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Milano

Chiara e Achille, l’ora del dolore e della preghiera

I funerali di due delle vittime della tragedia di Crans Montana: in Santa Maria delle Grazie quelli della 16enne Costanzo, in Sant'Ambrogio quelli del coetaneo Barosi. Nelle parole di conforto dei celebranti unanime l'invito al ricorso alla fede per far fronte allo strazio

7 Gennaio 2026
Il feretro di Chiara Costanzo arriva in Santa Maria delle Grazie

Giornata di lutto cittadino a Milano in occasione dei funerali di Chiara Costanzo e di Achille Barosi, i due 16enni periti nella sciagura di Capodanno a Crans Montana (Svizzera), celebrati rispettivamente nella chiesa di Santa Maria delle Grazie e nella Basilica di Sant’Ambrogio.

Gesù si volta per confortarci

di Lorenzo GARBARINO

«Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero». Con questo verso – breve, ma carico di speranza – del Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, gli amici hanno ricordato Chiara Costanzo in una delle tante corone di fiori poste all’esterno della chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Il messaggio lasciato da un gruppo di amici

Proprio come negli scorsi giorni, quando la stessa folla si era raccolta attorno al suo feretro, non è mancata la calorosa presenza di amici, parenti o di chi volesse partecipare all’ultimo saluto. Come gli amici dell’Alcione Calcio o dell’Istituto Moreschi, frequentato dalla giovane, che al pomeriggio era impegnata come tutor nel doposcuola dell’oratorio di Sant’Ambrogio. Unanime il desiderio: «Ricordarla e onorarla come la bellissima persona che sei stata è ciò che ci permette di andare avanti. Sapere quante persone l’amassero manterrà vivo il ricordo che abbiamo di lei».

Oltre al sindaco di Milano Giuseppe Sala, alla celebrazione era presente il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ha espresso le proprie condoglianze ad Andrea e Giovanna, genitori della ragazza. L’arrivo del feretro è stato salutato da un accorato applauso.

La forza di tornare in cammino

«Abbiamo bisogno di pace: nel cuore e nei pensieri, nelle memorie»: sono le prime parole con cui monsignor Alberto Torriani, Arcivescovo di Crotone – Santa Severina ed ex Rettore del Collegio San Carlo, ha ricordato lo spirito con cui ricordare Chiara, Achille e tutte le vittime di questa tragedia.

I genitori di Chiara

Il brano evangelico della donna che pensa di poter essere salvata anche solo toccando le vesti di Gesù, è l’impalcatura attorno a cui si aggrappano le parole di conforto del Vescovo: «Il Vangelo ci parla di cammini e soste forzate. Come in quel maledetto giorno a Crans-Montana. Come ci ricorda questa lettura, di fronte alla tragedia resta solo un padre con la morte del cuore. Non è una preghiera composta, ma un urlo strozzato, che esce a fatica per il dolore del respiro, un’immagine che non riesce a smettere di chiedere. Ci troviamo così in tanti oggi, inermi e spogliati, con domande senza risposta, con la morte che riduce tutto in cenere». 

Monsignor Torriani aggiunge però che è proprio qui che la speranza giunge all’improvviso, sotto forma di una donna che osa avvicinarsi. È la vita che non vuole arrendersi: «Ciascuno vive il dolore in modo diverso. Di fronte a ciò, sembra che solo la morte parli, e si imponga come padrona. Il Vangelo ci mostra però una donna fragile e consumata dalla vita, senza volto. Senza diritti da rivendicare e a cui rimane un gesto minimo».

È come la morte, che ci rende simili: impoveriti, confusi senza certezze e linguaggio, e attorno a lei c’è la folla. «Sono le paure che ci abitano – spiega monsignor Torriani -, dentro a una tragedia simile siamo impotenti. La folla sono le parole vuote, che non guariscono il dolore vero. Ci sarà il tempo per capire, ma non è oggi. Ora è necessario trovare la forza di tornare in cammino».

Il ritratto di Chiara vicino al registro delle condoglianze

Non folla, ma presenza

La fede cristiana, infatti, può sembrare fragile e sgangherata, ma anche «ostinata e che non si genera da sola». Di fronte a momenti in cui saremmo infatti carichi di parole brutte, forse addirittura bestemmie, monsignor Torriani ricorda che in mezzo a questa confusione e frastuono, proprio come una folla, è sufficiente ascoltare una preghiera senza parole per far sì che Gesù si giri, cercandoci: «Ecco, vorrei che oggi si girasse da voi, per riconsegnarci un futuro di cui abbiamo bisogno, noi adulti e soprattutto i ragazzi, e che non suoni come un ammonimento. Siamo in un tempo che confonde, dove il desiderio coincide con il possesso. Ma il vero desiderio è ciò che mette in cammino e ci apre alla vita con gli altri. Altrimenti, la chiude. Andrà tutto bene, dice l’ottimismo, ma la speranza ci ricorda che vale la pena vivere anche quando tutto va male, senza negarne il dolore. Cercate adulti che non siano folla, ma presenza. E non con idee sterili o preconfezionate. Cercate relazioni che sappiamo riconoscere il vostro tocco, come Gesù in mezzo alla folla. Noi tutti siamo stati gettati nella sofferenza di una morte che non concede tempo. Non è giusto, non lo è. Per nessuno, per un’intera città, comunità scolastica e per i giovani e per i giovani che ancora oggi combattono per la vita in ospedale, e per Chiara, che nel suo sorriso sapeva generare i propri talenti. Ma se Gesù si è girato una volta, può farlo ancora. Questo vale per tutti noi, per le madri i padri, i docenti qui oggi».

I genitori di Achille con l’abate Faccendini

Una luce nelle tenebre

di Stefania CECCHETTI

«Le vittime dell’incendio sono tutti un po’ nostri figli», ha detto don Alberto Rivolta, vicario della parrocchia di Sant’Ambrogio, nell’omelia pronunciata ai funerali di Achille Barosi. E nella Basilica gremita di fedeli si è sentito chiaramente come davvero quel dolore non appartenga più soltanto ai genitori, ai familiari o ai compagni di scuola, ma si sia trasformato in un lutto collettivo.

Il feretro di Achille all’uscita dalla Basilica di Sant’Ambrogio

Domande da custodire

Un dolore incapace di rispondere alle domande che stanno «nel cuore straziato e nella mente confusa» di tutti, come ha sottolineato l’abate di Sant’Ambrogio monsignor Carlo Faccendini, che ha celebrato le esequie, nella sua preghiera introduttiva: «Perché la morte? E perché così, nella primavera della vita?». Grandi domande che l’Abate invita a tenere dentro: «Custodiamole nel cuore, perché sono domande a cui non possiamo dare risposte sbrigative», ha detto, auspicando che la celebrazione e la fede possano essere per la famiglia e tutti i presenti, così come per i parenti e gli amici delle altre vittime, «una piccola luce nelle tenebre, quella poca che basta per riprendere a vivere e a camminare».

Don Rivolta, insegnante di religione presso la scuola che frequentava Achille, anche se non direttamente nella sua classe, lo ha ricordato come «un ragazzo forte, capace, determinato, che amava il confronto, ma gentile, di una gentilezza rara. Un ragazzo capace di ascolto di sé, capace di ascolto degli altri, capace di ascoltare anche i rimproveri. Una dote rara, oggi, di cui forse tutti dovremmo fare tesoro».

Il banchetto con il ritratto di Achille e il registro delle firme

La cima del cielo

Don Rivolta ha poi accennato al grande amore di Achille per la montagna, richiamando anche la prima lettura, dal secondo capitolo del Libro del profeta Isaia: «In questa bellissima foto che è stata scelta e che vediamo sulla bara di Achille, c’è lui in piedi su una scaletta che mette il dito sulla cima del Cervino. Il testo di Isaia dice che il monte del Tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e si innalzerà sopra i colli. Questa cima, la cima del Cervino, di una delle montagne più belle dell’Italia, è la più alta di tutte. È la cima del Signore, è la cima nella quale oggi Achille è entrato. È la cima del cielo dove noi oggi troviamo Achille, sopra tutti i colli».

Da lì, dice don Rivolta, Achille resterà sempre vicino a chi lo ha amato. Come Gesù, nel Vangelo di Giovanni letto durante la celebrazione, invita gli apostoli a non esser turbati e ad avere fede in lui («vado a prepararvi un posto»), così, sottolinea don Rivolta, «Achille ci darà lui la forza, la speranza e la serenità. La sua essenza, la sua persona, il suo essere è vivo ed è con noi. Dove? Nel nostro cuore. Perché i gesti di bene e i gesti d’amore ci dicono che i nostri cari sono vivi e sono qui in mezzo a noi. Pensate quante volte in classe noi non ci vediamo tutti, eppure sentiamo la presenza dei compagni, anche quelli che abbiamo dietro, anche nell’altra classe. Oggi dobbiamo imparare anche noi, attraverso la preghiera, attraverso Gesù, a riscoprire quella presenza di Achille, perché lui c’è, è vivo».

Il destino in una canzone

Strazianti le parole di ricordo della mamma di Achille a fine celebrazione. In particolare ha menzionato una canzone – Perdutamente, di Achille Lauro – che lei e il figlio amavano cantare insieme in macchina e che, fatalmente, in alcuni passi sembra descrivere esattamente il tragico destino del ragazzo: «E se bastasse una notte sì, per farci sparire, cancellarci in un lampo, come un meteorite. Sì, godersi l’impatto e non ci importa alla fine, se si incendia lo spazio, amore, abbassa il tettino».

Le autorità presenti alla funzione

Dopo che il feretro ha lasciato la chiesa, passando tra gli applausi sul sagrato di Sant’Ambrogio, la canzone di Lauro è stata cantata dai familiari stretti attorno alla bara, in un momento molto intenso, alla presenza commossa di amici e parenti e delle autorità presenti al funerale, tra cui la vicesindaca Scavuzzo e il presidente della Regione Fontana.

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