Presso la parrocchia del Sacro Volto a Milano l'Arcivescovo ha inaugurato un’originale esperienza di co-housing per sei ragazzi con disabilità cognitiva

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Foto di Gianfranco Bellini

«Oggi mostriamo che è possibile cambiare linguaggio, trasformare un appartamento – parola che porta con sé un senso di separazione, di isolamento – in una casa, luogo che favorisce la reciproca accoglienza e il buon vicinato». Questo il cuore del saluto che l’Arcivescovo, monsignor Mario Delpini, ha pronunciato al termine della sua visita a “Casa Comune 2 e 3”, l’esperienza di autonomia abitativa inaugurata sabato 29 settembre presso l’oratorio della parrocchia del Sacro Volto.

Il progetto nasce dalla voglia di sei ragazzi con disabilità cognitiva con discrete capacità di intraprendere un percorso di autonomia dalle famiglie di origine per quanto riguarda l’abitare. Il desiderio dei ragazzi e delle famiglie ha incontrato la soluzione in un progetto di coabitazione fra loro e studenti fuori sede della stessa fascia di età. Il progetto fa seguito a una prima esperienza – già attiva da alcuni anni – in un appartamento in un’altra zona di Milano, con due ragazze autistiche e due studentesse fuori sede.

La parrocchia a sua volta, come ha ricordato il parroco uscente don Roberto Viganò, ha trovato un’ottima soluzione a un problema che si trascinava da alcuni anni: la ristrutturazione e l’utilizzo di due appartamenti inseriti nel fabbricato dell’oratorio e inutilizzati da tempo. Grazie ad un finanziamento di Fondazione Cariplo e a numerosi altri sponsor privati, si sono resi disponibili i due appartamenti (uno per quattro ragazze con disabilità e tre studentesse, l’altro per due ragazzi con disabilità e due studenti) per l’esperienza di “Casa Comune”, con la supervisione dell’Associazione di promozione sociale “La Comune”, che già si occupa del primo progetto. Il progetto è inoltre sostenuto dal Comune attraverso i contributi previsti dalla legge 112/16 (nota come “Dopo di noi”)-

All’inaugurazione hanno partecipato la comunità parrocchiale e tanti amici e conoscenti dei ragazzi. Si apre ora la possibilità di sperimentare realmente il “buon vicinato” fra abitanti della Casa e parrocchiani, favorendo la reciproca accoglienza e il vivere insieme. A questo proposito l’Arcivescovo, concludendo il proprio saluto, ha ricordato ai ragazzi la responsabilità di essere seminatori di sorrisi, di inviti, di messaggi per questo quartiere, e al quartiere ha raccomandato di essere attento a questa realtà, nell’ottica del buon vicinato.

Il primo segno di questa relazione è stata la visita alle Case Comuni da parte dei tantissimi parrocchiani presenti, che hanno così potuto fare la conoscenza dei loro nuovi vicini.

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