Al culmine della tre giorni organizzata nell'ambito del percorso di discernimento in cui è impegnata l'associazione, alle 18 i capi gruppo di Milano e della Diocesi parteciperanno alla celebrazione presieduta da monsignor Delpini in San Vittore al Corpo. Cecilia Dotti, responsabile milanese: «Riflettiamo su chi siamo e come nella nostra vita scegliamo alla luce del Vangelo»

di Luisa BOVE

boy-scout

Domenica 18 marzo per la prima volta l’arcivescovo Mario Delpini incontrerà i capi scout Agesci di Milano e della Diocesi ambrosiana, celebrando una Messa alle 18 nella Basilica di San Vittore al Corpo.

L’Associazione guide e scout cattolici italiani conta in Lombardia 19.205 iscritti, di cui 3633 nel capoluogo lombardo (con un trend di crescita annuale del 3%). In città i gruppi sono 33, guidati da 563 capi che seguono 3070 scout: 1357 tra gli 8 e i 12 anni, 1072 tra i 12 e i 16 anni, 641 tra i 16 e i 21 anni. «Monsignor Delpini ha accolto con molto piacere il nostro invito – assicura Cecilia Dotti che, insieme a Luca Salmoirago, è responsabile Agesci della Zona Milano -. Speriamo che questo incontro sia l’occasione per avviare un dialogo e vivere insieme la città».

Come è nato questo incontro?
In seno al cammino sul discernimento per l’anno associativo 2017-18, un’iniziativa dell’Agesci nazionale che ha voluto mettere al centro questa riflessione per i capi scout di tutta Italia. A partire dall’enciclica di papa Francesco Amoris laetitia, stiamo riflettendo sulla capacità di discernimento, cioè come scegliamo il bene e il male nella nostra vita di tutti i giorni e come questo contribuisce a definire la nostra identità di educatori scout. È una sfida molto bella perché tutte le Comunità capi italiane sono incamminate su questo percorso.

E come avete lavorato?
Siamo partiti da un documento stilato dall’Agesci nazionale intitolato Discernimento, un cammino di libertà. Poi la palla è passata a tutte le Comunità capi che hanno valutato come affrontare il percorso: il culmine sarà l’uscita di tre giorni dal 16 al 18 marzo. Tutte le Comunità capi d’Italia in quei giorni saranno in uscita, sgravate da qualsiasi impegno logistico e organizzativo (noi scout tendiamo a pianificare sempre tutto…), impegnate a rimettere al centro la nostra identità: chi siamo noi e come nella nostra vita scegliamo alla luce del Vangelo.

Come Zona di Milano, in particolare, cosa avete proposto?
Il compito delle Zone è quello di tirare le fila accompagnando i vari percorsi. A noi è sembrato bello, come Zona di Milano, chiedere all’Arcivescovo di incontrarlo nella nostra città al termine della tre giorni. Così, giungendo dalle diverse località dell’uscita (montagna, mare, monastero…), ci ritroveremo tutti nella parrocchia di San Vittore. Abbiamo esteso l’invito anche ai capi scout presenti in Diocesi. Vivremo i tre giorni nello spirito scout e alle 18 ci raduneremo per la celebrazione eucaristica con l’Arcivescovo, segno che vogliamo camminare insieme alla Chiesa.

Come continuerà la serata?
Abbiamo chiesto all’Arcivescovo se al termine della Messa poteva ritagliarsi mezz’ora per incontrare i capi gruppo che gli rivolgeranno le domande che stanno loro a cuore. I capi rifletteranno nei giorni precedenti e l’idea è di consegnare a Delpini le parole-chiave su cui ogni Comunità capi ha lavorato. L’associazione ci chiede di dare in seguito un rimando di questo percorso. Ci piace l’idea che sia fatto insieme, Agesci e Diocesi, perché non siamo più scindibili. L’Arcivescovo si fermerà anche alla cena, che i ragazzi di Clan del Gruppo Milano 34 aiuteranno a preparare; poi alle 21 dovrà andarsene per altri impegni.

Vi aspettate una parola importante dall’Arcivescovo?
Certo, anche perché tutto è avvenuto come una felice convergenza. Lo stesso Sinodo dei giovani va in questa direzione: da una parte c’è l’ascolto dei giovani, dall’altra gli stessi giovani devono mettersi in ascolto di ciò che ci dice il Signore. Insomma, ci pare che i fili da intrecciare siano tanti e tutti vicini.

Chi vi ha aiutato nel cammino di discernimento?
Ci ha seguito don Paolo Poli, assistente ecclesiastico di Milano, ma anche l’Agesci nazionale che ha fornito alcuni documenti; inoltre abbiamo cercato di dare spazio a occasioni di formazione. Come Consiglio di Zona abbiamo incontrato anche l’assistente generale, che ci ha aiutato a capire come affrontare il tema a partire dal testo. Infine abbiamo invitato alcuni preti che pensavamo potessero aiutarci a capire cosa significa il discernimento nella nostra vita quotidiana.

Quale auspicio per il futuro?
Il percorso di discernimento è stato lanciato quest’anno, ma la stessa enciclica fa parte del magistero della Chiesa, quindi non vogliamo concludere qui. Piuttosto vorremmo che il discernimento diventasse un esercizio, uno stile naturale, per i capi perché appartiene alla nostra identità scout. Il discernimento non è questione di metodo, ma fa parte della nostra vita, è costitutivo delle persone che siamo.

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