Al successo della campagna «Un’altra difesa è possibile», che ha tagliato il traguardo delle 50mila firme a sostegno della proposta di legge che prevede l’istituzione del Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta, ha contribuito anche Caritas Ambrosiana. Ancora sabato scorso, quando si era in pieno rush finale, a pochi giorni dalla scadenza per depositare le firme in Corte di Cassazione, gli operatori dell’organismo pastorale diocesano hanno esortato i responsabili decanali Caritas, riuniti a Seveso per il loro convegno annuale, a sottoscrivere la proposta, e a farla sottoscrivere.
«La campagna – annotano Erica Tossani e don Paolo Selmi – direttori di Caritas Ambrosiana – ha evidentemente intercettato un sentimento popolare diffuso, riuscendo a raggiungere il proprio obiettivo nonostante potesse avvalersi quasi esclusivamente del passaparola tra associazioni e uomini e donne di buona volontà. È la conferma della persistenza, e della vitalità, di una cultura della pace magari sotterranea, ma tutt’altro che esangue e irrealistica. A decretare il successo dell’iniziativa è stata anche la concretezza della proposta, lontana da genericità e ideologismi: si tratta di chiedere alle istituzioni e alla politica di attuare una prescrizione costituzionale (la difesa della Patria) evitando di ridurla a difesa armata».
Nessuna ingenuità, insomma, considerano i due direttori, nelle proposte della campagna: «Sappiamo che, in un mondo che sembra tendere inesorabilmente al caos, i rapporti internazionali al momento non riescono a prescindere dal ricorso allo strumento militare. Ma esso andrebbe governato da organismi sovranazionali e multilaterali, e soprattutto non dovrebbe dettare l’agenda della politica e dell’economia, come purtroppo accade in maniera sempre più spinta. Chiedere l’istituzione di un Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta significa dunque provare a invertire uno stato di cose che si fa anche tendenza culturale diffusa».
E significa fare una proposta di Vangelo, radicata nella storia, dal grande potenziale educativo: «I conflitti tra uomini esistono e sempre esisteranno, ma esistono anche pratiche e strumenti di regolazione dei conflitti che non rispondono a criteri di violenza e sopraffazione reciproca. Noi, in Caritas, lo sappiamo da mezzo secolo, da quando avviammo con tanti giovani il percorso dell’obiezione di coscienza e del servizio civile. Molte altre esperienze di pace si sono sviluppate da allora. È giusto e bello che possano aspirare, in futuro, a dare un contributo al modo con cui la nostra Patria si difende, cercando di costruire nel mondo relazioni di pace»



