L'Arcivescovo ha presentato ai giornalisti il nuovo anno pastorale che sarà all'insegna della spiritualità, con un invito alla corresponsabilità tra preti e laici

di Luisa BOVE
Redazione

Al termine della celebrazione in Duomo nella solennità della Natività di Maria l’Arcivescovo ha incontrato in curia i giornalisti per presentare il nuovo anno pastorale. Per spiegare il senso del cammino appena inaugurato il cardinal Tettamanzi si è ispira a un termine caro alla Bibbia: il 2009-10 sarà infatti un anno «sabbatico» cioè di «riposo in Dio, di ricerca della propria anima, della propria interiorità» perché «tutti ne abbiamo bisogno». Dopo i 6 giorni della creazione Dio si è riposato, ha ricordato l’Arcivescovo, che a sua volta ha terminato 6 anni di percorsi pastorali e ora avvia il settimo nel segno di una «profonda spiritualità». Questo non vuol dire che non ci saranno iniziative, quindi non si dovrà cedere a «pigrizia, inerzia e disimpegno». Si tratta invece di cogliere le nuove necessità e compiere le scelte giuste. Il cardinal Tettamanzi chiede che in ambito ecclesiale si punti «all’essenziale», cercando di «fare ordine» e dandosi una «gerarchia di priorità per non procedere in maniera disorganica e disorientata». La meta è chiara, come si legge nel Vangelo: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in abbondanza». E aggiunge: «Tutto il resto è secondario».
Il cardinal Tettamanzi lancia uno slogan ai giornalisti: «Fare meno per fare meglio e fare insieme». Vorrebbe che questo valesse «per la Chiesa, ma anche per la società di oggi, per il territorio lombardo e per Milano».
Pensando per esempio ai giovani, «alla diminuzione di gruppi e associazioni» e più in generale a una «partecipazione ridotta, anche se molto più motivata» sollecita a «cercare strade nuove».
L’anno pastorale inaugurato oggi comprenderà anche il tema del sacerdozio voluto da papa Benedetto XVI. L’Arcivescovo ci tiene a sottolineare che nella Chiesa non ci sono solo i preti, ma anche i fedeli siano essi «impegnati, malati, poveri o ricchi», perché tutti sono chiamati a far parte del popolo di Dio. «Non è un cammino clericale, affidato quindi solo ai preti», chiarisce Tettamanzi, «ma a tutti, laici compresi». L’invito rivolto a ogni categoria di credenti è quindi quello di lavorare insieme con senso di «comunione, reciprocità e corresponsabilità». Lo scopo infatti sarà quello di arrivare a un cammino «condiviso e partecipato» chiedendosi quali sono le «urgenze della Chiesa» e rispondendovi insieme. Al termine della celebrazione in Duomo nella solennità della Natività di Maria l’Arcivescovo ha incontrato in curia i giornalisti per presentare il nuovo anno pastorale. Per spiegare il senso del cammino appena inaugurato il cardinal Tettamanzi si è ispira a un termine caro alla Bibbia: il 2009-10 sarà infatti un anno «sabbatico» cioè di «riposo in Dio, di ricerca della propria anima, della propria interiorità» perché «tutti ne abbiamo bisogno». Dopo i 6 giorni della creazione Dio si è riposato, ha ricordato l’Arcivescovo, che a sua volta ha terminato 6 anni di percorsi pastorali e ora avvia il settimo nel segno di una «profonda spiritualità». Questo non vuol dire che non ci saranno iniziative, quindi non si dovrà cedere a «pigrizia, inerzia e disimpegno». Si tratta invece di cogliere le nuove necessità e compiere le scelte giuste. Il cardinal Tettamanzi chiede che in ambito ecclesiale si punti «all’essenziale», cercando di «fare ordine» e dandosi una «gerarchia di priorità per non procedere in maniera disorganica e disorientata». La meta è chiara, come si legge nel Vangelo: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in abbondanza». E aggiunge: «Tutto il resto è secondario».Il cardinal Tettamanzi lancia uno slogan ai giornalisti: «Fare meno per fare meglio e fare insieme». Vorrebbe che questo valesse «per la Chiesa, ma anche per la società di oggi, per il territorio lombardo e per Milano».Pensando per esempio ai giovani, «alla diminuzione di gruppi e associazioni» e più in generale a una «partecipazione ridotta, anche se molto più motivata» sollecita a «cercare strade nuove».L’anno pastorale inaugurato oggi comprenderà anche il tema del sacerdozio voluto da papa Benedetto XVI. L’Arcivescovo ci tiene a sottolineare che nella Chiesa non ci sono solo i preti, ma anche i fedeli siano essi «impegnati, malati, poveri o ricchi», perché tutti sono chiamati a far parte del popolo di Dio. «Non è un cammino clericale, affidato quindi solo ai preti», chiarisce Tettamanzi, «ma a tutti, laici compresi». L’invito rivolto a ogni categoria di credenti è quindi quello di lavorare insieme con senso di «comunione, reciprocità e corresponsabilità». Lo scopo infatti sarà quello di arrivare a un cammino «condiviso e partecipato» chiedendosi quali sono le «urgenze della Chiesa» e rispondendovi insieme.

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