L’Arcivescovo ha presieduto nella basilica di Sant’Ambrogio la “Redditio Symboli” nella quale, durante la celebrazione dei Vesperi, circa 300 18-19enni hanno consegnato la loro Regola di vita

di Annamaria BRACCINI

Veglia missionaria diocesana in Duomo

I ragazzi che arrivano – tanti – con i loro “don”, gli educatori ed educatrici oratoriani, la serenità che si legge nei loro volti, l’ordinato svolgersi degli ingressi all’interno della basilica di Sant’Ambrogio e, all’esterno, nell’atrio di Ansperto, dove sono disposte, per loro, molte file di sedie. L’Arcivescovo che arriva salutato con dei semplici cenni, sorridendo dietro le mascherine di ordinanza, come si fa tra amici.
È la “Redditio Symboli” che, nella celebrazione dei Vesperi, rinnova il tradizionale gesto di consegna da parte dei 18-19enni della Regola di vita. Momento che il vescovo Mario apre, percorrendo tutta la navata centrale della basilica e recandosi anche all’esterno per salutare i giovani. Con lui i vicari episcopali, don Mario Antonelli (vicario di Settore) e don Luciano Angaroni (Zona V-Monza), don Marco Fusi, responsabile del Servizio per i Giovani e l’Università, don Marco Cianci, responsabile della Sezione Università, don Stefano Guidi, direttore della Fondazione degli Oratori Milanesi, e don Fabio Riva, assistente diocesano dell’Azione Cattolica ragazzi e giovani e della Fuci.
Una celebrazione – quella della “Redditio” di quest’anno – volutamente collegata alla successiva Veglia missionaria in Duomo (è la prima volta che i due appuntamenti si svolgono nella stessa giornata), proprio per il significato, tanto più evidente nell’età giovanile, della vita come missione.
Il Rito della luce, la lettura del vangelo di Giovanni, la recita della salmodia e del Magnificat, i canti, la commemorazione del battesimo, con l’Arcivescovo che cammina tra i ragazzi e asperge con l’acqua benedetta l’assemblea, precedono il gesto più atteso, la consegna della Regola di vita nelle mani del vescovo Mario, che la accoglie davanti al portale di ingresso della basilica, e di monsignor Mario Antonelli e Luciano Angaroni, ai piedi dell’altare maggiore per coloro che si trovano all’interno.
Prima della benedizione finale, c’è ancora tempo per un pensiero dell’Arcivescovo che dice, rivolgendosi direttamente ai ragazzi. «Non so se voi vi rendete conto di quanto siete belli e, anche se posso vedere solo una parte del vostro viso, di quanto di bello c’è in voi. Vedendovi consegnare la regola di vita e camminando, mi è sembrato di riconoscere occhi, che ridono, che cantano, che aspettano. Alcuni occhi magari hanno pianto, altri sono un po’ distratti, ma sono, comunque, occhi che ringraziano, che sperano, che hanno dento un’inquietudine. Vi auguro che presto si possano abbandonare le mascherine e che ognuno di voi possa irradiare il bene, il bello e il desiderio di gioia che è in voi. Per questo vi benedico, vi ringrazio e vi raccomando di avere occhi che siano capaci di incantare, di commuoversi e di aspettare l’angelo di Dio che viene per una nuova annunciazione».
Ormai è sera quando molti dei presenti attraversano la città per raggiungere il Pime dove il coro multietnico e missionario “Elikya” si esibisce, per l’occasione, in concerto e anima, poi, la Veglia trasmessa in diretta streaming dal Duomo.

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