Il presidente della Fondazione Martini presenta la Lecture del 16 ottobre in Bicocca: «Partendo da una profonda radice biblica, il Cardinale indicava una strada di ascolto e apertura per riconoscere il male compiuto o subìto, su cui camminare verso la reciproca liberazione»

di Annamaria BRACCINI

Carlo Casalone
Padre Carlo Casalone

La seconda edizione della Martini Lecture è un’occasione importante e attesa – dopo il rinvio a causa della pandemia -, non solo perché si approfondirà ulteriormente il pensiero martiniano, ma in specifico per il tema, di grandissima attualità e molto dibattuto anche dal punto di vista normativo, che verrà affrontato: la giustizia ripartiva. «Un argomento molto caro al cardinale Martini – osserva padre Carlo Casalone, presidente della Fondazione Carlo Maria Martini -, che si poneva la domanda di come promuovere una logica di giustizia che non sia solo costituita da una punizione, ma anche da una dinamica in grado di ricostruire le relazioni e ristabilire la giustizia. Naturalmente è una visione della giustizia che ha una radice biblica molto profonda».

Le relazioni saranno tenute da figure di primo piano, tra cui la presidente emerita della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, che tratterà di “Riconoscimento e riconciliazione”. Cosa significa questo titolo?
Il senso che muove la riflessione è questo: perché sia possibile ricostruire una relazione, e non solo prescrivere una pena per il crimine commesso, si tratta di riconoscere sia l’ingiustizia compiuta da parte di colui che l’attua, sia quello che accade nella vittima. Quindi, ricostruire la relazione vuole dire avviarsi su una strada che richiede ascolto e apertura per riconoscere il male compiuto o subìto, in modo da camminare verso la reciproca liberazione. La radice biblica è evidente, pensando che spesso Dio parla con il suo popolo, aiutandolo a riconoscere il male che ha compiuto e offrendogli una nuova alleanza che possa essere alla base di relazioni fondate su una nuova piattaforma e una nuova modalità di incontro.

Prenderà la parola anche Adolfo Ceretti, criminologo di fama, che approfondirà il pensiero del cardinale Martini, capace di realizzare l’idea di una concreta giustizia ripartiva. Basti pensare agli anni drammatici del terrorismo…
Questo è esattamente ciò che a noi sta a cuore, ossia mettere a confronto le pagine che padre Martini ha scritto e elaborato, e che sono alla base della sua attività pastorale e del suo annuncio del Vangelo, con l’attività di persone che lavorano in campi specifici – come la giustizia, di cui si è occupata la Presidente emerita, o il rapporto tra colpevoli, vittime e familiari delle vittime, su cui ha lavorato Ceretti -, in modo che la parola del Cardinale sia un lievito e possa essere riconosciuta la sua azione fermentante. Si tratta di trafficare i talenti che lui ha messo in circolazione e che, adesso, sta a noi assumere nei settori dell’attività sociale, politica, civile in cui ciascuno opera.

Disponibile nella mattinata di studi sarà anche il volume che raccoglie i testi degli interventi. Il titolo è Un’altra storia inizia qui: la giustizia come ricomposizione, edito da Bompiani. È l’inizio di una collana?
Non siamo interessati a creare un singolo appuntamento che si configuri quale momento isolato, ma, come Fondazione, intendiamo promuovere iniziative che facciano conoscere meglio il pensiero e l’attività del cardinale Martini come eventi formativi, offrendo, al contempo, qualche strumento. Come preparare preventivamente, per esempio, gli studenti, in modo da mettere in atto una riflessione che aiuti a rivedere quel tema o quell’argomento perché possa essere lo spunto per una conversione.

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