Un clima di attenzione e ascolto appassionato ha caratterizzato la sessione di lavoro dedicata all’analisi dello scenario sociopolitico in vista delle scadenze elettorali del 2018. Diverse le proposte operative formulate

di Valentina SONCINI
Segretaria del Consiglio pastorale diocesano

Consiglio pastorale diocesano novembre 2015

Sabato 25 e domenica 26 novembre a Villa Sacro Cuore si è tenuta la VII sessione di lavoro del Consiglio pastorale diocesano, il primo presieduto dall’arcivescovo Mario Delpini.

Da subito un senso di novità ha generato un clima di attesa e di attenzione: l’Arcivescovo era già sempre presente ai lavori del Consiglio in qualità di Vicario generale, era già conosciuto, stimato e apprezzato per le sue omelie e i suoi interventi molto puntuali sulle linee pastorali da intraprendere; averlo nel Consiglio come Arcivescovo è stato dunque motivo di gioia per tutti. Molto positivamente è stato accolto il suo primo intervento, a sottolineare il valore sinodale del Consiglio pastorale, che rende importante per lui ogni fase di ascolto e ogni contributo volto a far cogliere la direzione da far prendere alla Chiesa ambrosiana.

Il clima è stato subito molto propositivo e in questo contesto si sono aperti i lavori su un tema certo non semplice, anzi spinoso e avvertito generalmente come pericolosamente divisivo dentro i contesti ecclesiali: “Responsabilità pastorale diocesana e situazione sociopolitica in Lombardia in vista delle scadenze elettorali regionali e nazionali del 2018”

Secondo la modalità di lavoro scelta dalla commissione per favorire un processo di discernimento comunitario, si sono alternati momenti di ascolto – di alcune sollecitazioni riguardo lo scenario sociopolitico (videointervista al professor Mauro Magatti), del responsabile dell’Ufficio di Pastorale sociale don Walter Magnoni, dell’esito dei lavori di Zona -, di confronto a gruppi e di discussione in sede plenaria, fino all’approvazione di una raccolta di molteplici proposte da offrire all’Arcivescovo e ai suoi collaboratori e, tramite loro, a tutta la Chiesa locale.

Sebbene non manchi certo una generosità diffusa negli ambienti diocesani (volontariato, Caritas, ecc) e non manchino proposte di formazione sociopolitica, è emerso un rapporto assai problematico tra fede vissuta e politica. Di fatto l’urgenza dei temi che riguardano la vita della gente e che interrogano la politica (poveri, lavoro, famiglia, ambiente, integrazione…) è inversamente proporzionale al modo con il quale mediamente le comunità cristiane si occupano esplicitamente di questi aspetti; lo fanno perlopiù in modo insufficiente, marginale, timoroso e incerto. Questo stallo delle comunità ha tante ragioni, ma oggi concorre involontariamente a produrre indifferenza, estraneità, disaffezione in un contesto molto individualista e segnato dal fenomeno dell’astensionismo.

Le proposte sono state tante e tutte all’insegna di due linee guida:
– quanto attiene alla fede ha sempre rilevanza sociale, come sottolinea con forza anche il magistero di papa Francesco in Evangelii Gaudium 176 e in Laudato sì;
– il criterio della “pluriformità nell’unità” da far valere in modo forte nelle comunità cristiane per favorire dibattiti, confronti, riflessioni, senza rischiare delegittimazioni o “scomuniche” per diversità di posizioni.

La raccolta delle proposte ha tenuto conto di tempi diversi: c’è un tempo ravvicinato da qui alle elezioni e c’è un tempo lungo della formazione delle coscienze. Ci sono diversi livelli di intervento: diocesano, zonale, decanale e parrocchiale. Sono in gioco diverse competenze: quelle per trattare i temi propri della politica e quelle relative alla formazione della coscienza civica di tutti, secondo linee evangelicamente ispirate. Ci sono azioni di soggetti diversi: la parola dell’Arcivescovo, l’azione educativa dei sacerdoti, l’educazione ai temi socio politici come parte della pastorale ordinaria della Chiesa, l’azione di associazioni e movimenti ecclesiali di laici, tra loro e in rete con altre associazioni culturali del territorio. C’è poi lo spazio delle scelte personali di impegno e di presenza.

Un aspetto molto positivo, che diviene motivo di incoraggiamento, è stato il clima di attenzione, ascolto, accordo nell’analizzare la situazione e nel cercare insieme vie di rilancio di ciò che è fondamentale per il bene comune. Non ci sono state contrapposizioni polemiche, né silenzi imbarazzati o giudizi espliciti o impliciti. Lo stile e il risultato raggiunto sono un invito a tutti a continuare in ogni sede questo percorso che ci interpella fortemente.

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