Messa con l’Arcivescovo nel 70° della proclamazione della Vergine a Patrona dei ciclisti. Il rettore don Giovannoni: «Il Santuario mèta anche spirituale di amatori da tutto il mondo»

di Mauro COLOMBO

Ghisallo

Dopo l’entusiasmo popolare che ha caratterizzato il passaggio del Giro d’Italia domenica 26 maggio, sabato 15 giugno sul Colle del Ghisallo a Magreglio (Como) sarà il momento del raccoglimento e della devozione. Al Santuario mariano più caro al popolo della bicicletta è atteso l’Arcivescovo, monsignor Mario Delpini, che – nel settantesimo della proclamazione della Madonna del Ghisallo quale patrona dei ciclisti – alle 11 presiederà una Santa Messa sul piazzale prospiciente la chiesetta (in caso di maltempo la celebrazione avrà luogo all’interno dell’attiguo Museo del ciclismo).

Il Breve pontificio di Pio XII del 13 ottobre 1949 premiò l’impegno e la passione di don Ermelindo Viganò, che del Santuario fu il primo Rettore. Incarico poi trasmesso al successore don Luigi Farina (1985-2014) e ora a don Giovanni Giovannoni, parroco di Magreglio (oltre che di Bellagio-Civenna, Barni e Lasnigo). «Celebrare questo anniversario è prima di tutto un segno di gratitudine per la proclamazione della Madonna del Ghisallo come protettrice di tutti i ciclisti – spiega -. Poi significa anche fare memoria del percorso compiuto in questi settant’anni, ricchi di iniziative dal punto di vista sportivo, ma anche di momenti significativi per la fede».

In effetti a lei preme riaffermare il valore prima di tutto spirituale del Santuario…
È vero, anche se, a differenza dei Rettori di altri Santuari, io non sono in grado di essere presente qui a tempo pieno. L’assistenza spirituale si concretizza allora nelle Messe (ne vengono richieste molte di suffragio), nelle benedizioni ai gruppi sportivi che arrivano qui, nelle celebrazioni di anniversari significativi, anche di matrimonio, se entrambi i coniugi sono amanti dello sport e praticano il ciclismo…

Oggi ha preso vigore la pratica dei “Cammini”. Anche nel caso di itinerari ciclistici i Santuari sono spesso tappe significative, se non le mète. Vale pure per il Ghisallo?
Sicuramente. Moltissimi gruppi di amatori fissano nel Ghisallo il traguardo dei loro percorsi, proponendosi di chiedere una benedizione all’arrivo, prima di ripartire. Una consuetudine che si potrà ulteriormente valorizzare.

Strada e fatica, elementi peculiari del pedalare, sono spesso richiamati come metafore della vita. Lo sono anche della fede?
Certo. Il raggiungimento di un traguardo, come può essere l’ascesa su un colle, comporta sforzi, rinunce, sacrifici, ripagati poi dalla soddisfazione del risultato ottenuto rimanendo fedeli al proprio impegno, senza desistere, superando le difficoltà con le motivazioni che ci si porta dentro. Le similitudini con la vita di fede sono evidenti.

Quali sono le presenze attese il 15 giugno?
Abbiamo aspettato la fine del Giro d’Italia per favorire la più ampia partecipazione possibile. Grazie alla collaborazione del Museo del ciclismo abbiamo inviato inviti ai dirigenti federali, alle società professionistiche e dilettantistiche, così come ai gruppi sportivi e alle associazioni amatoriali. Abbiamo invitato anche la Polizia Stradale, che esattamente da settant’anni viaggia al seguito del Giro garantendo la propria assistenza: un anniversario che coincide provvidenzialmente con il nostro e proprio per questo, nella domenica del passaggio della “corsa rosa”, all’interno del Museo abbiamo benedetto un piccolo spazio espositivo riservato alla PolStrada.

Nel corso dell’anno sono previsti altri momenti significativi?
Sempre d’intesa con il Museo stiamo approntando una mostra sui settant’anni, con documenti, immagini e cimeli vari. Il Gs Madonna del Ghisallo sta progettando un pellegrinaggio a Roma. Poi vorremmo avviare nuovi rapporti, e rinsaldare quelli già esistenti, con altri Santuari legati al ciclismo, in Italia e all’estero: sarebbe bello riuscire a metterci in relazione, creando una sorta di “rete” spirituale.

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