate seduti sulle panche della chiesa, lo scambio di un bacio veloce e un po’ intimidito, i canti, il silenzio carico di un amore che si tocca con mano, gli occhi pieni di speranza per il domani.
È stata una Veglia di preghiera vissuta con spontaneità e semplicità, quella che l’Arcivescovo ha presieduto nella parrocchia Regina Pacis di Monza, appartenente alla Comunità pastorale dei Santi Quattro Evangelisti in Zona pastorale V.
La Veglia
Davanti al vescovo Mario Delpini circa duecento giovani in cammino di coppia – che allarga il campo rispetto alla tradizionale definizione di “fidanzati” – per un momento di riflessione e affidamento che si svolge in contemporanea a Milano, per la Zona I, e a Castellanza per la IV, alla vigilia della festa degli innamorati, San Valentino.
Una scelta precisa voluta dal Servizio per la Pastorale della Famiglia, che viene incontro al desiderio dello stesso Arcivescovo di celebrare la Veglia in ogni Zona, anno dopo anno (finora quattro), come viene detto in apertura dell’incontro dal vicario episcopale di Settore don Giuseppe Como e da don Gianluigi Frova, coresponsabile del Servizio per la Famiglia con i coniugi Maria e Paolo Zambon. Presenti nel grande e luminoso spazio della chiesa insieme all’arciprete di Monza, monsignor Marino Mosconi, al parroco don Pierangelo Motta, ad altri sacerdoti e soprattutto ai giovani, chiamati a approfondire il titolo della Veglia, “Noi due siamo originali”.

«Scommettere la vita sulla parola di Gesù oggi è davvero originale», dice don Como che sottolinea l’importanza del coinvolgimento, nella preparazione del momento di preghiera, del Servizio di Pastorale Giovanile, della Fom e dell’Azione Cattolica.
Dopo la lettura della vita di San Valentino, la lettura di alcuni brani della Genesi, di uno stralcio di papa Francesco, per il primo momento dedicato all’originalità dell’io, e della lettera ai giovani di don Giuseppe Gallo, per il secondo, centrato sull’originalità della coppia, i gesti, appunto, del dialogo personale, dell’abbraccio, del bacio, e la preghiera dei fidanzati portano al terzo momento – “l’originalità del noi davanti a Dio” – vissuto attraverso l’ascolto del capitolo 43esimo del Libro del profeta Isaia a cui si ispira l’intervento dell’Arcivescovo che richiama il «passeggiare dell’uomo e della donna nel giardino dell’Eden, alla presenza di Dio».
L’intervento dell’Arcivescovo
«Si può certo dire che è bella frase, quella di Carlo Acutis, che dice tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie e forse è persino più giusto dire che tutti sono persone qualsiasi, eppure a un certo punto diventano originali, persone uniche, irripetibili, insostituibili, come avviene in ogni storia d’amore. Questo diventare originali è veramente la storia dell’amore e della capacità di vivere tutta una vita in cui ciascuno diventa una rivelazione per l’altro o per l’altra, con una profondità di esperienza personale, intellettuale, fisica, poetica, emotiva».

Ma, avverte subito monsignor Delpini, «la rivelazione, quando si sta insieme con il Signore nella brezza del mattino, non è una specie di incanto, una favola, è la vicenda di una vita che può incontrare anche momenti drammatici». Perciò Isaia dice che certi giorni “dovrai attraversare le acque”, che significa «essere come travolti da una pioggia violenta, come trascinati da un fiume. È in questo momento che si vede e che si matura l’originalità cristiana. Invece di arrenderti», scandisce il vescovo Mario che pare guardare negli occhi uno a uno i giovani, «e di essere abitato dal risentimento per una vita che è più difficile di quanto immaginavi, per un percorso che è più arido di quanto ti sembrava di riuscire a sopportare; invece di perderti d’animo, di arrabbiarti, ascolta la promessa di Dio».
E così anche per i giorni “in cui si deve passare attraverso il fuoco” con «le ferite che bruciano e più ami la persona che ti ferisce, più la ferita brucerà; con il fuoco dell’inferno, cioè quelle tentazioni volgari, incontrollabili di vicende sentimentali confuse, nella tempesta dei sentimenti, in cui la presenza del Signore calmerà queste fiamme che distruggono e rovinano».
I giorni dell’esilio e la comunità
E potrebbero venire, per usare sempre le espressioni del profeta, anche i giorni dell’esilio «quando ti vieni a trovare in mezzo a estranei oppure a persone ostili. Allora, nel momento in cui la solitudine convince a isolarsi», anche rispetto ai parenti, «si può essere originali, e l’originalità consiste nell’inserirsi in una comunità».
Infatti, la coppia che si isola è più fragile e sembra che si trovi sola in una terra straniera. È, invece, facendo parte di una comunità, costruendo delle amicizie, vivendo dentro la Chiesa, che ci si può sentire a casa. Un uomo e una donna si amano veramente se stanno insieme davanti al Signore Dio. È in questa familiarità con il Signore che si può veramente custodire, far crescere la originalità cristiana dell’essere coppia».

«Se passi attraverso le acque, queste non ti travolgeranno, se passi attraverso il fuoco non ti brucerà, se ti trovi in esilio ci sarà una comunità in cui trovi casa», la conclusione prima del gesto della consegna dei semi di girasole «per innaffiarli ogni giorno, farli crescere, portando frutto, come il vostro amore» e la proclamazione corale della preghiera di Sant’Agostino con la benedizione finale e il grande applauso che scioglie l’assemblea.




