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La Quaresima ambrosiana 2026

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In Duomo

L’Arcivescovo: «Quaresima, ecco il segreto della felicità»

Nell'omelia per la prima Domenica monsignor Delpini indica nel silenzio, nel servizio e nell’amicizia gli atteggiamenti con cui avvicinare rispettivamente lo sciocco, l'arrogante e l'uomo grigio, che le tentazioni del diavolo non riescono a rendere felici. Al termine della celebrazione il Rito delle Ceneri

23 Febbraio 2026
Il rito delle ceneri Quaresima 2026 (Agenzia Fotogramma)

«Il silenzio, il servizio, l’amicizia. Potrebbe essere questo il programma di Quaresima». A indicare lo spirito con cui vivere i giorni che conducono, nella penitenza, alla Pasqua di risurrezione del Signore è l’Arcivescovo, presiedendo in Duomo la celebrazione nella prima Domenica di Quaresima, conclusa dal rito dell’Imposizione delle ceneri.

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Aperta dal canto dei 12 Kyrie – peculiari dei grandi momenti della tradizione ambrosiana -, la Messa è concelebrata dai Canonici del Capitolo della Cattedrale, il cui arciprete, monsignor Gianantonio Borgonovo, porge il saluto iniziale. Tanta la gente riunita tra le navate, con i membri delle Confraternite e degli Ordini cavallereschi che siedono, come tradizione, nelle prime file.

L'Arcivescovo all'ingresso Quaresima 2026 (Agenzia Fotogramma)
L’Arcivescovo all’ingresso (Agenzia Fotogramma)

«Lo sciocco, l’arrogante, l’uomo grigio»

Da una sorta di metafora (che però racconta molto del mondo di oggi) prende spunto l’omelia dell’Arcivescovo. Tre le figure-chiave di questa favola, che favola non è: lo sciocco, l’arrogante, l’uomo grigio che «non vede niente di bello nella vita». Tipologie umane diverse, ma tutte accomunate dall’unico desiderio di essere felici, per cui lo sciocco vuole compare la felicità e si lascia convincere dal diavolo. «Mangiava, beveva, si godeva i piaceri della vita, ma io non l’ho mai visto felice e ho capito che non di solo pane vivrà l’uomo», spiega monsignor Delpini.

Un momento della celebrazione Quaresima 2026 (Agenzia Fotogramma)
Un momento della celebrazione (Agenzia Fotogramma)

E, poi, l’arrogante «che pretende di essere felice» e vuole asservire gli altri. Ma «non è con la pretesa di essere servito che si sperimenta la felicità, piuttosto con la disponibilità a servire, con il prendersi cura della gioia degli altri si può forse sperimentare la gioia. Avrei voluto convincere l’arrogante a essere umile e servizievole, ma il diavolo, il tentatore, disse: “Basta che tu mi vendi l’anima e ogni cosa sarà in tuo potere”. L’arrogante non ci pensò due volte: fece l’affare con il diavolo. Era potente, era ricco, era temuto da tutti: ma io non l’ho mai visto felice».

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Terzo, il «grigio che aveva pensieri grigi e parole grigie» e che viene tentato dal diavolo immergendosi ancora di più nella sua tristezza e non aprendosi alla speranza e alla grazia di Dio. Così «ogni bellezza si coprì di polvere, ogni buona notizia fu zittita dal chiasso del male, ogni rapporto d’amore fu inquinato dal malumore».

L'omelia Quaresima 2026 (Agenzia Fotogramma)
L’omelia (Agenzia Fotogramma)

Servire i fratelli più poveri

Eppure, nonostante questi incontri poco fortunati che paiono portare «al fallimento della missione», c’è chi continua «insieme con tutta la Chiesa a percorrere le strade del mondo e a condividere il segreto della gioia».

Da qui il senso dell’apologo a cui dà voce l’Arcivescovo: «Se incontrate uno sciocco, non serviranno i discorsi: provate a invitarlo al silenzio e al digiuno. Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che viene da Dio. Se incontrate l’arrogante, non serviranno i rimproveri, provate a testimoniare la gioia di servire. In questa città così contraddittoria, fatevi carico dei fratelli, non lasciate che la gente possa morire di freddo e disperata, non mettetevi a discutere con il prepotente, ma dite che soltanto servendo i fratelli più poveri si entra nel mistero della gioia. Se incontrate l’uomo grigio, non serviranno le esortazioni: provate a regalargli la sincerità dell’amicizia e lo splendore della gloria di Dio».

L'elevazione Quaresima 2026 (Agenzia Fotogramma)
L’elevazione (Agenzia Fotogramma)

Infine, a conclusione della Messa si compie il rito dell’Imposizione delle ceneri con il penitenziere maggiore del Duomo, monsignor Fausto Gilardi, che le impone all’Arcivescovo che, a sua volta, compie lo stesso gesto sul capo dei Canonici, i quali, ai piedi dell’altare maggiore, le portano a tutti i fedeli.