La testimonianza di un sacerdote ambrosiano che sta trascorrendo una parte di anno sabbatico nei pressi del Monte degli Ulivi, vicino alla barriera di separazione tra israeliani e palestinesi

Antonio GIOVANNINI
Redazione

Eh sì, è proprio il mio vicino! È proprio di là del Muro. Dal balcone vedo la valle del Giordano e, quando è bello, un pezzetto del Mar Morto. La sera si distinguono le luci di Amman. Sul versante orientale del Monte degli Ulivi, a casa delle suore vincenziane, sto trascorrendo un pezzo di anno sabbatico. L’altro giorno siamo stati a visitare subito dietro il Muro la tomba del nostro amico Lazzaro. Con la scuola biblica francescana tutti i lunedì pomeriggio si va a fare un’escursione sui luoghi archeologici significativi e ci spiegano bene tutti i ritrovamenti. Uno dei miei compagni di studio ha chiesto: Lazzaro risorto ha continuato a vivere, bene, ma poi a un certo punto sarà morto definitivamente… non c’è la sua tomba seconda? Volevano fargliela subito la tomba seconda, tra la resurrezione operata da Gesù e l’ingresso solenne a Gerusalemme, subito dopo l’unzione di Betania.
Mi piace pensare a Gesù, che quassù veniva a riposarsi sfruttando l’amicizia e l’accoglienza di quella combriccola di Marta, Maria e Lazzaro. Penso che anche i vicini e i parenti avranno fatto parte dell’arredo urbano della zona. Il giorno della resurrezione Gesù spiega a Marta la sua intenzione di agire chiedendole: credi tu? Ma davanti a Maria, la commozione prende il sopravvento anche in Gesù. Mi pare di intuire in Gesù la lotta tra l’emozione e la tradizione del lutto dei vicini in aperto conflitto con la sua convinzione granitica: non ti ho detto che se crederai vedrai la gloria di Dio?
«Togliete la pietra» è la collaborazione umana che Gesù chiede. Oggi Gesù forse ci dice: togliete il Muro! E sì, perché tra le suore vincenziane e la vicina tomba di Lazzaro c’è il famoso Muro alto otto metri che sta asfissiando la vita dei vicini di qui e di là.
Mentre penso alla mia fortuna di condividere la ricreazione che Gesù faceva da Marta e Maria quando era stanco, rifletto sui miei 40 anni abbondanti di sacerdozio, tra i quali 10 sulle montagne dell’Albania. E penso a Gesù che cerca di ringiovanire e rafforzare dentro di me la mia struttura di sacramento del sacerdozio per trasportare nei luoghi e nei tempi la storia della salvezza. Penso a pietre e muri da rimuovere dentro di me e attorno a me.
Penso alla simpatia delle quattro suore vincenziane: due palestinesi, della zona di Nazaret, una siriana e una italiana, della Sardegna, un po’ acciaccata dall’età e dai cocci di muro che ha rimosso nei suoi 89 anni di età. E penso a tanti costruttori di pace che in questi giorni dialogano col nostro vicino Lazzaro. Eh sì, è proprio il mio vicino! È proprio di là del Muro. Dal balcone vedo la valle del Giordano e, quando è bello, un pezzetto del Mar Morto. La sera si distinguono le luci di Amman. Sul versante orientale del Monte degli Ulivi, a casa delle suore vincenziane, sto trascorrendo un pezzo di anno sabbatico. L’altro giorno siamo stati a visitare subito dietro il Muro la tomba del nostro amico Lazzaro. Con la scuola biblica francescana tutti i lunedì pomeriggio si va a fare un’escursione sui luoghi archeologici significativi e ci spiegano bene tutti i ritrovamenti. Uno dei miei compagni di studio ha chiesto: Lazzaro risorto ha continuato a vivere, bene, ma poi a un certo punto sarà morto definitivamente… non c’è la sua tomba seconda? Volevano fargliela subito la tomba seconda, tra la resurrezione operata da Gesù e l’ingresso solenne a Gerusalemme, subito dopo l’unzione di Betania.Mi piace pensare a Gesù, che quassù veniva a riposarsi sfruttando l’amicizia e l’accoglienza di quella combriccola di Marta, Maria e Lazzaro. Penso che anche i vicini e i parenti avranno fatto parte dell’arredo urbano della zona. Il giorno della resurrezione Gesù spiega a Marta la sua intenzione di agire chiedendole: credi tu? Ma davanti a Maria, la commozione prende il sopravvento anche in Gesù. Mi pare di intuire in Gesù la lotta tra l’emozione e la tradizione del lutto dei vicini in aperto conflitto con la sua convinzione granitica: non ti ho detto che se crederai vedrai la gloria di Dio?«Togliete la pietra» è la collaborazione umana che Gesù chiede. Oggi Gesù forse ci dice: togliete il Muro! E sì, perché tra le suore vincenziane e la vicina tomba di Lazzaro c’è il famoso Muro alto otto metri che sta asfissiando la vita dei vicini di qui e di là.Mentre penso alla mia fortuna di condividere la ricreazione che Gesù faceva da Marta e Maria quando era stanco, rifletto sui miei 40 anni abbondanti di sacerdozio, tra i quali 10 sulle montagne dell’Albania. E penso a Gesù che cerca di ringiovanire e rafforzare dentro di me la mia struttura di sacramento del sacerdozio per trasportare nei luoghi e nei tempi la storia della salvezza. Penso a pietre e muri da rimuovere dentro di me e attorno a me.Penso alla simpatia delle quattro suore vincenziane: due palestinesi, della zona di Nazaret, una siriana e una italiana, della Sardegna, un po’ acciaccata dall’età e dai cocci di muro che ha rimosso nei suoi 89 anni di età. E penso a tanti costruttori di pace che in questi giorni dialogano col nostro vicino Lazzaro. – Benedetto XVI, il desiderio di un incontro –

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