Ai fedeli della Parrocchia di Santa Maria Nascente in Brusimpiano e a tutti i fedeli della Zona pastorale di Varese
Carissimi fedeli, lo scorso 15 novembre 2025 vi ho raggiunto con una mia lettera, con la quale ho voluto informarvi di alcuni recenti accadimenti che hanno riguardato la vostra parrocchia e, soprattutto, don Nicolò Casoni. Vale la pena riportare ancora le premesse di quello scritto:
«Negli scorsi anni in questa parrocchia sono state celebrate in modo illecito alcune ordinazioni presbiterali e diaconali, presiedute da un Vescovo non di questa Diocesi e mai autorizzate, secondo quanto prescritto dalla normativa canonica, dall’Arcivescovo di Milano. Una volta appresa la notizia, si è ritenuto necessario approfondire la vicenda e, successivamente, procedere con un processo canonico penale che ha coinvolto l’allora vostro parroco, don Nicolò Casoni, nonché un giovane di questa parrocchia. Consentendo a delle ordinazioni illecite, don Nicolò è infatti venuto meno al rispetto della comunione ecclesiale: la corretta successione del sacramento dell’ordine è garanzia irrinunciabile per la verità dell’essere Chiesa. Questo comportamento è stato quindi accertato mediante il suddetto procedimento, confermato poi dalla Santa Sede. Tuttavia, lo stesso don Nicolò non è stato punito con la sanzione prevista perché, dopo alcuni dialoghi sia con l’Arcivescovo che con me, ha manifestato segni di pentimento, tra cui la rinuncia al suo ufficio di parroco.
Nei mesi successivi don Nicolò non ha però tenuto fede alla sua promessa di pentimento, non accogliendo le richieste che gli erano giunte dall’Ordinario diocesano, tra le quali di rendersi disponibile all’Arcivescovo per accogliere un incarico ministeriale, come è dovere di ogni presbitero. Inoltre, in questi ultimi mesi, don Nicolò ha volontariamente celebrato, anche al di fuori di luoghi sacri, presso strutture private o addirittura abitazioni, avendo come diacono uno degli ordinati illecitamente, cui è formalmente proibito di esercitare il ministero diaconale e di indossare l’abito ecclesiastico. Peraltro, don Nicolò continua a celebrare Sante Messe utilizzando i testi liturgici ambrosiani antecedenti al Concilio Vaticano II, pur non essendogli consentito. Nella nostra Diocesi, infatti, l’Arcivescovo Capo-Rito ha stabilito che tali celebrazioni possano svolgersi solamente in alcune chiese identificate stabilmente e che siano presiedute da sacerdoti autorizzati dall’Ordinario diocesano. Tra di essi non vi è attualmente don Nicolò».
Inoltre, in quel testo vi informavo che, volendo anzitutto tutelare il bene spirituale di questa parrocchia e di quelle limitrofe e desiderando percorrere un ultimo tentativo di recupero, il Vicario generale, in data 17 ottobre 2025, ha emesso un precetto penale (can. 1339 § 4), con il quale veniva chiesto a don Nicolò di osservare quanto già gli era stato imposto e di rendersi immediatamente disponibile all’Arcivescovo per l’assunzione di un nuovo incarico ministeriale, incorrendo, in caso di inosservanza, nella pena canonica della sospensione.
Con un suo comunicato del 26 ottobre 2025, don Nicolò ha dichiarato pubblicamente di non voler osservare quanto gli era stato richiesto e, pertanto, è stato avviato un procedimento penale canonico per stabilire se egli fosse incorso nella pena prevista dal suddetto precetto. A conclusione del procedimento, lo scorso 26 febbraio 2026, il Delegato dell’Arcivescovo ha emesso un decreto penale extragiudiziale, con il quale è stata dichiarata a don Nicolò Casoni la pena canonica della sospensione da tutti gli atti della potestà d’ordine (can. 1333 § 1, 1°) e gli è stata altresì inflitta la proibizione di dimorare nel territorio dell’Arcidiocesi di Milano per cinque anni (can. 1336 § 3, 1°) e la proibizione indipendentemente dalla sospensione, di ricevere confessioni e di predicare per cinque anni (can. 1336 § 3, 3°). L’attuale condizione di don Nicolò non gli permette di esercitare alcun tipo di atto ministeriale (celebrare l’eucaristia, confessare, amministrare gli altri sacramenti e sacramentali, se non ai soli fedeli in pericolo di morte) e, pertanto, vi chiedo formalmente di non partecipare ad eventuali sue celebrazioni.
Nuovamente approfitto di questa triste comunicazione per ringraziare don Claudio Lunardi e tutti gli altri sacerdoti del Decanato “Valceresio” per la dedizione al loro ministero e per il sostegno che hanno prestato anche a questa comunità.
Papa Leone, all’inizio del suo Pontificato, ha condiviso con noi il suo primo grande desiderio: essere «una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato». Continuiamo dunque a vivere così, in comunione con il nostro Vescovo e tra di noi, per essere un segno profetico tra le tante discordie di questo mondo.
Invocando per tutti il dono dello Spirito, in cammino verso la Pentecoste, vi saluto tutti e di cuore vi benedico.
Don Franco Gallivanone
Vicario episcopale


