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Sirio 22 - 31 luglio 2024
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Intervista

Agnesi: «Il Decano, primo segno di comunione»

In occasione del rinnovo di queste cariche (19 gennaio), il Vicario generale ne delinea ruolo e significato alla luce della trasformazione in atto nel Decanato, con la nascita dell’Assemblea sinodale «dove saranno soprattutto i laici ad animare e orientare il cammino»

di Annamaria BRACCINI

17 Gennaio 2021
Monsignor Franco Agnesi

«Il Decano ti dà una mano». Parafrasa uno slogan molto noto, il Vicario generale monsignor Franco Agnesi, per descrivere il ruolo dei Decani: «È lo slogan che ho imparato a dire anni fa, quando, da Assistente dell’Ac, avevo visto la necessità di un collegamento all’interno del Decanato in cui avremmo realizzato la bellissima esperienza“Lecco Giovani”». E aggiunge: «Il Decano (era don Roberto Busti) dà una mano nel senso che rappresenta quel punto di riferimento che tiene insieme tante realtà diverse».

L’Arcivescovo, esprimendo ringraziamento e incoraggiamento per i sacerdoti, torna sulla questione della riforma del Decanato, in un’ottica di comunione ecclesiale. Come leggere questo momento per la nostra Chiesa?
La riforma del Decanato nasce dallo stupore di vedere la Chiesa che cambia, perché cambia la vita delle persone e delle famiglie. La Chiesa nei nostri territori vive ancora nelle comunità pastorali che celebrano l’eucaristia e pregano, che educano i ragazzi a vedere la vita come vocazione, che animano la fraternità, la carità e la cultura. Ma la Chiesa – ci siamo resi conto soprattutto con il Sinodo “Chiesa dalle Genti” – è viva anche negli ospedali, nelle scuole, nel servizio al bene comune, tra i fratelli e sorelle migranti; respira attraverso la testimonianza di molte persone nella quotidianità, nelle relazioni di amicizia, esprimendo la bellezza dell’umanità del Vangelo nello sport, nella cultura, nell’arte. Tutto questo, oggi, chiede di essere messo in comunione e, attraverso l’ascolto delle testimonianze dei cristiani, chiede di riconoscere che cosa lo Spirito ci sta dicendo. Questo è il contesto nel quale noi collochiamo la riforma del Decanato attraverso il lavoro ampio, profondo e che proseguirà nei prossimi mesi, elaborato dai Consigli diocesani – Presbiterale e Pastorale -, e attraverso la riflessione di tante persone. Un impegno che tuttavia ha bisogno anche di segni concreti di comunione per proseguire. Il Decano è il primo segno di comunione: non deve accollarsi tutto l’impegno, ma custodirà la comunione tra i fratelli e le sorelle che curano i germogli di “Chiesa dalle genti”.

Si prefigura anche una nuova realtà, l’Assemblea sinodale decanale. Di cosa si tratta?
È una figura che è emersa, con forza e creatività, in questi mesi di lavoro. Come “ascoltare” tutti i segni di Vangelo presenti nel nostro territorio, quello geografico e quello “esistenziale”? Come giungere a decisioni “sinodali” per compiere scelte missionarie e sostenere la testimonianza evangelica in questi ambiti di vita umana? A servizio di questo opererà l’Assemblea sinodale, che avrà il volto che sarà disegnato nelle prossime settimane. Una cosa è certa: saranno soprattutto i laici ad animare e orientare il cammino decanale. Anche in questo discernimento il Decano avrà il compito di tenere insieme e valorizzare i carismi e i servizi che lo Spirito suscita nella Chiesa.

Cosa si chiede ai Decani?
Al Decano si chiede non di caricarsi di un peso in più, ma di “dare una mano”, una mano che accoglie, una mano che scambia la pace (anche fisicamente, quando si potrà…), una mano che si collega ad altre mani di discepoli e missionari. Al Decano, piuttosto, si chiede di fare “pastorale vocazionale” per riconoscere quanti il Signore anche oggi chiama alla testimonianza missionaria, incoraggiando la corresponsabilità operosa di tutti. Come ha fatto Barnaba ad Antiochia e con Saulo-Paolo. Ma non da solo. Insieme con il Vicario episcopale di Zona, riconoscerà quel nucleo apostolico “ardente” che avvierà la ricerca dei segni di Vangelo presenti nel territorio da accogliere, incoraggiare, unire in fraternità. Al Decano è affidata, anche con l’aiuto di altri presbiteri, la cura della Fraternità del Clero e la cura del legame tra parrocchie e Comunità pastorali. Il Decano, soprattutto, ha un volto, un nome, una storia di fede e di servizio alla Chiesa. A lui perciò si può chiedere che sostenga con saggezza, equilibrio e serenità le comunità pastorali e le realtà ecclesiali. Perciò martedì 19 gennaio nella nostra preghiera ricordiamo con riconoscenza chi conclude il servizio di Decano e invochiamo la benedizione di Dio per chi verrà “preso a servizio”.

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