Gli esercizi, la Carta di comunione per la missione, la Regola di vita decanale: don Pierantonio Tremolada spiega come saranno attuati gli adempimenti cui sono chiamati i preti ambrosiani

di Filippo MAGNI
Redazione

«Trovo molto opportuno che il cardinale Dionigi Tettamanzi abbia indetto per il 2009-2010 un “anno di riposo in Dio” – esordisce don Pierantonio Tremolada, incaricato diocesano per la Formazione permanente del clero -. Quest’idea riprende una categoria biblica bella, è la partecipazione alla beatitudine in Dio. Nella prospettiva del primato della dimensione spirituale». È quel «forte investimento spirituale» che l’Arcivescovo individua come esigenza per la diocesi e per il clero in particolare. Più precisamente, nel presentare l’anno pastorale, Tettamanzi ha individuato alcuni adempimenti cui sono chiamati i sacerdoti ambrosiani.
Innanzitutto gli esercizi spirituali. «Li abbiamo organizzati in 14 date secondo una formula classica, con un predicatore a guidare i presenti – dice don Tremolada -. Ma come dice la parola stessa, vogliono essere un’esercitazione di tutte le facoltà attraverso cui è possibile accedere a Dio». Con un obiettivo chiaro, precisa don Tremolada: «Portare il sacerdote al discernimento di ciò che vuole Dio da lui in quel preciso momento».
Gli esercizi spirituali si rivolgono a tutti i sacerdoti, con due particolari attenzioni: i preti novelli e i più anziani. «Da diversi anni proponiamo iniziative specifiche per i preti giovani, non tanto perché hanno bisogno di qualcosa in più degli altri – racconta il responsabile -, ma oserei dire perché meritano un’attenzione spirituale maggiore». Per i presbiteri anziani o malati, aggiunge, «è stata studiata la formula degli esercizi spirituali via radio, che saranno predicati dal cardinale Tettamanzi in persona». Il tema di fondo è l’identità sacerdotale nel quadro della missione che la Chiesa è chiamata a svolgere nel mondo contemporaneo. «In altre parole ci chiediamo cosa significa essere preti oggi – illustra don Tremolada -: pensare alla società odierna permette di vivere in modo più autentico la vita sacerdotale nella missione della Chiesa». «Gli esercizi spirituali – scrive l’Arcivescovo – verranno guidati da presbiteri, diocesani o religiosi, che si sono dichiarati disponibili a svolgere anche in seguito un compito di ascolto o di accompagnamento». «Ci preme che i preti possano contare su guide spirituali – aggiunge don Tremolada -. È un ruolo importante e delicato, per cui serve uno specifico carisma».
La prospettiva evangelizzatrice sostiene anche il secondo adempimento chiesto dal Cardinale: la Carta di comunione per la missione. «È uno strumento – spiega don Tremolada – che deve nascere a livello decanale per individuare le linee guida che deve seguire la Chiesa locale per rispondere alle esigenze della situazione attuale». Il compito di elaborarla è affidato a chi ha responsabilità pastorali in decanato: clero, religiosi, consacrati, laici. «Per favorire la scrittura della Carta – annuncia don Tremolada – suggeriamo esperienze residenziali dalla domenica pomeriggio al martedì mattina nelle sedi che ogni decanato ritiene più opportune. La nostra proposta inizia con la lettura degli Atti degli Apostoli e prosegue con un momento di condivisione spirituale riservato a presbiteri e diaconi». A questo segue poi un discernimento spirituale: la lettura del decanato di appartenenza a partire dalla lettera inviata dal Cardinale al termine della visita pastorale. Infine l’elaborazione della Carta, con prospettive a forte impronta missionaria condivise da presbiteri e laici. «La stesura della Carta – chiosa don Tremolada – rientra nel grande tema della missione e della corresponsabilità, dato che i laici sono chiamati a redigerla insieme al clero».
Terzo adempimento, «che segue necessariamente la Carta – precisa il sacerdote – è la Regola di vita decanale». È un passo chiesto ai sacerdoti, aggiunge, «per capire quali scelte il clero ritiene di fare insieme, in particolare nell’ambito della fraternità e della preghiera, anche condivisa. Allo scopo di conferire al vissuto un ordine che sia sempre più corrispondente al primato dell’evangelizzazione». Il programma preciso degli esercizi (con date, orari e predicatori) e delle esperienze residenziali sarà comunicato ai sacerdoti mediante una pubblicazione apposita. «Trovo molto opportuno che il cardinale Dionigi Tettamanzi abbia indetto per il 2009-2010 un “anno di riposo in Dio” – esordisce don Pierantonio Tremolada, incaricato diocesano per la Formazione permanente del clero -. Quest’idea riprende una categoria biblica bella, è la partecipazione alla beatitudine in Dio. Nella prospettiva del primato della dimensione spirituale». È quel «forte investimento spirituale» che l’Arcivescovo individua come esigenza per la diocesi e per il clero in particolare. Più precisamente, nel presentare l’anno pastorale, Tettamanzi ha individuato alcuni adempimenti cui sono chiamati i sacerdoti ambrosiani.Innanzitutto gli esercizi spirituali. «Li abbiamo organizzati in 14 date secondo una formula classica, con un predicatore a guidare i presenti – dice don Tremolada -. Ma come dice la parola stessa, vogliono essere un’esercitazione di tutte le facoltà attraverso cui è possibile accedere a Dio». Con un obiettivo chiaro, precisa don Tremolada: «Portare il sacerdote al discernimento di ciò che vuole Dio da lui in quel preciso momento».Gli esercizi spirituali si rivolgono a tutti i sacerdoti, con due particolari attenzioni: i preti novelli e i più anziani. «Da diversi anni proponiamo iniziative specifiche per i preti giovani, non tanto perché hanno bisogno di qualcosa in più degli altri – racconta il responsabile -, ma oserei dire perché meritano un’attenzione spirituale maggiore». Per i presbiteri anziani o malati, aggiunge, «è stata studiata la formula degli esercizi spirituali via radio, che saranno predicati dal cardinale Tettamanzi in persona». Il tema di fondo è l’identità sacerdotale nel quadro della missione che la Chiesa è chiamata a svolgere nel mondo contemporaneo. «In altre parole ci chiediamo cosa significa essere preti oggi – illustra don Tremolada -: pensare alla società odierna permette di vivere in modo più autentico la vita sacerdotale nella missione della Chiesa». «Gli esercizi spirituali – scrive l’Arcivescovo – verranno guidati da presbiteri, diocesani o religiosi, che si sono dichiarati disponibili a svolgere anche in seguito un compito di ascolto o di accompagnamento». «Ci preme che i preti possano contare su guide spirituali – aggiunge don Tremolada -. È un ruolo importante e delicato, per cui serve uno specifico carisma».La prospettiva evangelizzatrice sostiene anche il secondo adempimento chiesto dal Cardinale: la Carta di comunione per la missione. «È uno strumento – spiega don Tremolada – che deve nascere a livello decanale per individuare le linee guida che deve seguire la Chiesa locale per rispondere alle esigenze della situazione attuale». Il compito di elaborarla è affidato a chi ha responsabilità pastorali in decanato: clero, religiosi, consacrati, laici. «Per favorire la scrittura della Carta – annuncia don Tremolada – suggeriamo esperienze residenziali dalla domenica pomeriggio al martedì mattina nelle sedi che ogni decanato ritiene più opportune. La nostra proposta inizia con la lettura degli Atti degli Apostoli e prosegue con un momento di condivisione spirituale riservato a presbiteri e diaconi». A questo segue poi un discernimento spirituale: la lettura del decanato di appartenenza a partire dalla lettera inviata dal Cardinale al termine della visita pastorale. Infine l’elaborazione della Carta, con prospettive a forte impronta missionaria condivise da presbiteri e laici. «La stesura della Carta – chiosa don Tremolada – rientra nel grande tema della missione e della corresponsabilità, dato che i laici sono chiamati a redigerla insieme al clero».Terzo adempimento, «che segue necessariamente la Carta – precisa il sacerdote – è la Regola di vita decanale». È un passo chiesto ai sacerdoti, aggiunge, «per capire quali scelte il clero ritiene di fare insieme, in particolare nell’ambito della fraternità e della preghiera, anche condivisa. Allo scopo di conferire al vissuto un ordine che sia sempre più corrispondente al primato dell’evangelizzazione». Il programma preciso degli esercizi (con date, orari e predicatori) e delle esperienze residenziali sarà comunicato ai sacerdoti mediante una pubblicazione apposita. – – Esercizi spirituali 2009-2010 (https://www.chiesadimilano.it/or/ADMI/esy/objects/docs/2098593/Esercizi_Spirituali.doc) – Giornate di aggiornamento a Venegono – Ritiro a Rho

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