Sacerdote bergamasco, presidente dell’Acec dal 1981 al 1999, si è spento il 2 gennaio a 95 anni. Monsignor Milani, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo: «Ha reso una grande testimonianza sacerdotale»

Don Emilio Majer
Don Emilio Majer

Lo chiamavano «il prete del cinema», don Emilio Majer, morto il 2 gennaio a 95 anni. Presidente dell’Acec dal 1981 al 1999 e direttore del Sas (Servizio assistenza sale) di Bergamo dal 1965 al 2008, don Majer ha dedicato una vita alla pastorale e alla comunicazione.

Classe 1922, originario di Romano (Bergamo), aveva scoperto la sua vocazione a soli 7 anni, folgorato da Bergman. Da lì in poi la passione per la settima arte non l’aveva più abbandonato. Ordinato sacerdote nel 1945, fu tra i primi presbiteri, insieme a don Giuseppe Gaffuri e don Francesco Ceriotti, a intuire le potenzialità educative e pastorali del cinema: «Concepisco la mia vita di prete come comunicatore del Vangelo. Ma non posso subito parlare di Cristo e pensare di essere capito. Prendo la vita umana, faccio pre-evangelizzazione. (…) Le parabole erano cinema, perché la gente le “vedeva”, sapeva cosa facevano pescatori, pastori e contadini».

Negli anni don Emilio Majer è stato promotore dei cineforum che si sono via via diffusi nelle sale della comunità lombarde: conduceva anche quattro incontri alla settimana, a discutere di cinema di qualità in parrocchie sperdute nella nebbia o in sale di città assediate dai cinepanettoni anche a ferragosto. Con la ostinata convinzione che il cinema possa intercettare tutti gli uomini, captare il segno dei tempi, aprire al dialogo, don Emilio amava ripetere che «se in chiesa parla solo il sacerdote, nelle sale dei nostri oratori parla anche la gente. C’è dialogo, e questa è un’occasione preziosa per pre-evangelizzare. Molto spesso ho visto partecipare ai cineforum, anche attivamente, persone che non avevano mai messo piede in chiesa».

«Don Majer ha reso una grande testimonianza sacerdotale. A lui il cinema interessava come fatto culturale a servizio della pastorale e della comunità cristiana e ha perseguito per tutta la vita questo obiettivo con tenacia, concretezza, intraprendenza, competenza e una rara franchezza»: questo il ricordo di monsignor Davide Milani, suo successore alla guida di Acec Lombardia e presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo (Feds).

Don Gianluca Bernardini, referente per il cinema e teatro della Diocesi e presidente dell’Acec Milano, nota: «Don Majer è stato un vero prete del cinema. Impossibile dimenticare i suoi interventi appassionati e sempre coerenti con la sua visione pastorale attraverso l’utilizzo della settima arte. Un’eredità preziosa a cui guardare ancora oggi, nonché da riscoprire e promuovere»

L’attuale presidente Acec, don Adriano Bianchi, riconosce il ruolo determinante di don Majer per l’associazione, definendolo «un “prete di frontiera” sul versante della comunicazione. Ci teneva molto che anche i giovani preti fossero introdotti all’arte cinematografica, fondamentale per il loro cammino di formazione».

«Una figura importante per il territorio bergamasco, ma non solo – riconosce don Ivan Maffeis, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali -. La Chiesa cattolica italiana non può che ricordare con attenzione e partecipazione la scomparsa di questo pastore, che ha usato il cinema per stare accanto al suo gregge, per sfiorare l’animo delle persone attraverso l’arte cinematografic».

Anche monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione (SpC) della Santa Sede, rileva che «con don Majer si conclude un’epoca dell’associazionismo cinematografico cattolico iniziato con la passione e la competenza di don Giuseppe Gaffuri e don Francesco Ceriotti, con l’arguzia teologica di mons. Luigi Pignatiello, con la forza di don Danilo Cubattoli di Firenze».

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