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In Duomo

Vita consacrata, vocazione all’oltre

Alla vigilia della Giornata mondiale la celebrazione diocesana presieduta dall’Arcivescovo nel segno della Chiesa dalle Genti, richiamata anche nella coloratissima e animata processione che ha preceduto la Messa in Cattedrale

di Annamaria BRACCINI

2 Febbraio 2026
Consacrate in Duomo (foto Andrea Cherchi)

Lo sguardo ispirato, lo stupore, la meraviglia che fa guardare «oltre», vedendo «nell’incontro delle genti» una possibilità d’amore, di speranza, di vita, una comunione che rende felici».

Il concerto del Coro Elikya (foto Andrea Cherchi)

La processione

Alla vigilia della Festa della Presentazione del Signore, XXX Giornata mondiale della Vita consacrata, nel cuore di Milano si mostra il volto più bello e gioioso del donarsi interamente al Signore, consacrandosi a Lui nelle diverse forme oggi presenti anche nella Chiesa ambrosiana. Prima della celebrazione presieduta in Duomo dall’Arcivescovo, si ripete infatti la processione che arriva in Cattedrale da San Carlo al Corso – dove si prega anche attraverso le sonorità etniche e travolgenti del Coro Elikya diretto da Raymond Bahati – e percorrendo un affollatissimo corso Vittorio Emanuele che saluta il passaggio con simpatia e curiosità. A guidare la processione, ancora con canti e balli tipici della tradizione di alcuni Paesi africani, le suore del Togo, del Benin e del Congo, seguite da una nutritissima rappresentanza di consacrati e consacrate che, in Diocesi ammontano complessivamente a quasi 6000 unità: tra questi, 850 religiosi e 4 mila religiose, circa 530 consacrati/e “secolari”, 125 sorelle dell’Ordo Virginum e 33 dell’Ordo Viduarum, 68 Ausiliarie diocesane e diverse Società di Vita apostolica.

La processione da San Carlo al Corso (foto Andrea Cherchi)

La celebrazione 

Dopo l’ingresso dal grande portale centrale del Duomo, presso il battistero di epoca borromaica l’Arcivescovo asperge candele e lumini portati tra le mani dai sacerdoti e dalle religiose con l’acqua benedetta e si avvia la processione nella navata maggiore con la venerata immagine dell’icona della Madonna dell’Idea. A concelebrare il rito oltre 60 sacerdoti, tra cui il vicario episcopale per la Vita consacrata monsignor Walter Magni, molti religiosi e i Canonici del Capitolo Metropolitano con l’arciprete, monsignor Gianantonio Borgonovo, che richiama il significato della Messa che, a 40 giorni dal Natale, ricorda la Presentazione del Signore al Tempio.    

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«Uno sguardo troppo funzionale della Vita consacrata, dovuta alle esigenze carismatiche dell’Istituto di appartenenza, ma anche alle nostre urgenze e carenze diocesane – richiama, nel suo saluto iniziale, monsignor Magni -, potrebbe nascondere la bellezza e la gratuità della vita concreta di tante persone consacrate. E questo atteggiamento si potrebbe manifestare anche quando ci confrontiamo con consacrate e consacrati che provengono da Chiese lontane, di altri continenti. Andrebbe forse ripresa, a partire dalla presenza significativa in Diocesi di tante consacrate e consacrati intercontinentali – e non più stranieri -, la riflessione già avviata dal Sinodo minore “Chiesa dalle genti”».

La processione in Duomo con la Madonna dell’Idea (foto Andrea Cherchi)

L’omelia 

Ispirata dalla pagina del Vangelo di Luca al capitolo 2 con il racconto della Presentazione, si avvia la riflessione dell’Arcivescovo. 

«È una vicenda di cui si sa già il significato, l’inizio e il compimento, eppure proprio questo bambino come tanti, proprio questa vicenda come tante, diventa una rivelazione che stupisce Maria e Giuseppe. Lo sguardo di chi è ispirato apre a un oltre, invita a vedere più lontano, più in profondità di quello che si vede all’apparenza. La parola ispirata insegna a guardare oltre per restare incantati dallo stupore e lo sguardo ispirato dallo Spirito santo riconosce che si rende presente un mistero insondabile».

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Quello che si rinnova, ogni giorno, nella consacrazione, «chiamata a considerare le scelte, la vita, la comunità come motivo di stupore e di meraviglia oltre la ripetizione dei gesti e dei riti, oltre le fatiche quotidiane, le abitudini noiose, i rapporti logorati dal tempo. La vita consacrata conta le ore e i giorni come tutti gli uomini e le donne, ma ispirata da Dio può vedere oltre, può pensare più in profondità, può guardare più lontano, oltre lo sguardo miope del proprio interessi».

Da qui il monito e l’auspicio rivolto da monsignor Delpini ai presenti: «Qualunque cosa facciate in parole e opere, tutto avvenga nel nome del Signore. Il gesto minimo che ogni giorno si compie porta in sé la possibilità di rivelare il Suo nome. Nel rapporto ordinario dentro la comunità di vita consacrata, in quel modo di vivere insieme che sembra una convivenza scontata e regolamentata, c’è la vocazione a un amore, a una conoscenza di sé e degli altri che non banalizza mai le persone, non le riduce a etichette e ai luoghi comuni».

Il pensiero, in questa visione di fraternità, non può che andare alla Chiesa dalle Genti, che proprio nel contesto della presenza religiosa vive una fioritura particolare a ragione soprattutto delle tante suore arrivate in terra ambrosiana provenendo dai quattro angoli del mondo.

L’Arcivescovo durante l’omelia (foto Andrea Cherchi)

La Chiesa dalle Genti

«La nostra Diocesi ospita genti illuminate dalla presenza di Gesù, oltre le proprie abitudini, oltre le differenze, la complessità delle lingue e delle culture. Le suore e consacrate, tutti i fratelli e sorelle da qualunque Paese vengano, possono essere questa rivelazione di Dio: genti che si incontrano con un incontro che fa crescere l’amore e la conoscenza di Dio. Ogni giorno, in ogni situazione è iscritta questa vocazione all’oltre, come lo Spirito dicesse a ciascuno: guarda meglio, oltre le apparenze c’è l’occasione per il bene possibile, per la risposta stupita e grata alla vocazione oltre il presente, il calcolabile e il prevedibile. Oltre la morte, la speranza, la vita, la comunione che rende felici».

E, alla fine, c’è ancora tempo per un ultimo saluto da parte dell’Arcivescovo che ringrazia «per il percorso compiuto nelle vie del centro, dando un segno ai passanti talvolta distratti, talora interessati e commossi.  Invoco per voi la benedizione del Signore e vi chiedo di portarla nelle vostre comunità, a tutti coloro che stanno vivendo momenti di difficoltà. Siate voi stessi benedizione per loro».