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Due giovani della comunità ambrosiana tra le vittime dell’incendio in Svizzera

Achille Barosi, studente del liceo artistico delle Orsoline, e Chiara Costanzo, tutor del doposcuola dell’oratorio di Sant’Ambrogio, sono tra i ragazzi scomparsi a Crans Montana: la Chiesa di Milano li accompagna nella preghiera. Le esequie in contemporanea, mercoledì 7 alle 14.45

di Luisa BOVE

5 Gennaio 2026
Chiara Costanzo e Achille Barosi

È atterrato lunedì 5 gennaio a Linate il volo di Stato che ha riportato in Italia le salme di 5 ragazzi vittime del rogo infernale che si è consumato nei giorni scorsi nel locale di Crans Montana in Svizzera. Tra loro anche i feretri di due milanesi Achille Barosi e Chiara Costanzo, le cui camere ardenti sono allestite lunedì pomeriggio e martedì 6 tutto il giorno, la prima a Sant’Ambrogio e la seconda nella cappella del Collegio San Carlo. I loro funerali saranno in contemporanea, mercoledì 7 alle 14.45: per Achille si terrà a Sant’Ambrogio, presiederà l’abate mons. Carlo Faccendini; per Chiara a Santa Maria delle Grazie, celebrerà le esequie l’ex rettore del San Carlo, mons. Alberto Torriani.

È una classe provata, quella di Achille, perché già in prima liceo ha assistito alla morte di un compagno a causa di un tumore. Per questo, racconta il rettore dell’istituto Orsoline, suor Claudia Linati, già allora i ragazzi sono stati assistiti dalle psicologhe del progetto «Le libellule nel cuore» che lavorano sull’elaborazione del lutto. Sono state loro a chiamare ancora la scuola dicendo che non era mai capitato che una classe a distanza di un anno e mezzo subisse due traumi così. Oggi gli studenti al terzo anno di artistico dovranno superare un altro trauma. «Questo poi è un lutto particolare che ha avuto una forte risonanza mediatica», dice la religiosa. «Achille frequentava la terza architettura del liceo artistico. A scuola andava bene. Era molto bravo a disegnare e la madre mi ha raccontato che dopo il biennio comune, tra i tre indirizzi (figurativo, architettura, multimediale) tutti gli dicevano di fare figurativo, proprio per via delle sue doti in disegno. Lui invece ha detto di voler fare qualcosa che non conosceva perché sapeva già disegnare. E ha scelto architettura. Sua madre e la zia hanno frequentato l’artistico da noi, per questo ha voluto portarlo a Sant’Ambrogio perché «Qui con voi lui si sentiva a casa». Tutti lo ricordano come un ragazzo solare, contento, felice. Anche il nostro manutentore Ciro lo rammenta, Achille si accorgeva delle cose e le faceva».

«Achille amava moltissimo la montagna e andava spesso con i genitori a Crans Montana, durante l’estate faceva lunghe camminate con il padre». Per questi era amico di altri giovani che erano a Crans Montana, tra cui un’altra ragazza di quarta architettura che si è salvata ed è già rientrata a Milano con lievi ustioni e una frattura al ginocchio che si è procurata durante la fuga. Era amico anche di Chiara Costanzo, che invece non ce l’ha fatta. 

Chiara (16 anni) frequentava l’Istituto Moreschi a Milano e svolgeva il compito di tutor al doposcuola attivo da anni presso l’oratorio di Sant’Ambrogio. Venerdì 9 gennaio è stata proclamata giornata di lutto nazionale. «Noi per ricordare Chiara ci raduniamo alle 14.30 con tutti i tutor e ragazzi del doposcuola per un momento di raccoglimento», dice Agostino Frigerio, tra i responsabili che l’ha conosciuta nei mesi scorsi.

«Era una ragazza molto solare e sorridente, puntuale e precisa. Veniva tutti i venerdì alle 14.30 a fare il doposcuola a un ragazzino di terza media». Aveva iniziato l’attività a metà ottobre svolgendo questo servizio come ore di Pcto (quella che una volta si chiamava alternanza scuola-lavoro) attraverso l’Istituto Moreschi che frequentava, a pochi isolati da Sant’Ambrogio. Sono circa un centinaio i tutor che dedicano qualche ora alla settimana per aiutare i più piccoli nei compiti, solo dal Moreschi sono 60, dal Tito Livio 20 e altrettanti dalle Orsoline, cui si aggiungono altri volontari. «La preoccupazione maggiore che noi abbiamo quando inseriamo i tutor – spiega Frigerio – è che si prendano cura dei ragazzi e che vengano con costanza. E Chiara lo ha sempre fatto regolarmente».

«Siamo attoniti e senza parole – continua il responsabile -. Dovremo anche decidere come affrontare il tema con i ragazzi e i tutor del doposcuola, trovare le parole giuste non è facile». Tante le domande riportate nella mail inviata per convocare venerdì gli amici in oratorio nel ricordo di Chiara: «Dove trovare voce per dirlo? Come trovare parole per dire quello che è successo, qualcosa che va oltre ciò che abbia un senso? A chi chiedere il perché? Perché la vita di Chiara è stata così tremendamente ingannata? Forse non troviamo risposte. O forse possiamo rivolgerci a Chiara, e vedere nella sua presenza continua al doposcuola, nella sua disponibilità, nella sua scelta di aiutare gli altri il senso della sua vita, un senso che possiamo cogliere e che, come amiche e compagne, amici e compagni dobbiamo raccogliere e continuare a testimoniare. Perché lei continui a vivere in qualcosa di vero, in cui credeva. Questo ci ha lasciato Chiara, davanti agli occhi, tutti i venerdì pomeriggio. Forse è questo che la vita chiede, a noi che rimaniamo: accogliere quello che lei ci ha donato per consegnarlo agli altri. Noi però sappiamo che Chiara è viva e che continua dal paradiso a camminare con noi. Certo ci mancheranno i suoi occhi e il suo sorriso, ma non ci mancherà la sua presenza e la sua gioia. I germi di bene seminati nella vita, germogliano nel cuore delle persone alle quali abbiamo voluto bene. Affidiamo a Dio il nostro dolore e a Lui chiediamo di sostenere il nostro cammino e quello della famiglia di Chiara».

Non sarà facile mercoledì mattina, per i compagni del Moreschi, rientrare in classe e trovare il banco vuoto. La morte ingiusta e improvvisa di una ragazza che aveva tutta la vita davanti non è accettabile per nessuno. Familiari, amici, studenti, professori dovranno affrontare tutto questo e trovare il modo di andare avanti. Attraversare il dolore, senza dimenticare. Intanto al Moreschi sono già allertate la psicologa e la pedagogista, ma l’istituto prevede di coinvolgere anche una psicologa esperta di disturbi post traumi e situazioni estreme.