Tutti sono invitati a parteciparvi attraverso la diretta tv, radio e web dalle 20.45, per un autentico cammino di conversione che contempla anche opere di carità. Il vicario Antonelli illustra le modalità ammesse in questo periodo per il sacramento della riconciliazione

di Mario ANTONELLI
Vicario episcopale per l’educazione e la celebrazione della fede

confessione

La celebrazione del Natale è anche occasione di penitenza e di conversione.

Natale, soprattutto quest’anno, non può essere solo una rievocazione sentimentale di una notte magica. È festa sulla strada sempre battuta dal Signore che viene, strada resa diritta dalla conversione. «Fate dunque opere degne di conversione», opere anche di penitenza. Di penitenze molti di noi ne hanno fatto tante in questi mesi. Le penitenze sofferte saranno ancor più fruttuose e cariche di bene se, nell’ascolto della dolcissima voce di Dio, vi germoglierà l’invocazione della sua misericordia, il dolore dei peccati, il disporsi alla conversione.

Perciò la preparazione alla grande festa è anche un percorso di conversione e penitenza.

  1. Secondo la tradizione della Chiesa, l’elemosina copre una moltitudine di peccati; perciò siamo chiamati a opere di carità.
  2. L’Arcivescovo invita tutti i fedeli a una celebrazione penitenziale per una corale invocazione di perdono, per un vero pentimento di tutto il santo popolo di Dio, per un’intercessione affettuosa per chi è lontano da una relazione filiale con Dio e ha smarrito la gioia della fraternità. La celebrazione, guidata dall’Arcivescovo, avverrà giovedì 17 dicembre alle 20.45; vi si potrà partecipare tramite Chiesa Tv (canale 195 del digitale terrestre), Radio Mater e www.chiesadimilano.it
  3. Per i discepoli, che sperimentano la tristezza del peccato, la riconciliazione è sempre un momento di Chiesa. La celebrazione penitenziale comunitaria con assoluzione individuale sia segno di questa dimensione ecclesiale della conversione, nell’ascolto della Parola che dalle sofferenze fa germogliare il dolore dei peccati e il desiderio della vita nuova. Il modello delle celebrazioni penitenziali per il clero in Duomo può essere opportunamente utilizzato.
  4. La confessione individuale è la forma sacramentale ordinaria più abituale. I preti continuino a prestarsi volentieri per questo, mettendo in atto le debite precauzioni, dedicandosi con tenerezza, secondo la misericordia del Signore, a quel colloquio penitenziale che può fare tanto bene a ciascuno.
  5. Nell’impossibilità, fisica o morale, di celebrare il sacramento, si ricordi che, quando si è sinceramente pentiti e ci si propone con gioia di camminare nuovamente nel Vangelo, si è già realmente e pienamente riconciliati con il Signore e con la Chiesa. Nell’intimità orante con il Signore si faccia un atto di contrizione e si compia un gesto di penitenza che in qualche modo ripari al male commesso e rafforzi i passi di vita nuova. Non appena possibile, si cerchi poi un confessore per la confessione e l’assoluzione.
  6. L’Arcivescovo autorizza la celebrazione del sacramento della riconciliazione con l’assoluzione collettiva presso le strutture di degenza, secondo le indicazioni della Penitenzieria Apostolica (19 marzo 2020). La celebrazione può avvenire in particolare presso reparti ospedalieri, case di riposo e di cura, «ove si trovino ricoverati i fedeli contagiati in pericolo di morte, adoperando nei limiti del possibile e con le opportune precauzioni i mezzi di amplificazione della voce, perché l’assoluzione sia udita».

 

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