Il Vicario generale illustra composizione, attività e obiettivi degli organismi a cui l'Arcivescovo conferirà il mandato domenica 17 ottobre in Duomo: «Un nuovo modo di intendere e di guardare alla Chiesa come comunione, dono, missione»

di Annamaria Braccini

Agnesi_8 settembre 2021
L'intervento di monsignor Agnesi al termine del Pontificale presieduto in Duomo dall'Arcivescovo l'8 settembre

Comprendere il territorio, conoscere le buone pratiche già esistesti e immaginarne di nuove, allargare gli orizzonti, al di là della quotidiana attività ecclesiale, per camminare insieme nel presente guardando al futuro con competenza e fantasia. Un obiettivo ambizioso per il quale è chiaro che occorrano quelle che si potrebbero chiamare «cinghie di trasmissione» capaci, nel concreto, di intercettare positività e negatività, ricchezze e bisogni delle diverse realtà. Per questo, in vista della costituzione delle Assemblee sinodali decanali, sono nati i Gruppi Barnaba, a cui l’Arcivescovo domenica 17 ottobre consegnerà il mandato. A spiegare quale sia il loro ruolo, a partire dal nome stesso con cui sono stati “battezzati”, è il vicario generale, monsignor Franco Agnesi che sottolinea: «“Barnaba” perché devono essere come l’apostolo che, inviato da Gerusalemme ad Antiochia, ci ricorda colui che esorta, che incoraggia, trova le cose buone che esistono e anche il modo di custodirle attraverso la responsabilità di altre persone».

Da chi è costituito ogni singolo Gruppo?
Da un moderatore o una moderatrice, che ha la responsabilità del Gruppo, da un segretario o segretaria che svolge il compito di collegamento nella vita del Gruppo, e dal Decano. Queste tre figure, ascoltando nelle comunità cristiane uomini e donne saggi, invitano altre persone, non già super-impegnate nelle parrocchie, ma che hanno senso della Chiesa, capacità d’intuizione, di dialogo, d’incontro, avendo anche del tempo da poter offrire. Tempo e disponibilità per iniziare un ascolto della realtà territoriale in cui evidenziare i semi di Vangelo, le esperienze di fede, le occasioni di carità che esistono, per metterle in comunione e, magari, costituire anche qualche percorso missionario.

All’interno della Proposta pastorale si sottolinea come i Gruppi Barnaba siano una sorta di incubatori di sinodalità. La Chiesa ambrosiana ha scelto di percorrere questa strada per allargare la base da coinvolgere nella vita ecclesiale, specie a livello del laicato e delle professionalità?
Certamente tutto questo è giusto, ma soprattutto intendiamo evitare che la sinodalità rimanga una parola e non diventi un’esperienza vissuta. Il nostro semplice e umile modo di intendere il cammino per riscoprire la sinodalità è viverla nella concretezza.

Il Gruppo Barnaba, tra i suoi compiti, deve predisporre una presentazione essenziale della realtà del Decanato e riconoscere anche quelli che vengono definiti «i germogli della Chiesa dalle Genti». Così si vuole conoscere meglio i Decanati? 
Conosciamo molto bene la realtà delle parrocchie, e questo già dà una base solida a un cammino di Chiesa. Ma ci sono molte esperienze di vita cristiana che non sono riconducibili alla parrocchia, e che vanno riconosciute, dando a loro voce. Per fare questo sforzo di comunicazione più ampia, occorre una struttura che lo attui. I Consigli pastorali decanali sono meritori e, là dove esistono, proseguiranno, occupandosi soprattutto del cammino ordinario delle comunità cristiane, ma vanno sostenuti e incoraggiati, nel loro sguardo, da chi è impegnato anche in realtà non necessariamente legate alla vita decanale.

Facciamo l’esempio di un Decanato dove c’ è un grande ospedale: l’idea del Gruppo Barnaba può essere quella di coinvolgere chi in quella struttura lavora, ne ha la responsabilità, perché possa raccontare luci e ombre di qualcosa che è importante per tutti nel territorio?
Certamente. Non vogliamo creare una struttura in più, ma una fecondazione vicendevole di esperienze esistenti con la nascita di nuove. Dobbiamo immaginare forme più semplici e vivaci della comunicazione. Pensiamo all’ospedale: alcune frontiere relative alla scienza, oppure alla cura dei malati, o alla professione stessa dei medici e del personale, che cosa dicono oggi alla Chiesa dal punto di vista della testimonianza cristiana?

Cos’è il “Libro delle buone notizie” che verrà distribuito ai Gruppi Barnaba in Duomo?
È un quaderno bianco in cui si potranno scrivere le scoperte di germogli di Chiesa che il Gruppo Barnaba farà nel proprio Decanato. Ovviamente, quello che sarà scritto nel quaderno potrà rimanere come storia di quella realtà, ma potrà anche essere inviato, con una mail dedicata, ai nostri media diocesani, in modo che circolino idee, esperienze, suggerimenti.

Il lavoro dei Gruppi Barnaba si dovrebbe concludere entro la fine di quest’anno pastorale, per poi consegnare il frutto del proprio lavoro in vista della costituzione delle Assemblee sinodali decanali. È un limite definitivo? 
Non diamo il limite di questo anno come meta obbligatoria: l’importante è che si avvii un nuovo modo di intendere e di guardare alla Chiesa come comunione, dono, missione. Come un dono, una sorpresa, una meraviglia, uno stupore che il Signore sta operando oggi.

 

 

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