Sabato 9 maggio la Diocesi sarà mobilitata nella raccolta degli indumenti usati, quest'anno dedicata a sostenere la campagna "Non più vittime" per le donne maltrattate e costrette a prostituirsi

Francesco CHIAVARINI
Redazione

Sabato 9 maggio Caritas Ambrosiana promuove in tutta la Diocesi la tradizionale raccolta di indumenti usati, una giornata speciale di solidarietà e lotta allo spreco intitolata “Non più vittime”. Quest’anno, infatti, l’iniziativa è volta a sostenere il sistema di accoglienza creato da Caritas per le donne abusate, maltrattate e costrette a prostituirsi.
In particolare, il ricavato dall’attività di riciclo degli abiti sarà utilizzato per sostenere i volontari che avvicinano le ragazze sulla strada, le comunità che offrono protezione e alloggio a quelle che abbandonano il racket, le cooperative che danno loro un’alternativa lavorativa. Una “filiera di solidarietà” – fatta di unità mobili, appartamenti, laboratori artigianali – grazie alla quale oggi molte donne hanno ritrovato il coraggio di tornare libere. La rete di solidarietà, inoltre, offre sostegno e aiuto anche a donne vittime di abusi e maltrattamenti.
Sabato 9 maggio Caritas Ambrosiana promuove in tutta la Diocesi la tradizionale raccolta di indumenti usati, una giornata speciale di solidarietà e lotta allo spreco intitolata “Non più vittime”. Quest’anno, infatti, l’iniziativa è volta a sostenere il sistema di accoglienza creato da Caritas per le donne abusate, maltrattate e costrette a prostituirsi.In particolare, il ricavato dall’attività di riciclo degli abiti sarà utilizzato per sostenere i volontari che avvicinano le ragazze sulla strada, le comunità che offrono protezione e alloggio a quelle che abbandonano il racket, le cooperative che danno loro un’alternativa lavorativa. Una “filiera di solidarietà” – fatta di unità mobili, appartamenti, laboratori artigianali – grazie alla quale oggi molte donne hanno ritrovato il coraggio di tornare libere. La rete di solidarietà, inoltre, offre sostegno e aiuto anche a donne vittime di abusi e maltrattamenti. Come partecipare In questi giorni le parrocchie stanno distribuendo i sacchi con i loghi Caritas. Sarà sufficiente riempirli e portarli nei luoghi indicati dal parroco, entro la data stabilita. Per favorire la raccolta, quest’anno è stata data la possibilità ai singoli cittadini di contribuire anche direttamente. Il 9 maggio – e solo quel giorno -, se la propria parrocchia non ha aderito all’iniziativa, si potranno consegnare i vestiti alle squadre di volontari presenti nei centri di smistamento, presso le stazioni ferroviarie o nelle piazzole container più vicine (la mappa è disponibile su www.caritas.it). Come Caritas aiuta le donne vittime di violenza In base all’articolo 18 del Testo Unico sull’immigrazione, le donne costrette a prostituirsi ottengono un permesso di soggiorno se denunciano i propri sfruttatori o accettano un percorso di recupero sociale. Grazie a questo articolo, introdotto undici anni fa, Caritas Ambrosiana ha sviluppato una vera e propria filiera di solidarietà, composta da 8 unità di strada e 11 strutture di ospitalità tra appartamenti e comunità di accoglienza. Altre 8 strutture sono dedicate alle donne maltrattate.Il sistema funziona grazie all’impegno di moltissimi volontari e operatori. I volontari delle unità mobili incontrano le ragazze sulla strada. A quelle che decidono di farsi aiutare, le comunità offrono alloggi e occasioni di inserimento sociale. Infine, le cooperative del sistema Caritas propongono loro occasioni di lavoro rispettose della dignità umana.Quasi tutte le donne che hanno partecipato ai percorsi di ospitalità hanno denunciato i propri sfruttatori. Le loro testimonianze in molti casi sono state utili alle indagini condotte dalle forze dell’ordine per contrastare le organizzazioni criminali che controllano il racket. Come è andata lo scorso anno Lo scorso anno la raccolta diocesana degli indumenti usati ha coinvolto 600 parrocchie (circa il 50% del totale in Diocesi) e 3 mila volontari. Questo impegno corale ha consentito di recuperare e riciclare circa 700 mila chili di filato. Il ricavato dell’attività di riciclo ha permesso di ospitare italiani e stranieri sfrattati, di aiutare ragazze madri senza casa e lavoro, di sostenere famiglie povere durante la malattia dei propri cari.

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