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Milano

«In Giussani il carisma di un uomo fedele a Dio e alla Chiesa»

A 19 anni dalla morte del fondatore di Cl e a 42 dal riconoscimento pontificio della Fraternità, nella Messa in Duomo l’Arcivescovo ha indicato il suo esempio per vincere le tentazioni «che insidiano l’affidamento alla promessa» che abita la storia

di Annamaria BRACCINI

27 Febbraio 2024
Foto di Pino Franchino

«Seguiamo l’esempio di don Giussani per essere fedeli, coerenti, umili, generosi e anche per vincere lo scandalo malizioso, quello della mano ostile, dell’idolatria insidiosa».

È questa la consegna che l’Arcivescovo lascia ai moltissimi fedeli aderenti a Comunione e Liberazione che gremiscono il Duomo, dopo aver atteso in lunghe file sotto la pioggia battente per poter entrare in Cattedrale e prendere parte alla celebrazione eucaristica in memoria del servo di Dio, monsignor Luigi Giussani. Messa per ricordare «l’eccezionale carisma di don Giussani», che anche a Milano, così come in molte altre città del mondo, viene celebrata, nei giorni che ricordano il 19esimo anniversario del fondatore di Cl, avvenuta proprio nel capoluogo lombardo il 22 febbraio 2005, e i 42 anni del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione.

Accanto al vescovo Mario, in altare maggiore, ci sono l’immediato successore del fondatore alla guida della Fraternità, don Julián Carrón, don Mario Garavaglia assistente ecclesiastico diocesano del movimento, il moderator Curiae, monsignor Carlo Azzimonti, alcuni vicari episcopali di Zona e di Settore, tra cui monsignor Walter Magni, vicario per la Vita Consacrata, l’assistente diocesano di Azione Cattolica, don Cristiano Passoni. A loro si aggiungono un’altra ventina di concelebranti.  Presenti, nelle prime file, il fratello del Servo di Dio, Gaetano, i nipoti, Davide Prosperi, presidente della Fraternità di Cl con il vicepresidente, Cesare Pozzoli, e il responsabile diocesano, Francesco Cassese, Andrea Dellabianca e Bernhard Scholz, rispettivamente presidenti della Compagnia delle Opere e del Meeting di Rimini. E, poi, tanti giovani e famiglie con bambini, ma anche persone più avanti con gli anni, anziani che hanno condiviso tanti anni di cammino nel movimento a diretto contatto con “don Gius”. 

Tutti coloro a cui si rivolge monsignor Delpini, nella sua omelia, annodata intorno al brano del Vangelo di Matteo al capitolo 5 e alla prima lettura, tratta da Genesi 17.

Testimoni di una speranza affidabile

«Anche se i discorsi abituali suggeriscono la rassegnazione all’inevitabile declino, anche se la cronaca convince alla desolazione per l’irrimediabile prevalere dell’ingiustizia, anche se le statistiche e le impressioni dicono di una società sterile, senza futuro, la Parola annuncia che la storia è abitata dalla promessa e dall’alleanza che Dio giura ad Abramo. Leggiamo la storia per riconoscere i segni della fedeltà di Dio. Anche la vicenda di don Giussani, come quella di tanti testimoni che abbiamo conosciuto, diventa un segno che Dio continua a operare, a mantenere la sua promessa per vie che non ci aspettiamo, in contesti che appaiono improbabili».

Il pensiero dell’Arcivescovo va agli anni degli inizi di Comunione e Liberazione «in cui risultava scontato e quasi obbligatorio contestare la Chiesa e inutile il riferimento a Cristo», quando «don Luigi Giussani si è presentato nella scuola pubblica per suscitare un nuovo ardore nel riconoscere in Cristo il compimento dell’umano».

Da qui la responsabilità che riguarda ognuno. «La gratitudine e l’ammirazione per don Giussani ci ha radunati: tutti, in particolare coloro che si riconoscono partecipi della storia di Comunione e Liberazione e che, quindi, si ispirano al carisma del fondatore, abbiamo la responsabilità di essere testimoni di una speranza affidabile che non riguarda esclusivamente il moltiplicarsi degli aderenti al movimento, ma la fecondità della Chiesa che si compie in tante forme». 

Foto di Pino Franchino

Le tentazioni

Anche perché, continua il vescovo Mario, «la Parola di Dio ci mette in guardia di fronte alle tentazioni che insidiano l’affidamento alla promessa e che possono compromettere anche la gioia del movimento che voi rappresentate e della storia che avete scritto».

Come lo scandalo “dell’occhio destro” delineato nella pagina di Matteo – «lo sguardo del sospetto, della malizia, del disprezzo» – e il monito che porta con sé. «Nell’ardore per il bene che è naturale per ogni momento sorgivo di un movimento, di un carisma, di una iniziativa può insinuarsi il pericolo dello scandalo dell’occhio destro cioè di presumere di un certo monopolio della promessa di Dio e guardarsi intorno come se tutti gli altri fossero esclusi. La sincerità della fedeltà alla Chiesa di don Giussani ci aiuti a togliere lo scandalo dell’occhio destro, cioè a guardare con benevolenza ogni fratello, ogni sorella, ogni stagione della vita della Chiesa che ci è dato di vivere».

Costruire l’unità

E così anche per “lo scandalo della mano destra” che si chiude invece ai aprirsi e donare.

«In ogni comunità, in ogni contesto ecclesiale, può insinuarsi uno spirito di divisione, un aggregarsi che è per escludere, uno stringere alleanze che crea una specie di complicità per contrastare altri. Le divisioni, le mani che non si scambiano la pace sono uno scandalo per gli eredi dell’unica promessa di Dio. La coesione che la personalità eccezionale di don Giussani ha assicurato al movimento continui a essere principio di unità per escludere lo scandalo della mano destra, continuando, invece, a tessere rapporti di fraternità e costruire la pace».

Infine, nel richiamo al Libro dei Proverbi, l’indicazione è a non lasciarsi tentare della “donna straniera”, simbolo di «ogni seduzione che promette miele e poi fa bere assenzio con la tentazione del potere, della ricchezza, del prestigio sociale. La tentazione della donna straniera conduce sulle vie scivolose che portano alla morte, perciò raccogliamo il magistero di don Giussani e di tutta la Chiesa per custodire l’alleanza».

«Celebriamo con gratitudine gli anniversari che ricorrono in questi giorni e apriamo lo sguardo alla speranza riconoscendo che la storia è abitata dalla promessa della incalcolabile fecondità e che la via di Abramo conduce a Gesù», conclude l’Arcivescovo che, al termine della celebrazione, viene ringraziato, a nome di tutte le comunità di Comunione e Liberazione presenti nella Diocesi di Milano, dal presidente Prosperi.  

Foto di Pino Franchino

Il saluto del presidente della Fraternità

«Nel percorso che stiamo svolgendo nell’obbedienza al Papa e alla Chiesa, che è anche un percorso di rinnovamento e di riscoperta di ciò che è essenziale nel carisma donato da Dio a don Giussani e che noi abbiamo ereditato, – ha detto Davide Prosperi (leggi qui il saluto integrale) – c’è un punto fondamentale a cui tentativamente desideriamo guardare, come dice l’intenzione rivolta alla Madonna in questa celebrazione: “l’unità tra di noi nella sequela alla Chiesa”. Consapevoli del compito che ci è affidato, desideriamo, infatti, fare memoria di don Giussani avendo anzitutto cura della nostra unità – come ci ha esortato a fare anche il Santo Padre in una lettera che ha recentemente inviato a tutto il movimento – così da contribuire alla costruzione della Chiesa»

«L’impeto della missione, del dono di noi stessi in risposta alla chiamata che abbiamo ricevuto, ci aiuta a immedesimarci con il cuore gonfio e traboccante di don Giussani quando ha salito i gradini del liceo “Berchet”, proprio qui a Milano, dando inizio alla grande avventura di cui siamo parte e per cui siamo qui ora. Rinnoviamo, dunque, la nostra totale disponibilità a rispondere come possiamo ai bisogni della Chiesa e ci affidiamo a lei e alle sue preghiere per riaffermare con ancora più forza, coscienti di tutti i nostri limiti, ciò che ci sta a cuore più di ogni altra cosa: Cristo, il “Dio fatto uomo”, nostra gioia e nostra salvezza».

 

 

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