All'una e trenta di domenica 18 ottobre muore a Milano per arresto cardiaco Enrico Belluschi: 75 anni, fotografo ufficiale della Curia di Milano dai primi anni �70 all'autunno del 2002. Nei suoi scatti fotografici è impresso un lungo tratto della storia contemporanea della diocesi ambrosiana: dal card. Colombo, al card. Martini, al card. Tettamanzi. I funerali, oggi alle 14.45 presso la chiesa della Ss. Trinità (via Giusti, 25 a Milano)

di Claudio MAZZA
Redazione Diocesi

Quando muore un amico, i ricordi si affollano ma stentano a prendere forma perché soffocati dalla commozione. La notizia mi arriva improvvisa questa mattina, 18 ottobre, poche ore dopo che al pronto soccorso hanno accertato la morte per arresto cardiaco di Enrico Belluschi. Rimane il calore di un’amicizia che mette radici ai primi anni ’70. Da un paio d’anni il cardinale Giovanni Colombo aveva promosso la costituzione in diocesi di un ufficio per le comunicazioni sociali; a presiederlo era stato chiamato don Angelo Majo, poi arciprete del Duomo. L’ufficio allora editava direttamente diverse pubblicazioni, da Il Segno, a Diocesi di Milano-Terra Ambrosiana, all’inserto diocesano di ben cinque settimanali allora diffusi sul territorio della diocesi. Di qui la necessità di dotare l’ufficio di collaboratori che seguissero, ciascuno con la propria competenza, lo sviluppo delle singole riviste.
Come fotoreporter fu scelto Enrico Belluschi; a lui spettava il compito di illustrare la vita della diocesi. Da questo inizio è poi nata un’attività che si è allargata a documentare il cammino pastorale di tre arcivescovi (Colombo, Martini, Tettamanzi) attraverso gli avvenimenti gioiosi o dolorosi che hanno contrassegnato la nostra Chiesa di fine millennio.
Nel mirino dei suoi obiettivi sono finite generazioni di preti: le ordinazioni diaconali e presbiterali in Duomo, le feste dei fiori a Venegono, consacrazioni di chiese e altari, vita oratoriana e anniversari parrocchiali. Ma anche pellegrinaggi diocesani; da ricordare quello giubilare dell’autunno 1999 in Terrasanta o i molti a Lourdes organizzati dall’amico comune Eugenio Pozzoli. La duplice venuta di Giovanni Paolo II a Milano nel 1983 per il Congresso eucaristico e soprattutto quella del 1984 per l’anno di San Carlo, quando documentò l’avvenimento a un paio di mesi da un infarto cui sopravvisse per un soffio. O le molte beatificazioni che ha messo in photogallery: da quelle romane di Schuster, Ferrari e Beretta Molla, a quelle in piazza Duomo di monsignor Biraghi e don Monza. La prossima, quella di don Gnocchi di domenica 25 ottobre, la seguirà dal cielo.
Pur lavorando in Curia non distoglieva lo sguardo da quanto avveniva nella società civile: dagli anni di piombo, della contestazione studentesca e delle occupazioni delle fabbriche, su su fino agli anni frivoli della “Milano da bere”; piazza del Duomo era sempre la vetrina ideale per manifestare: sotto le finestre dell’arcivescovado passava la cronaca che finiva nei telegiornali della sera. E Belluschi era lì a documentare con la sua macchina fotografica.
Quando Enrico è approdato in Curia era già un fotoreporter affermato, aveva alle spalle alcuni decenni di lavoro nelle agenzie fotografiche tra le più affermate sulla piazza di Milano, Farabola ad esempio. Ci sono sue foto ormai storiche di quando seguiva le corse ciclistiche (fine anni ’50) legato sulla moto spalla contro spalla con il conducente per poter riprendere la fatica dei corridori nelle volate. Ma ha collaborato per molti anni anche con Famiglia Cristiana e le riviste del gruppo dei Paolini. Memorabile un suo servizio aereo sui fanghi di Scarlino che dalle colline toscane defluivano a mare. Poi Enrico scelse la libera professione, mettendosi a disposizione quasi completamente della diocesi ambrosiana.
Di lui ricordo, come uomo, il sorriso, la bontà, la disponibilità e, come professionista, la puntualità e la precisione nell’arrivare dentro la notizia: con un occhio traguardava l’obiettivo fissando il fatto e con l’altro studiava il contorno dentro cui avveniva; le sue fotografie parlavano spesso più degli articoli che corredava coi suoi scatti.
Tre ultimi ricordi vorrei qui condividere con quanti l’hanno conosciuto. E tutti e tre riassumono i suoi anni di lavoro in diocesi. Due riguardano il passato, il terzo purtroppo riguarda qualcosa che deve ancora completarsi. Nel 1994 venne pubblicato un bel libro, molto documentato, dal titolo Domus Ambrosii. Si trattava di un viaggio nell’arte e nella storia dell’Arcivescovado da sant’Ambrogio ai giorni nostri. A illustrare le oltre 200 pagine del volume le fotografie di Enrico Belluschi. La commessa editoriale lui l’ha intesa come un premio alla sua dedizione alla diocesi e ai suoi vescovi.
Il secondo ricordo vuol richiamare l’attenzione sull’offerta di Belluschi alla diocesi, nel 2002, del suo ricco archivio fotografico. Oltre centomila scatti, molti dei quali trasportati su formato elettronico, che oggi sono consultabili presso Itl, la società editoriale della diocesi.
Il terzo ricordo risale a poco prima dell’estate scorsa. «Senti, Enrico, perché non facciamo una piccola storia della diocesi attraverso le tue fotografie d’archivio, partendo dal cardinale Colombo a oggi?». Ha subito accettato e ne è nato un progetto che vedrà la luce prossimamente sul portale della diocesi. Sarà questo l’omaggio postumo di quanti l’hanno conosciuto e lo hanno stimato. I funerali saranno celebrati martedì 20 ottobre, alle 14.45 presso la chiesa della Ss. Trinità (via Giusti, 25) a Milano. Certamente converremo in molti lì nella sua chiesa della Trinità, dove il suo ultimo servizio fotografico risale al 4 ottobre scorso per l’ingresso del nuovo parroco. Siamo nel mezzo del quartiere cinese di Milano, ma Enrico amava dire che lui abitava lì prima di loro, quando ancora i milanesi lo chiamavano il borg di scigolatt.
Quando muore un amico, i ricordi si affollano ma stentano a prendere forma perché soffocati dalla commozione. La notizia mi arriva improvvisa questa mattina, 18 ottobre, poche ore dopo che al pronto soccorso hanno accertato la morte per arresto cardiaco di Enrico Belluschi. Rimane il calore di un’amicizia che mette radici ai primi anni ’70. Da un paio d’anni il cardinale Giovanni Colombo aveva promosso la costituzione in diocesi di un ufficio per le comunicazioni sociali; a presiederlo era stato chiamato don Angelo Majo, poi arciprete del Duomo. L’ufficio allora editava direttamente diverse pubblicazioni, da Il Segno, a Diocesi di Milano-Terra Ambrosiana, all’inserto diocesano di ben cinque settimanali allora diffusi sul territorio della diocesi. Di qui la necessità di dotare l’ufficio di collaboratori che seguissero, ciascuno con la propria competenza, lo sviluppo delle singole riviste.Come fotoreporter fu scelto Enrico Belluschi; a lui spettava il compito di illustrare la vita della diocesi. Da questo inizio è poi nata un’attività che si è allargata a documentare il cammino pastorale di tre arcivescovi (Colombo, Martini, Tettamanzi) attraverso gli avvenimenti gioiosi o dolorosi che hanno contrassegnato la nostra Chiesa di fine millennio.Nel mirino dei suoi obiettivi sono finite generazioni di preti: le ordinazioni diaconali e presbiterali in Duomo, le feste dei fiori a Venegono, consacrazioni di chiese e altari, vita oratoriana e anniversari parrocchiali. Ma anche pellegrinaggi diocesani; da ricordare quello giubilare dell’autunno 1999 in Terrasanta o i molti a Lourdes organizzati dall’amico comune Eugenio Pozzoli. La duplice venuta di Giovanni Paolo II a Milano nel 1983 per il Congresso eucaristico e soprattutto quella del 1984 per l’anno di San Carlo, quando documentò l’avvenimento a un paio di mesi da un infarto cui sopravvisse per un soffio. O le molte beatificazioni che ha messo in photogallery: da quelle romane di Schuster, Ferrari e Beretta Molla, a quelle in piazza Duomo di monsignor Biraghi e don Monza. La prossima, quella di don Gnocchi di domenica 25 ottobre, la seguirà dal cielo.Pur lavorando in Curia non distoglieva lo sguardo da quanto avveniva nella società civile: dagli anni di piombo, della contestazione studentesca e delle occupazioni delle fabbriche, su su fino agli anni frivoli della “Milano da bere”; piazza del Duomo era sempre la vetrina ideale per manifestare: sotto le finestre dell’arcivescovado passava la cronaca che finiva nei telegiornali della sera. E Belluschi era lì a documentare con la sua macchina fotografica.Quando Enrico è approdato in Curia era già un fotoreporter affermato, aveva alle spalle alcuni decenni di lavoro nelle agenzie fotografiche tra le più affermate sulla piazza di Milano, Farabola ad esempio. Ci sono sue foto ormai storiche di quando seguiva le corse ciclistiche (fine anni ’50) legato sulla moto spalla contro spalla con il conducente per poter riprendere la fatica dei corridori nelle volate. Ma ha collaborato per molti anni anche con Famiglia Cristiana e le riviste del gruppo dei Paolini. Memorabile un suo servizio aereo sui fanghi di Scarlino che dalle colline toscane defluivano a mare. Poi Enrico scelse la libera professione, mettendosi a disposizione quasi completamente della diocesi ambrosiana.Di lui ricordo, come uomo, il sorriso, la bontà, la disponibilità e, come professionista, la puntualità e la precisione nell’arrivare dentro la notizia: con un occhio traguardava l’obiettivo fissando il fatto e con l’altro studiava il contorno dentro cui avveniva; le sue fotografie parlavano spesso più degli articoli che corredava coi suoi scatti.Tre ultimi ricordi vorrei qui condividere con quanti l’hanno conosciuto. E tutti e tre riassumono i suoi anni di lavoro in diocesi. Due riguardano il passato, il terzo purtroppo riguarda qualcosa che deve ancora completarsi. Nel 1994 venne pubblicato un bel libro, molto documentato, dal titolo Domus Ambrosii. Si trattava di un viaggio nell’arte e nella storia dell’Arcivescovado da sant’Ambrogio ai giorni nostri. A illustrare le oltre 200 pagine del volume le fotografie di Enrico Belluschi. La commessa editoriale lui l’ha intesa come un premio alla sua dedizione alla diocesi e ai suoi vescovi.Il secondo ricordo vuol richiamare l’attenzione sull’offerta di Belluschi alla diocesi, nel 2002, del suo ricco archivio fotografico. Oltre centomila scatti, molti dei quali trasportati su formato elettronico, che oggi sono consultabili presso Itl, la società editoriale della diocesi.Il terzo ricordo risale a poco prima dell’estate scorsa. «Senti, Enrico, perché non facciamo una piccola storia della diocesi attraverso le tue fotografie d’archivio, partendo dal cardinale Colombo a oggi?». Ha subito accettato e ne è nato un progetto che vedrà la luce prossimamente sul portale della diocesi. Sarà questo l’omaggio postumo di quanti l’hanno conosciuto e lo hanno stimato. I funerali saranno celebrati martedì 20 ottobre, alle 14.45 presso la chiesa della Ss. Trinità (via Giusti, 25) a Milano. Certamente converremo in molti lì nella sua chiesa della Trinità, dove il suo ultimo servizio fotografico risale al 4 ottobre scorso per l’ingresso del nuovo parroco. Siamo nel mezzo del quartiere cinese di Milano, ma Enrico amava dire che lui abitava lì prima di loro, quando ancora i milanesi lo chiamavano il borg di scigolatt.

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