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Intervista

Brambilla: «Con le sue Lettere Martini ha costruito “un Duomo”»

Il Vescovo di Novara ha firmato la prefazione all’ultimo volume dell’opera omnia del Cardinale, Arcivescovo di Milano dal 1980 al 2002, al centro dell’incontro del 27 aprile all’Ambrosianeum

di Annamaria BRACCINI

26 Aprile 2024
Il cardinale Carlo Maria Martini (Agenzia Fotogramma)

L’edificio creato dal cardinale Martini attraverso le sue Lettere pastorali e programmatiche è come la costruzione di una grande cattedrale, il Duomo di Milano. È questa l’immagine simbolica che emerge dalla prefazione all’ottavo volume dell’opera omnia del cardinale Martini, Il cammino di un popolo, firmata da monsignor Franco Giulio Brambilla, Vescovo di Novara, mentre l’introduzione si deve a Marco Garzonio. «L’immagine della grande cattedrale mi ha consentito di trovare il filo rosso che ha legato le 19 Lettere pastorali più una decina e oltre di interventi di carattere pastorale pubblicati nel volume», osserva, infatti, monsignor Brambilla.

Dal 1980 all’ultimo periodo dell’episcopato milanese nel 2002, come si edifica questo cattedrale?
Le prime cinque Lettere, a partire dall’indimenticabile La dimensione contemplativa della vita, sono i cinque pilastri della vita cristiana. Lì Martini, ha costruito davvero un grande edificio che, andrà a completare dopo la prematura scomparsa dell’amico e collaboratore don Luigi Serenthà. Nella prefazione riporto la preziosa testimonianza dello stesso Martini che racconta il metodo di stesura condiviso di quelle Lettere. Dal 1987 al 1993 i tre temi dell’educare, comunicare, vigilare hanno poi “chiuso” tra le pareti la cattedrale. Si arriva così al 47° Sinodo diocesano del 1994-95, con quel preziosissimo testo che è la prefazione al libro sinodale, La Chiesa degli Apostoli.

All’inizio degli anni ’90 risalgono anche le Lettere dedicate ai mass media
Sì. Il lembo del mantello è la più datata, ma anche la più geniale, sotto il profilo del dialogo con il mondo della comunicazione. Sarebbe interessante che qualcuno ne scrivesse un ulteriore capitolo, magari affrontando, come fa il Papa nel suo messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali, il tema dell’intelligenza artificiale.

Lei parla anche di «guglie»…
Sono le tre lettere Parlo al tuo cuore, Tre racconti dello spirito, Ritorno al Padre di tutti, attraverso cui il Cardinale respira con i polmoni della Chiesa universale che si preparava al Giubileo del 2000. Giungiamo qui al centro, quello che potremmo chiamare l’altare, appunto con le due lettere del 1999 e del 2000: Quale bellezza salverà il mondo? e La Madonna del Sabato santo. Due testi intimi, profondi, che rivelano un Martini capace di raccogliere quei motivi di fondo che non sono solo la Parola ascoltata, l’Eucaristia celebrata, la missione praticata, ma anche la risonanza di tutto questo dentro la libertà e la coscienza di ciascuno.

Entriamo nel terzo millennio con Sulla tua parola del 2001 che lei definisce l’«abside»…
Sì, quando Martini arriva simbolicamente in fondo al percorso di visita alla grande cattedrale dell’azione pastorale della Chiesa e della vita cristiana, guardandosi indietro, ripercorrendo il cammino fatto.

E la facciata?
La colloco nel testo Il Vescovo che il Cardinale mi regalò 20 giorni prima del mio ingresso nella città di Novara. Da 12 anni lo tengo sulla mia scrivania per sfogliarlo quando bisogna esercitare quella virtù che Martini ricorda citando il cardinale Siri: «Con le persone, le situazioni, gli eventi, bisogna avere pazienza». Lo dice per cinque volte e la quinta spiega che bisogna avere pazienza con quelli chiedono di avere pazienza.

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