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Medio Oriente

Ambrosiani tra i profughi palestinesi a Irbid

Quattro parrocchiani di Precotto hanno visitato il campo nella città giordana, uno dei 13 creati in un Paese capace di un’accoglienza straordinaria. Un’esperienza alla scoperta di storie di solidarietà

di Silvio MENGOTTO

15 Aprile 2024
I bambini del campo profughi

«La Giordania mi ha colpito per la sua ospitalità», dice Pietro Covini, responsabile dell’Azione Cattolica nella parrocchia milanese di Precotto, che dal 20 al 27 marzo si è recato nel Paese medio-orientale. Scopo del viaggio – con Pietro c’erano Anna, Valter e Agostina, altri parrocchiani di Precotto, e la comunità alessandrina «L’Ulivo e il libro», fondata nel 2000 da don Valter Fiocchi, nativo di Precotto – era visitare il campo dei profughi palestinesi a Irbid, città ai confini con la Siria. Da anni la Giordania accoglie profughi in 13 campi (quattro ospitano siriani, uno iracheni), per un totale di 3 milioni e mezzo di persone che vivono in tendopoli o baracche di legno. Un’accoglienza straordinaria, pari al 30% dell’intera popolazione giordana, stimata in 12 milioni di persone, la metà della quale concentrata nella capitale Amman.

La delegazione ambrosiana è stata accolta festosamente dagli studenti di una scuola alla quale la direttrice ha ammesso gratuitamente anche ragazzi del campo profughi. L’accoglienza è stata vivacizzata dal canto di Bella ciao, che le popolazioni del Medio Oriente associano al concetto di libertà.

I volti dei bambini

Il momento umanamente più toccante è stata la visita al campo, ubicato in una zona chiusa, ben separata dalla città e vigilata dall’Onu. L’area è visitabile solo a bordo di un’auto. Per ragioni di sicurezza c’è un severo controllo dei Fratelli Musulmani, che non accolgono di buon grado aiuti provenienti dall’Occidente.

In una sala la delegazione ha avuto il permesso di distribuire confezioni di carne di agnello a 100 famiglie palestinesi, la maggioranza delle quali non ne mangiava da due anni. «Mi hanno colpito i tanti bambini dai volti bellissimi, le giovani mamme e le tragiche immagini di un video su ciò che sta succedendo a Gaza», racconta Covini.

Don Mario Cornioli

Cucina e sartoria

La presenza dei cattolici non supera il migliaio di persone. Ogni domenica partecipano alla Messa celebrata da don Mario Cornioli, toscano di Fiesole, ex calciatore nell’Arezzo e oggi, nella veste di fidei donum, parroco amatissimo della comunità cattolica di Amman. Negli ultimi sette anni ha coinvolto 50 giovani, anche iracheni, nella realizzazione di due importanti attività lavorative: un ristorante all’interno della parrocchia e l’Atelier di moda Refendin. Alcuni ragazzi, aiutati da uno chef toscano, si sono specializzati nella cucina italiana. La delegazione milanese ha cenato nel ristorante con Paola Caridi e Filippo Landi, giornalisti del Tg1.

La cena con i giornalisti

L’Atelier è nato nel 2016: Refendin in aramaico significa «terra tra due fiumi». Il progetto, sostenuto dall’Associazione Habibi, aiuta ragazze irachene rifugiate a formarsi professionalmente nel settore dell’abbigliamento. Nell’Atelier si acquistano abiti, sciarpe, gonne, giacche e accessori per arredare la casa. Tutti i prodotti sono confezionati con materiali di qualità provenienti, oltre che dalla Giordania, da Italia, Egitto, Palestina e Siria, ma anche dai pastori presenti nel territorio, che procurano la lana.

L’Atelier

Nel corso del soggiorno c’è stato anche il tempo per visitare le straordinarie bellezze dei Castelli giordani, il deserto di Wadi Rum e Petra, una delle meraviglie del mondo. «È stata un’esperienza speciale – conclude Covini -, che ci ha permesso di ascoltare storie e vedere spazi di vita quotidiana».

Nel deserto di Wadi Rum