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Milano

Delpini: «Abbiamo bisogno di vedere il bene, sapendo che comunicarlo fa bene»

L’Arcivescovo ha partecipato assieme ai responsabili e volontari di Caritas ambrosiana al convegno svoltosi alla vigilia della giornata mondiale dei poveri, durante il quale è stato pubblicato il rapporto annuale sulla povertà nella diocesi

di Annamaria BRACCINI

7 Novembre 2026
L'Arcivescovo al convegno "Sinodalità e carità. Animazione del territorio e advocacy"

«Voi rappresentate il popolo immenso di chi opera nella carità, di chi ama nel nome del Signore. Quelli che seminano stelle, fanno vedere la luce e incoraggiano la speranza». È questo che l’Arcivescovo ha detto ai molti responsabili, operatori, delegati delle strutture territoriali e volontari di Caritas ambrosiana che hanno affollato l’Auditorium “San Fedele” per il Convegno svoltosi alla vigilia della Giornata Diocesana Caritas-Giornata mondiale dei poveri per la Diocesi di Milano, con il titolo “Sinodalità e carità. Animazione del territorio e Advocacy”.

Una mattinata che ha visto anche la pubblicazione online del rapporto annuale “La povertà nella Diocesi ambrosiana – Dati 2025” stilato dall’Osservatorio delle povertà e delle risorse, appunto, di Caritas ambrosiana.  

L’intervento dell’Arcivescovo  

«Gli operatori di Caritas hanno questo incarico, seminare stelle e, anche se tutti soffriamo di non riuscire a fare abbastanza, però compiamo il bene possibile, tenendo viva la speranza. E, poi, ci sono quelli che spargono polvere spegnendo lo splendore del bene. Inducono a dimenticare le opere delle persone buone che tengono in piedi il mondo, criticano tutto, insinuano sospetti, lamentano l’inadeguatezza delle prestazioni, scoraggiano le persone di buona volontà. Si può essere abitati dalla gioia o camminare a testa bassa», ha proseguito monsignor Delpini. «Ci sono quelli che accendono la lampada, non per attirare l’attenzione sui propri meriti, ma perché sanno che i poveri non vedono una strada, hanno bisogno di un aiuto concreto per l’alimentazione, l’affitto, le spese domestiche, le bollette: i cristiani, che sono originali, accendono la lampada».

Mons. Mario Delpini (Fotogramma)

«Ci sono anche quelli che sono imbarazzati dalla franchezza e preferiscono la reticenza e il silenzio. Vogliono dare il buon esempio, ma non la testimonianza che dichiara che il bene che si fa non è un’opera buona perché noi siamo buoni, ma è un’obbedienza al comando di Gesù».

Per questo, ha concluso, «in questa giornata, il tema della comunicazione ci impegna a riconoscere che i poveri e tutti noi abbiamo bisogno di luce perché ci sia una speranza invincibile; abbiamo bisogno di vedere il bene sapendo che comunicarlo fa bene. Comunicare significa coinvolgere gli altri, tutti, perché la speranza è per tutti».

Le ragioni del convegno

Infatti, proprio sulle diverse forme di comunicazione si sono soffermati i momenti dell’assise, attraverso le riflessioni dei relatori, impegnati sul tema “Operare la carità, immersi nel digitale”. Un contesto illustrato, prima, dall’intervento di Alessandro Zaccuri, giornalista, scrittore ededitorialista di Avvenire e, poi, nella Tavola rotonda, moderata da Giuseppe Caffulli, giornalista, presidente UcsiLombardia a cui hanno preso parte l’insegnante Cristina Franconieri, Giovanna Marelli, responsabile Caritas Zona pastorale III, Lorenzo Radice, sindaco di Legnano e Chiara Vitali, giornalista di Avvenire.

Giovanna Marelli, responsabile Caritas Zona pastorale III, e Chiara Vitali, giornalista di Avvenire. (Fotogramma)

A «sognare alto, guardando avanti», hanno invitato i due condirettori dell’ente diocesano, Erica Tossani e don Paolo Selmi, ricordando come «l’ecosistema Caritas – con 10.000 volontari e le sue molteplici articolazioni tra cui 12 cooperative con 2000 dipendenti – richieda, da parte di tutti, la chiamata ad abitare sempre di più questo tempo complesso. Vogliamo essere una Chiesa sinodale sempre in cammino e questo interroga anche i nostri percorsi di carità, nel confronto con la vocazione pedagogica di Caritas il cui primo obiettivo è aiutare le comunità a vivere la carità come una dimensione normale della vita. La carità non è di Caritas, ma delle comunità che devono richiamare alla trasformazione sociale», ha sottolineato Tossani.

La povertà strutturale  

Chiaro il riferimento anche a quanto emerso dal Rapporto, con il dato macroscopico degli oltre 65 mila interventi erogati nel 2025 in favore di quasi 20.000 persone, con un numero in aumento di anziani, richiedenti asilo e occupati poveri che si rivolgono agli sportelli e ai centri di ascolto. A conferma di una complessiva fragilizzazione delle condizioni di vita degli anziani rispetto alla stagione prepandemica. Infatti, la stragrande maggioranza degli over 65 rivoltisi a Caritas sono italiani, anche se gli individui con background migratorio continuano a rappresentare circa i due terzi (65,8%) del campione monitorato. Senza dimenticare le difficoltà che aumentano tra le donne e per coloro che comunque hanno un lavoro ma non riescono ad arrivare a fine mese.  

Giuseppe Caffulli (fotogramma)

«Il nostro Osservatorio certifica che le povertà vanno dismettendo il carattere dell’eccezionalità e travalicando l’area della marginalità sociale. L’indigenza economica, intrecciata a varie forme di fragilità, riguarda sempre più persone, molti lavoratori, un numero crescente di anziani anche dotati di pensione, stranieri in attesa di riconoscimento del loro status, esponenti del ceto medio. Traiettorie di povertà, che si affiancano a quelle “classiche” Ne consegue che l’opera di ascolto, aiuto e accompagnamento deve farsi sempre più personalizzata e attenta ai bisogni di ciascun uomo e donna in povertà».


Uno sforzo, hanno ancora evidenziato Tossani e don Selmi, «che intende anche incidere in maniera sempre più efficace sulle dinamiche economiche, sociali e culturali che generano povertà multidimensionali. Dopo aver sviluppato, nel corso degli anni, dispositivi specifici di risposta sul fronte occupazionale (Fondo Diamo Lavoro), abitativo (Fondo Schuster), delle povertà educative, alimentari ed energetiche, con il microcredito proviamo a darci un ulteriore strumento di contrasto della povertà, puntando anche sull’inclusione finanziaria. Combattere le povertà, cercando di prosciugarne le cause, è un compito evangelico e costituzionale, al quale nessuno può permettersi di abdicare».

Infine, a chiudere i lavori è stato il vicario episcopale e presidente di Caritas ambrosiana monsignor Luca Bressan che, ricordando l’enciclica “Magnifica Humanitas” al paragrafo 211, ha osservato. «Rifacendosi ad Agostino, Papa Leone dice che i cristiani sono coloro che vedono il male, ma non se ne lasciano abbagliare e anche sembra che il male prevalga, continuano a fare il bene. Il mondo ha bisogno di gente che, nell’anonimato, semina quel bene senza il quale non ci sono né legami, né futuro».